| Inaugurato il 2 luglio 2026 il secondo progetto di Nanakorobi Yaoki Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava, manifestazione culturale inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila: Shu Takahashi. Un artista giapponese nella collezione di Giorgio de Marchis. Un mondo fluttuante tra Oriente e Occidente, a cura di Anna Imponente, in collaborazione con Ari Takahashi, con l’ideazione, promozione e direzione artistica della Fondazione Giorgio de Marchis con la sua Direttrice Diana Di Berardino, con il patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura a Roma (Japan Foundation 国際交流基金).
Martedì 14 luglio 2026 alle ore 17.30 sarà dedicato ad un incontro di approfondimento tra Gianluigi Bellucci – Docente di Editoria d’Arte e Grafica d’Arte Accademia di Belle Arti dell’Aquila -, Donatella Cecchin – Restauratrice e conservatrice opere d’arte – e Valentina Equizi – Artista e Graphic designer – sul tema Dialogo sulla poetica di Shu Takahashi. Geometrie del profondo. La mostra, visitabile fino al 4 settembre 2026, intende approfondire il dialogo culturale tra Italia e Giappone attraverso il rapporto umano e intellettuale che legò Shu Takahashi, artista tra i più rappresentativi del legame tra le avanguardie europee e la tradizione orientale, vissuto per 40 anni in Italia, a Giorgio de Marchis, già Soprintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e poi Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo.
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Il percorso espositivo, curato da Marcello Deroma e Carlo Mangolini, si snoda secondo un processo che coinvolge tutti gli ambienti della Fondazione e si sviluppa su molteplici piani di racconto e presentazione: le opere, che si offrono alla vista nelle loro essenziali policromie e fluidità di forme, denunciano il loro carattere astratto e spirituale ed evidenziano come gli stessi colori, modulati tramite il disegno e la giustapposizione delle aree, siano vere entità scultoree. Tra queste la grande opera monumentale, Incontro del 1992, proveniente dalla Collezione della GNAMC Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Alle opere, provenienti dalla Collezione della Fondazione e da prestiti di importanti collezioni pubbliche e private, italiane e giapponesi, si affianca un livello documentario – articolato con apparati informativi, riproduzioni fotografiche e video proiezioni -, ed uno emozionale con ritratti dell’artista, trascrizioni di interviste e pensieri personali. Infine un livello tecnico sostiene lo spettatore attraverso un doppio registro linguistico (ITA/ING), possibilità di scansionare QRcode e con un libretto di sala che guida alla conoscenza puntuale delle singole opere ed una brochure-origami a cura di Valentina Equizi. Tra le video proiezioni, le ricostruzioni, ad opera di Ari Takahashi, di tre interventi realizzati da Shu Takahashi che mostrano lo stretto legame tra arte e architettura e la necessità di un’arte legata al reale. A Roma nel 1969, infatti, Shu curò l’allestimento della discoteca/night club Mon Ami: gli interni erano caratterizzati da forme organiche e colori accesi che risaltavano attraverso la morbidezza della gommapiuma. Del 1973 invece è l’installazione sul Battistero S. Giovanni di Volterra e significative sono le stesse parole dell’artista, scritte per l’occasione: «Io non voglio che l’arte sia qualcosa di prezioso e custodito in una nicchia o confinato in un salotto. Voglio invece presentare le mie opere in luoghi che siano connessi alla vita di quante più persone possibile, in modo che la mia arte possa ampliare o cambiare la loro consapevolezza della vita e la loro prospettiva su di essa. Il mio interesse per le opere monumentali nasce dal mio desiderio che l’arte sia sempre connessa alla vita di tutti i giorni.» Nel 2017 si dedicò invece agli interni del Tempio buddista Renge-In Tanjo-Ji, a Tamana, Kumamoto: i dipinti monumentali, pensati per dialogare direttamente con le sculture dei Cinque Buddha, riscrivono in chiave moderna la cosmologia buddista, combinando tecniche contemporanee e materiali della tradizione classica giapponese, come la foglia oro e argento, e creando opere cariche di splendore e di furore. Come scrive, inoltre, Anna Imponente: «Strana l’eleganza, lo splendore, l’intensità ineguagliata della sua arte. Fatta di semplificazioni estreme, l’innocenza di sensazioni tattili, l’epifania di nuovi materiali, i colori di lacca. La levigatezza delle cose perfette negli incastri delle superfici centinate in legno cariche di fatica senza sforzo apparente e il paradosso di galleggiare aeree antigravitazionali. […] Con la permeabilità del suo spirito Takahashi trasforma in realtà il sogno sublime di attraversare i muri dello studio unendo in un continuo fluire Oriente e Occidente, contenere universi di modernità e tradizione. […] Nei quadri di Takahashi i bordi tracciano i grandiosi confini del mondo, estasi in solitudine dinanzi a cielo, terra, vento, fuoco, acqua nelle opere recenti sulle pareti di una pagoda buddista in Giappone. Contengono l’emozione dell’infinito come i “tagli “di Fontana, il nero è logica delle tenebre, velo del nulla, buio che può fagocitare.» Per visionare il video dell’allestimento della discoteca Mon Ami Per visionare il video dell’allestimento sul Battistero di Volterra Per visionare il video dell’allestimento della pagoda buddista |
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SHU TAKAHASHI. Evento di approfondimento 14 luglio ore 17.30. Mostra fino al 4 settembre L’Aquila 2026 Fondazione Giorgio de Marchis – L’Aquila
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