SAN BENEDETTO DEL TRONTO, SFORZINI (Centro Studi Rinascimento Nazionale): “Ho fatto un INCUBO: ho sognato che l’episodio di San Benedetto era una MESSINSCENA costruita a tavolino, per TESTARE la REAZIONE del POPOLO ITALIANO e per far da MICCIA a fenomeni di EMULAZIONE”
Castello Sforzini di Castellar Ponzano – “Ho fatto un incubo: ho sognato che l’episodio di San Benedetto del Tronto era una macchinazione, una messinscena costruita a tavolino, per testare la reazione del popolo italiano e per far da miccia, per provare ad innescare l’effetto emulazione”.
Lo dichiara Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
“Era solo un sogno, e sono certo che l’accertamento degli avvenimenti e delle relative responsabilità da parte delle forze dell’ordine e della magistratura ricondurranno questo incubo alla dimensione onirica. Tuttavia, al risveglio dal sogno, lo Stato deve materializzarsi. Deve far vedere di esistere.
Sarebbe un grave errore politico utilizzare questo episodio per rimuovere il problema che lo ha preceduto. Se davvero un soggetto crea per mesi situazioni di disagio, di degrado o di intralcio alla vita dei cittadini, è lo Stato che deve intervenire tempestivamente ed efficacemente. La sicurezza non può essere lasciata né all’inerzia delle istituzioni né all’esasperazione dei cittadini. Quando lo Stato arretra, cresce inevitabilmente la tentazione di sostituirsi ad esso. È proprio questo che dobbiamo impedire. Finché siamo ancora in tempo.
La nostra posizione è semplice e coerente: tolleranza zero verso il degrado e l’illegalità, ed altrettanta fermezza nel ribadire che la giustizia non si amministra con le mani. La forza deve rimanere monopolio dello Stato. Quando lo Stato è autorevole e fa rispettare la legge, non c’è spazio né per chi viola le regole né per chi ritiene di potersi sostituire alle istituzioni.
Ma c’è anche una riflessione più profonda. Amare l’Italia non significa soltanto esaltarne la storia, la cultura o le sue straordinarie eccellenze artistiche. Significa conoscere e difendere una delle più grandi eredità che la civiltà sviluppatasi nei territori italiani ha consegnato al mondo: la tradizione giuridica. Dalla sapienza del diritto romano, sintetizzata da Ulpiano nel celebre principio honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere – vivere onestamente, non ledere gli altri e attribuire a ciascuno il suo – fino alla rinascita della scienza giuridica europea nella Bologna dei glossatori e alla rivoluzione illuministica di Cesare Beccaria con Dei delitti e delle pene, l’Italia ha esercitato un’influenza decisiva sulla formazione del diritto occidentale.
Non si tratta di celebrare retoricamente il passato, ma di esserne degni. Il diritto romano ci insegna che la forza deve essere subordinata alla legge; Beccaria ci ricorda che lo Stato non può sostituire la giustizia con la vendetta e che la pena deve essere il frutto di un ordinamento giuridico, non dell’istinto. Sono principi di civiltà che appartengono alla nostra identità nazionale e che oggi dobbiamo avere il coraggio di riscoprire.
Il principio romano dell’alterum non laedere vale per tutti: per chi semina degrado, viola le regole e limita la libertà degli altri cittadini, ma anche per chi ritiene di poter reagire facendosi giudice ed esecutore della pena. In uno Stato di diritto nessuno può arrogarsi funzioni che appartengono esclusivamente alle istituzioni.
Essere patrioti significa pretendere uno Stato all’altezza della propria tradizione giuridica. Significa chiedere istituzioni capaci di prevenire il degrado, far rispettare le leggi con tempestività e certezza, tutelare i cittadini e accertare le responsabilità nelle forme previste dall’ordinamento. Non uno Stato debole che abbandoni le persone all’esasperazione, ma neppure una società nella quale ciascuno si attribuisca il diritto di punire.
L’Italia della grande tradizione giuridica non è il Far West. La legalità non consiste nel tollerare il disordine, ma nemmeno nel rispondere all’illegalità con altra illegalità. Consiste nel rafforzare l’autorevolezza dello Stato, affinché la legge prevalga sempre sulla forza. È questo il modello di ordine pubblico che il Centro Studi Rinascimento Nazionale sostiene: legalità, sicurezza, responsabilità e pieno ritorno alla grande tradizione giuridica italiana, una delle più alte espressioni della nostra civiltà.











