| il PUNTO n. 1053 del 3 luglio 2026
di MARCO ZACCHERA
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AFFARI COVID La Commissione d’inchiesta della Camera dei Deputati istituita per far luce su diversi aspetti tuttora “misteriosi” legati alla gestione dell’epidemia COVID vorrebbe da tempo interrogare l’ex premier Giuseppe Conte per le fatture pagate (quasi mezzo milione di euro) al suo ex socio di studio avv. Luca di Donna e ai 93.000 euro fatturati per una “consulenza” dalla collaboratrice Nicoletta Spanziani, praticante nello stesso suo studio (e al tempo neppure avvocata) a ditte che volevano concorrere ad appalti COVID. Conte si è a lungo negato con una giustificazione fantastica, ovvero facendosi nominare dal suo partito componente proprio della stessa Commissione d’Inchiesta e dove i commissari possono interrogare, ma per regolamento non possono “deporre”. Gli hanno già detto che potrebbe formalmente dimettersi per un giorno dall’incarico di commissario, farsi ascoltare e poi farsi ri-nominare, ma Conte lo ha rifiutato fino a due giorni fa quando ha ammesso questa possibilità, per ora non confermata. Una vicenda suscettibile di ampliarsi e che ha visto intanto un singolare silenzio del PD: non dispiacciono i guai giudiziari di un potenziale “concorrente” a guidare il “campo largo”?
LA SCHLEIN AL GAY PRIDE Non sta a me giudicare le condotte e tendenze sessuali delle persone, ma – vedendo le immagini di molti dei/delle/? partecipanti al “Gay Pride” di Milano, cui ha anche attivamente partecipato la segretaria PD Elly Schlein (che di Gay Pride non se ne perde uno) mi sono chiesto se molti elettori del suo partito non si siano sentiti almeno un tantino in imbarazzo.
CLIMA KILLER Nessuno può negare che in questi giorni faccia un gran caldo e come questo fenomeno sia diffuso ed importante, ma bisogna evitare di dire sciocchezze. Molte fonti giornalistiche titolavano a settembre 2025 “Oltre 1100 morti di caldo a Milano” citando come fonte l’Imperial College di Londra, con altri 835 decessi a Roma, 570 a Napoli, 230 a Torino… Nome altisonante ma dati totalmente falsi e negati poi dal sistema nazionale di sorveglianza della mortalità giornaliera perché – si è capito dopo – le stime inglesi erano tratte da modelli “predittivi” basati sulle temperature presunte, mentre i dati reali riflettevano le vere registrazioni anagrafiche, ovvero quasi nessun decesso direttamente collegato al caldo. Peraltro l’articolo si concludeva con una affermazione lapidaria: le cose peggioreranno “fino a quando i combustibili fossili non saranno sostituiti da energie rinnovabili” . Ecco quindi il ragionamento ormai classico: si muore di caldo, fa caldo per l’uso di petrolio, gas e carbone, passiamo all’elettrico e il pianeta sopravviverà, evviva la UE che ci pensa e gli altri stiano zitti. Perfetto cocktail di disinformazione collettiva perché i dati parlano di un riscaldamento medio del pianeta rispetto all’inizio della civiltà industriale ed è evidente l’impatto di 8 miliardi di essere umani (erano solo due miliardi quando frequentavo le scuole elementari!) ma non si ricorda mai che ci sono stati secoli recenti con temperature ben più alte di oggi e che poi sono spontaneamente regredite in mini-glaciazioni e questo è avvenuto più volte negli ultimi 2000 anni senza che ne fossero responsabili gli esseri umani essendoci stata evidentemente qualche altra concausa, forse le emissioni solari. Certamente non bisogna sottovalutare l’argomento e i disastri causati dall’uomo , ma non è solo la Co2 a far crescere le temperature e comunque il problema allora va affrontato in sede globale. Quanti hanno il coraggio di dire, per esempio, che la recente guerra in Iran ha creato un forte aumento dell’uso del carbone per produrre energia elettrica al posto del petrolio e che la Cina ogni anno (soprattutto quest’anno) ha aumentato le sue emissioni in quantità drammaticamente superiori ai “risparmi” energetici europei? Questo non vuol dire menefreghismo o libertà di inquinare, ma di creare un equo rapporto tra natura, sviluppo e consumi. Eppure la rimbombante campagna che accompagna puntualmente le ondate di caldo (dopo centinaia di servizi angoscianti in TV per il 37% degli italiani quella di quest’anno è “senza precedenti” e un altro 24,9% lo conferma, sostenendo però che “dobbiamo adeguarci”) sembra costruita apposta per sostenere le tesi di Bruxelles. Incoerenza totale: da una parte si legge della chiusura degli