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Dietro Steward.exe si ”nasconde” il talentuoso producer Luca Severino, che ci racconta della nascita del suo nuovo progetto artistico autoprodotto dal titolo ”“Humanware Cuts”, uno spazio di ricerca in cui suono, tecnologia e performance convivono, lasciando emergere un linguaggio in continua evoluzione.

Attraverso la sperimentazione con macchine, strumenti e processi creativi, Steward.exe indaga un territorio in cui il confine tra artista e opera si assottiglia, restituendo una dimensione più umana, diretta e autentica dell’esperienza musicale.

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L’evoluzione del progetto guarda a nuove collaborazioni, in particolare con voci e cantanti, per ampliare le possibilità espressive della sua ricerca sonora. Parallelamente, è in sviluppo un nuovo album e uno spettacolo dal vivo sempre più articolato, arricchito anche dalla collaborazione con Jonathan alla batteria, con l’obiettivo di costruire una performance capace di unire energia, sperimentazione e presenza scenica.

Come nasce il nuovo progetto e cosa rappresenta per te?

Steward.exe nasce come un ritorno alla musica club, ma con uno sguardo rivolto alla ricerca sull’etica e sulla responsabilità del fare musica oggi. È il contenitore in cui posso sentirmi davvero libero di sperimentare con suoni, forme e interazioni tra le macchine. Mi permette di creare uno spazio in cui il confine tra artista e prodotto si assottiglia, lasciando emergere una dimensione più umana e autentica.

Come immagini l’evoluzione di Steward.exe nei prossimi anni?

Mi piacerebbe aprire il progetto a nuove collaborazioni, soprattutto con cantanti, ed esplorare maggiormente quella dimensione. Vorrei anche spingermi verso qualche “follia” creativa insieme alla batteria di Jonathan. Immagino un nuovo album e uno spettacolo dal vivo sempre più ricco, capace di evolversi insieme al progetto.

C’è una tecnologia emergente che ti incuriosisce particolarmente dal punto di vista artistico?

Le installazioni interattive mi affascinano molto. Credo possano diventare un’estensione naturale di Steward.exe, creando esperienze in cui il pubblico non sia solo spettatore, ma parte attiva dell’opera. Se potessi collaborare con qualsiasi artista, chi sceglieresti e cosa ti piacerebbe esplorare insieme?Sceglierei Mark Hoyle, cantante dei Dumb e dei Dub Sex, storiche band di Manchester. Mi piacerebbe esplorare la forza della sua voce e la sua anarchia interiore, mettendole in dialogo con il mondo sonoro e la ricerca di Steward.exe.

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