Care Colleghe, Cari Colleghi,
alla vigilia del voto per le primarie per la mia candidatura al COA di Roma, sento il forte desiderio di condividere con Voi alcune riflessioni accennate durante l’“Aperitivo delle Idee” di ieri sera.
Volevo innanzitutto ringraziarVi. Grazie di cuore a tutte e a tutti Voi che mi avete sostenuto e che, con generosa pazienza, mi avete anche sopportato, ricevendo i miei numerosi messaggi.
Grazie al mondo del sociale e del volontariato, a Le Ali dei Pesci, che mi accompagna da tanti anni e che mi ha affiancato anche in questa nuova avventura.
E grazie soprattutto agli amici dell’associazione Il Sorriso di Pierandrea, che ogni giorno aiutano ragazzi con difficoltà o disabilità attraverso progetti concreti, veri. L’intero ricavato della serata è stato destinato proprio a uno dei loro progetti: permettere a tanti ragazzi di andare in vacanza. Per troppe famiglie la vacanza è un lusso, è un problema e molto spesso rappresenta un momento di solitudine.
Credo che una comunità si giudichi soprattutto da come riesca a prendersi cura delle persone più fragili e più deboli.
Mi affaccio per la prima volta sulla scena della politica forense delle prossime elezioni del Consiglio dell’Ordine e mi considero, in questo senso, un homo novus; ho deciso di compiere questo “passo sul campo” senza rendite di posizione, forte dell’esperienza maturata nella società civile e nella professione attiva.
Non porto avanti correnti. Non porto avanti appartenenze.
Ho portato la mia storia, la mia esperienza professionale, il mio Studio, che ogni giorno condivide con me entusiasmo e responsabilità. Ho portato il mio modo di essere Avvocato.
E ho portato con me anche i miei “ricorsi” e anche le mie battaglie giudiziarie.
Abbiamo chiamato la bella serata passata insieme “L’Aperitivo delle Idee” perché nella politica forense attuale si avverte, talvolta, la carenza di visioni e di nuove idee.
E le idee vengono prima delle persone.
Le persone possono dividerci; le idee, invece, hanno la forza di unirci.
Possono costruire ponti: ponti tra candidati, ponti tra cittadini e Avvocatura, ponti tra Colleghi più giovani e Colleghi più esperti, ponti persino tra chi oggi la pensa in modo diverso.
Perché una buona idea non appartiene mai ad una corrente, appartiene alla comunità.
In questi mesi abbiamo elaborato proposte concrete: un nuovo modello di gestione degli esposti disciplinari che preveda il pagamento di diritti e spese legali in caso di manifesta infondatezza; la creazione di un Ufficio interno al Consiglio dell’Ordine che raccolga, verifichi e trasmetta al CSM le segnalazioni relative a negligenze o comportamenti scorretti della Magistratura; e ancora, abbiamo discusso di accesso alla professione, trasparenza, Cassa Forense, contributo unificato e riforme della giustizia.
Argomenti eterogenei, ma orbitanti attorno a un unico, fondamentale quesito: quale profilo etico e strutturale desideriamo imprimere alla nostra Avvocatura per assicurarne il prestigio futuro? Ed è qui che si riassume il senso profondo della mia candidatura; proporre un paradigma diverso di intendere l’Avvocatura.
Un’Avvocatura che non abbia paura di ascoltare, di dialogare, di riformare ciò che non funziona e che abbia, allo stesso tempo, l’umiltà di custodire ciò che merita di essere conservato. Ritengo che la politica forense debba ascoltare di più, studiare di più, spiegare di più. E litigare di meno.
Concludo evocando Ernst Bloch; filosofo tedesco che ha teorizzato il diritto a sperare.
La speranza, per una categoria che attraversa una delle fasi più complesse della sua storia, non è un esercizio retorico, ma un dovere verso il futuro. È il coraggio di non arrendersi e scorgere possibilità laddove altri vedono soltanto limiti.
Bloch scriveva: «Pensare significa oltrepassare».
Oltrepassare significa non rassegnarsi. Significa avere l’audacia di immaginare un’Avvocatura migliore e, soprattutto, l’impegno di provare a edificarla.
Domani molti di noi saranno chiamati ad esprimere il nostro voto su delle primarie, che sicuramente devono essere molto migliorate ed estese, ma che rappresentano per molti di noi una occasione per provare a cambiare.
Naturalmente si voteranno delle persone, ma io auspico che, insieme ai nomi, vengano votate le idee.
Perché alla fine gli incarichi sono temporanei e le campagne elettorali si esauriscono; le idee autentiche, invece, continuano a camminare e, prima o poi, trovano sempre gambe pronte a realizzarle.
Michele Bonetti











