SPIONAGGIO: ADJIMI (ARGO), ‘007 ITALIANI VULNERABILI ANCHE PERCHÈ SOTTOPAGATI’
Necessario individuare punti deboli prima che il peggio accada
«Sottopagati e forse anche poco controllati: gli 007 italiani, fra i migliori del mondo, scontano problematiche umane che lo Stato dovrebbe prevenire per evitare episodi come quello dei due ex 007 italiani in pensione arrestati nei giorni scorsi con l’accusa di aver venduto segreti e informazioni sensibili a vantaggio di Mosca». A dirlo è Matteo Adjimi, Ceo di Argo spa, azienda italiana leader nel settore della cybersicurezza. Siamo lontani dalle spie che si vendono per motivi ideologici come accadde nell’Inghilterra degli anni ’60, oggi si tradisce il proprio Paese sostanzialmente per motivi di tipo economico. Per Adjimi è necessario un controllo “psicologico” della persona a cui si danno in mano dati sensibili di un’azienda: «Per esempio, una persona che sta in difficoltà economica, che magari ritiene di essere sottopagata e ha necessità di “arrotondare”, ha comunque un sentimento contrastante nei confronti sia dell’azienda o della struttura per la quale lavora, sentimento che poi fa sì che possano derivare azioni che lesive nei confronti dell’azienda e quindi appunto vendere informazioni riservate o comunque cedere quelle che sono appunto informazioni o dati o asset importanti dell’azienda in cambio di denaro. Non si può non tirare in campo la psicologia in questi casi e quindi conoscere effettivamente la persona. Vanno fatti test e il personale va sottoposto a uno sguardo vigile e attento di chi ha competenze nello stabilire poi effettivamente se ci sono dei segnali anomali da parte di queste persone. Servono esperti di psicologia e criminologia che vigilino non solo nella selezione del personale ma anche durante le attività lavorative».
Molto importante per Adjimi è che i segnali siano colti prima: «Bisogna capire per cosa questi agenti vanno in frustrazione durante la loro quotidianità, interpretare alcuni loro messaggi che lanciano. E poi anche il loro status sociale. Immaginiamo un marito che si separa dalla moglie e paga il mutuo di un’abitazione, magari con due figli e uno stipendio di 3.000 euro al mese e ne potrebbe prendere oltre 4.000 dai servizi. A questa persona non basterebbero mai quei soldi e chiaramente è disponibile a cedere informazioni o comunque a cadere in questo tipo di comportamenti. Credo che il punto debole – continua il Ceo di Argo – sia una certa mancanza di valori etici e morali, che oggi vengono sicuramente meno. C’è sicuramente meno senso di appartenenza a quella che è l’Italia come nostra patria. Questo anche perché spesso e volentieri questi agenti o comunque anche le persone appartenenti alle forze dell’ordine guadagnano veramente poco e ciò crea dei sentimenti contrastanti o negativi nei confronti del proprio Paese. Ed ecco che in un primo momento di debolezza vengono assoldati da intelligence di altre Nazioni. Restano comunque episodi sporadici perché credo che la gran parte degli agenti dei nostri servizi e delle forze dell’ordine siano per lo più fedeli al nostro Paese».
Quali sono gli Stati più disposti a investire grosse somme per “corrompere” agenti? Adjimi non ha dubbi: «La Cina è rinomata per la sua intelligence molto aggressiva. Naturalmente la Russia. Poi dall’altra parte chiaramente ci sono gli Stati Uniti che a loro volta utilizzano i loro mezzi per cercare informazioni sia riguardo la Russia ma anche riguardo alla Cina ovviamente».











