Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende commemorare la figura di Arturo Caputo, giovane vittima innocente della ‘ndrangheta, nel ricordo di una tragedia che continua a interrogare la coscienza civile del nostro Paese e richiama la scuola alla propria insostituibile funzione educativa nella promozione della cultura della legalità e dei diritti umani.
Il 4 luglio 1990, a Strongoli Marina, nel Crotonese, Arturo Caputo aveva soltanto sedici anni. Studente dell’Istituto Tecnico Commerciale “C. Lucifero” di Crotone, aveva appena iniziato le vacanze estive. Quella sera si trovava in una pizzeria insieme ad alcuni amici per trascorrere qualche ora di serenità davanti alla semifinale dei Campionati Mondiali di calcio tra Germania e Inghilterra. Una serata come tante, destinata a trasformarsi in una delle pagine più dolorose della storia delle vittime innocenti della criminalità organizzata.
Nel locale fece improvvisamente irruzione un sicario armato di fucile a pompa con l’obiettivo di assassinare il pregiudicato Salvatore Scalise, ritenuto vicino agli ambienti della criminalità organizzata locale. L’agguato, maturato nel contesto della violenta faida tra i clan Dima e Castiglione per il controllo del territorio dell’alto Crotonese, provocò il panico tra i presenti. Nel caos della sparatoria, i colpi raggiunsero anche tre ragazzi seduti a tavoli diversi: Vincenzo Persiano e Giuseppe De Tursi rimasero feriti, mentre Arturo Caputo fu colpito mortalmente alla testa. Morì sul colpo, senza alcuna possibilità di salvezza.
La sua morte rappresenta una delle tante vite innocenti spezzate dalla violenza mafiosa, una vicenda che dimostra come la criminalità organizzata non colpisca soltanto i propri avversari, ma travolga indiscriminatamente cittadini estranei a qualsiasi contesto criminale, privando famiglie e comunità dei loro affetti più preziosi.
Le indagini individuarono immediatamente il movente mafioso dell’agguato, ma il clima di intimidazione, la scarsissima collaborazione dei testimoni e l’insufficienza degli elementi probatori impedirono l’individuazione dei responsabili. L’inchiesta fu archiviata senza che si giungesse a un processo, lasciando irrisolto uno dei numerosi casi di giustizia negata che ancora segnano la storia della lotta alla ‘ndrangheta.
Negli anni, la comunità scolastica e le istituzioni hanno scelto di non lasciare cadere il ricordo di Arturo Caputo. L’Istituto “C. Lucifero” di Crotone ha intitolato alla sua memoria la biblioteca scolastica, trasformando un luogo di studio e di crescita culturale in uno spazio permanente dedicato alla memoria, alla conoscenza e all’educazione alla legalità. Il suo nome continua inoltre a essere ricordato attraverso iniziative promosse dal territorio, affinché il sacrificio di un ragazzo innocente non venga mai consegnato all’oblio.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il ricordo delle vittime innocenti delle mafie debba tradursi in esperienze educative capaci di coinvolgere attivamente gli studenti. Per questo propone l’istituzione del “Minuto della Scelta – Arturo Caputo“, da celebrare ogni anno il 4 luglio nelle scuole italiane.
Non un semplice minuto di silenzio, ma un minuto di responsabilità. Dopo la lettura della storia di Arturo Caputo, ogni studente sarà invitato a formulare un impegno personale e concreto da realizzare durante l’anno scolastico in favore della legalità, del rispetto dei diritti umani, del contrasto al bullismo, della solidarietà, della cura dei beni comuni o della partecipazione civica. Le riflessioni raccolte confluiranno nell’Archivio delle Scelte, custodito da ciascun istituto scolastico quale testimonianza dell’impegno assunto dalle nuove generazioni.
Questa iniziativa intende trasformare la memoria in responsabilità quotidiana, affinché il nome di Arturo Caputo non sia ricordato soltanto come quello di una vittima innocente della mafia, ma diventi il simbolo della capacità dei giovani di scegliere ogni giorno la legalità, il rispetto della dignità umana e il coraggio civile.
Ricordare Arturo Caputo significa riaffermare il valore irrinunciabile della vita, della giustizia e della libertà. Significa educare i giovani a riconoscere che la lotta contro le mafie non appartiene esclusivamente alle istituzioni e alle forze dell’ordine, ma richiede una coscienza collettiva fondata sulla conoscenza, sulla partecipazione e sulla responsabilità personale.
Solo una memoria che si trasforma in educazione può costruire cittadini consapevoli e comunità realmente libere dalla cultura mafiosa. È questo il messaggio che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani affida oggi alla scuola italiana, perché il sacrificio di Arturo Caputo continui a illuminare il cammino delle nuove generazioni verso una società più giusta, più libera e pienamente rispettosa dei diritti umani.
prof.ssa Giovanna De Lucia Lumeno
CNDDU











