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Prima Components Anagni, UILTEC: “BENE AMMORTIZZATORI SOCIALI E ISOPENSIONE, MA OCCORRE ANCHE UN PIANO INDUSTRIALE SOSTENUTO DA REGOLE EUROPEE E IMPEGNI NAZIONALI”

 

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​La crisi profonda che sta investendo il settore dell’automotive continua a colpire duramente la Ciociaria, attivando un pericoloso effetto domino su tutte le aziende della filiera.

 

A lanciare un grido d’allarme è la UILTEC Territoriale insieme alla RSU della Prima Components di Anagni, azienda i cui lavoratori e famiglie resistono da anni tra mille sacrifici e incertezze, in attesa di un rilancio che tarda ad arrivare.

 

​La denuncia del sindacato punta il dito contro l’assenza di una politica industriale lungimirante a livello europeo e nazionale, capace di governare la transizione ecologica ed economica senza lasciare indietro nessuno. Ad oggi, la gestione della crisi si limita all’inseguimento delle emergenze, privando le imprese e i lavoratori di una strategia concreta per il futuro.

 

​In questo scenario drammatico, la sigla sindacale rivendica una forte assunzione di responsabilità, evidenziando le azioni messe in campo per tutelare i livelli occupazionali e il reddito delle famiglie:

​”In questo contesto così difficile – sottolinea il coordinatore territoriale UILTEC Alessandro Neccia – il nostro sindacato ha scelto di assumersi fino in fondo la propria responsabilità, mettendosi a disposizione per individuare soluzioni condivise e sostenibili. Tra queste, l’utilizzo combinato di strumenti come la CIGS e l’isopensione rappresenta una risposta concreta per sostenere i lavoratori che, su base volontaria, decidono di accompagnarsi verso il pensionamento, favorendo allo stesso tempo una migliore distribuzione del lavoro disponibile tra chi continuerà a operare in azienda”.

 

​Nonostante l’importanza di queste misure immediate, la UILTEC fissa un punto fermo: gli ammortizzatori sociali da soli non possono rappresentare la soluzione definitiva. Senza investimenti strutturali, innovazione e una visione strategica sul comparto automotive, il rischio concreto è il progressivo e irreversibile impoverimento del tessuto produttivo e sociale del territorio.

 

​”Le risposte parziali fornite finora dalla politica – spiega ancora Neccia – non sono sufficienti ad affrontare una delle più gravi crisi industriali degli ultimi decenni. È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Le imprese, i lavoratori e le loro famiglie non possono più essere lasciati soli a farsi carico del peso economico e sociale di questa transizione. Serve un piano industriale chiaro e immediato”.

 

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