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White Noise di Marie de Villepin

inaugura VILLEPIN Milan

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alla chiesa di San Vittore e 40 Martiri
Opening reception 17 giugno 2026 ore 18-21

18 giugno – 12 luglio 2026

 

Il 17 giugno 2026 inaugura White Noise di Marie de Villepin, prima mostra del programma curatoriale di Villepin Milan — una piattaforma permanente che presenterà nella chiesa barocca di San Vittore e 40 Martiri due esposizioni all’anno, esplorando ogni stagione un tema diverso attraverso la creazione contemporanea, in dialogo con le discipline dell’arte, della musica, del cinema e del design.

 

Inserita in una città plasmata da secoli di reinvenzione, White Noise segna l’inizio di un nuovo capitolo curatoriale per VILLEPIN a Milano e la Chiesa di San Vittore e 40 Martiri diventa la sede permanente.

 

Arthur de Villepin, curatore della mostra e fondatore di VILLEPIN, racconta: «Non è stata una scelta di città. È stata la scoperta di un luogo.» Quasi quattro anni fa, varcò per la prima volta la soglia di San Vittore. L’atmosfera dello spazio — la scala, il silenzio, i molteplici strati di memoria umana che sembrano abitarne le pareti — lasciò un’impressione duratura. Da quella visita nacque una convinzione: un giorno, qui avrebbe dovuto accadere qualcosa. «Non perché fosse una chiesa. Per ciò che mi fece sentire.»

 

White noise is what remains when every voice speaks at once

 

Marie de Villepin, pittrice e musicista, presenta un importante corpus di nuovi lavori realizzati per questo spazio. I dipinti emergono dalle pareti scolorite di San Vittore come trasmissioni instabili, sospese tra sparizione e persistenza. Sono frammenti, immagini residue, frequenze emotive che resistono alla cancellazione.

Tele monumentali si dispiegano nello spazio come paesaggi emotivi instabili, oscillando tra apparizione e scomparsa. Fumo, cenere, grotte spettrali, atmosfere bruciate e forme dissolte ricorrono nei lavori. La mostra non tenta di restituire il sacro della chiesa, ma di esplorare ciò che sopravvive al collasso: tracce di istinto, emozione e presenza umana che resistono alla cancellazione.

 

Marie de Villepin definisce il titolo della mostra così: «Il white noise è ciò che rimane quando ogni voce parla al tempo stesso.» È questa saturazione — non il silenzio — il punto di partenza. I dipinti non cercano di ridurre il rumore del mondo, ma di rivelarne le frequenze nascoste.

Attingendo alla sua doppia pratica di pittrice e musicista, Marie de Villepin si avvicina alla tela attraverso ritmo, ripetizione e variazione tonale. New York, dove ha vissuto per oltre un decennio, abita questi dipinti come una frequenza nascosta: non attraverso la sua architettura, ma attraverso il suo suono — sirene nella notte, il ronzio elettrico dei locali alle tre di mattina, il jazz che filtra dalle porte socchiuse del Lower East Side. In White Noise, New York riappare non come luogo da raffigurare, ma come atmosfera, come tempo psichico, come impulso inquieto che scorre sotto i dipinti.

 

San Vittore non è un contenitore neutro. È un interlocutore.

 

Come scrive Arthur de Villepin nel testo curatoriale: «La chiesa non contiene semplicemente le opere. Ne diventa parte. Come una pelle che porta le tracce di vite precedenti, le sue pareti e le sue imperfezioni sembrano estendersi nei dipinti stessi.»

 

Il 17 giugno durante tutta la serata verrà diffusa una playlist curata dall’artista, che riflette il forte legame tra la sua ricerca musicale e quella visiva.

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