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ROMA, 15.06.26 – Questa mattina, in occasione della Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, attivisti e attiviste di Greenpeace Italia hanno lasciato sciogliere al sole tre statue di ghiaccio nei pressi del Colosseo per denunciare l’impatto del riscaldamento globale sui lavoratori e sulle lavoratrici. Le statue raffiguravano una bracciante, un operaio edile e un rider, fra le categorie più esposte alle ondate di calore, che mettono a rischio quasi un lavoratore su dieci. L’associazione ambientalista ha inoltre esposto il messaggio: “Le aziende fossili si arricchiscono, noi ci squagliamo”, per evidenziare un paradosso della crisi climatica: mentre i maggiori responsabili dell’aumento delle temperature continuano a fare enormi profitti investendo su gas e petrolio, la vita delle persone viene messa in pericolo dagli eventi meteorologici estremi.

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Oggi Greenpeace Italia ha pubblicato anche il rapporto “Lavoratori a rischio  per le ondate di calore”, redatto con le previsioni del progetto Worklimate e il contributo della Cgil, che denuncia l’impatto delle ondate di calore sui lavoratori italiani nell’arco degli ultimi cinque anni. La frequenza delle giornate caratterizzate da un rischio caldo alto è aumentata del 60% tra il 2021 e il 2025, arrivando al 38% di tutte le giornate estive analizzate. Negli ultimi cinque anni, inoltre, durante l’estate una media di 670 mila lavoratori al giorno (con picchi di 1,5 milioni) si è trovata potenzialmente esposta a rischio caldo alto: si tratta del 9% degli occupati (ossia quasi un lavoratore su dieci) nei soli territori provinciali e metropolitani dei capoluoghi di Regione oggetto dell’analisi.


«Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi quattro anni in Europa sono
morte 200 mila persone a causa del caldo estremo. Questa strage annunciata ha dei colpevoli: le industrie petrolifere e le politiche energetiche basate sui combustibili fossili dei governi complici, come avviene anche in Italia con le aziende del gas e del petrolio e il governo Meloni. È arrivato il momento di far rispettare il principio “chi inquina paga” e di riconoscere le responsabilità delle industrie fossili», dichiara Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia.

«Il caldo estremo non è più un’emergenza occasionale: richiede risposte strutturali. Servono tutele immediate per le lavoratrici e i lavoratori, a partire da una cassa integrazione obbligatoria nelle ore più calde e da una riorganizzazione degli orari di lavoro, anche per i rider, il cui rapporto di lavoro si conferma di fatto subordinato. C’è inoltre bisogno di climatizzare gli ambienti di lavoro al chiuso. Occorre tassare i profitti record, compresi, naturalmente, quelli delle industrie fossili, e destinare una parte significativa di queste risorse all’incentivazione delle energie rinnovabili, per favorire la transizione energetica di cui abbiamo davvero bisogno», dichiara Francesca Re David, Segretaria confederale della Cgil.

Greenpeace Italia e Cgil chiedono al governo italiano di abbandonare rapidamente le fonti fossili, adottando un piano di uscita dal gas entro il 2035, di introdurre una tassazione permanente sui profitti delle industrie del gas e del petrolio per finanziare la transizione energetica verso le fonti rinnovabili, e misure tempestive per proteggere le categorie più a rischio e tutti i cittadini e le cittadine  dagli impatti della crisi climatica.

Leggi il report completo QUI

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