stabilimenti Volkswagen che si trasferiscono in Cina e ovviamente si protesta per la perdita economica e dei posti di lavoro, ma pochi ricordano che ciò avviene perché proprio in Cina c’è il cuore delle auto elettriche e relative batterie, da cui saremo sempre più dipendenti. Le decisioni UE valgono la candela se in Cina si inquina per costruirle e visto che l’aria cinese prima o poi arriva anche in Europa? Ma perché, anziché limitarsi a sparare notizie catastrofiche, non si aiuta la gente a capire che le cose migliorerebbero se ci fosse più consapevolezza ambientale, più cura di tutti verso il territorio, con scelte di vita più razionali? E’ ridicolo spendere milioni per “catturare” la Co2 dall’atmosfera e fossilizzarla sottoterra variando in misura meno che miliardesima l’atmosfera del pianeta quando prima di tutto bisognerebbe razionalizzare l’uso dell’acqua, del suolo, delle culture, della pesca marina e della plastica puntando al riciclo, imparando difendere la biodiversità e – soprattutto – prendendo tutti noi atteggiamenti conseguenti all’innalzamento delle temperature. Ma basta esagerazioni: anche secondo “Copernicus” (ente pagato dalla UE e dichiaratamente pro euro-green), tra l 1993 e il 2022 gli oceani sarebbero aumentati di 3 millimetri l’anno che è molto, ma non sono i 6 metri “entro fine secolo” di certi video che circolano sul web. Le priorità sono allora le ricerche per consumare ed inquinare di meno (e infatti un buon motore termico consuma oggi meno della metà di un modello del dopoguerra) e “riusare” il più possibile l’energia. Siamo rimasti in Italia molto indietro nel nucleare, eolico e solare che potrebbe avere un vastissimo e veloce sviluppo usando terreni non certo pregiati ma marginali, oltre ai tetti di infiniti edifici da coprire a pannelli e a verde. Meno catastrofismo e più serietà, sarebbe la ricetta migliore per tutti.
UCRAINA NELLA UE? Se Giorgia Meloni avesse dei dubbi su cosa fare per recuperare consensi dovrebbe dare un’occhiata ai sondaggi ed è forse proprio perché lo ha fatto che l’Italia ha cominciato a frenare all’idea di cooptare di fatto l’Ucraina in Europa. Anche l’ultimo sondaggio SWG, infatti, è molto chiaro in proposito confermando come la maggioranza degli italiani (e soprattutto quelli di centro-destra) non lo condividono desiderando che comunque vengano rispettate le normali procedure di adesione. Se passasse questa linea l’Ucraina rimarrebbe in attesa per almeno 10 anni perché nonostante che la “procedura di adesione” sia iniziata nel 2022, al 15 giugno 2026, su 33 criteri di adesione solo 10 raggiungerebbero la sufficienza, su tutti gli altri siamo ancora molto distanti. Altri paesi semmai sarebbero pronti, ma su di loro Bruxelles temporeggia, per esempio per l’Albania, che sarebbe molto più gradita di Kiev per i cittadini europei, italiani compresi. Va detto che la gran parte degli europei non è comunque informata né molto attenta a queste tematiche e probabilmente non saprebbe neppur collocare bene sulla carta geografica nazioni come la Moldavia che pur vengono spinti da Bruxelles ad aderire alla UE, soprattutto in chiave anti-Russia, UE che quindi preme anche per l’adesione della Georgia mentre frena di fatto per la Serbia, considerata “filo Putin”. C’è poi il caso della Turchia che già 20 anni fa sembrava ormai prossima all’adesione, ma che è poi rimasta alla porta, complici gli atti chiaramente non democratici di Erdogan nei confronti dell’opposizione, della libertà di stampa e della magistratura. A proposito di libertà di espressione c’è da chiedersi quale sia la reale situazione in Ucraina dopo oltre quattro anni di perdurante legge marziale e il congelamento di ogni garanzia di libertà personale giustificata dalla situazione di guerra. Altri motivi di perplessità la situazione giuridica e legislativa del paese, oltre al timore per una diffusa corruzione e per il costo dell’adesione in termini di fondi europei da destinare poi a sostenere i nuovi membri. Nel complesso quindi un’Italia molto tiepida su questo tema ed ecco che – non senza pensare anche ai propri elettori – la Meloni ha “frenato” anche se intanto all’Ucraina sono stati concessi dall’ Europa “prestiti” in settimana per 3 MILIARDI di euro, un acconto sui 90 promessi a fine 2025 e finora bloccati dall’ex premier ungherese Orban.
BUONA SETTIMANA A TUTTI ! Marco Zacchera |
il PUNTO n. 1053 del 3 luglio 2026 di MARCO ZACCHERA
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