CONTRATTO 2025-2027, USMIA: «ZANGRILLO LASCIATO SOLO A PROMETTERE. DAL GOVERNO MELONI ANCORA BRICIOLE PER I MILITARI
Nel pieno di una fase internazionale segnata da tensioni crescenti, nuove minacce e profonde trasformazioni dello scenario geopolitico, il Governo continua a chiedere alle donne e agli uomini delle Forze Armate disponibilità assoluta, responsabilità, mobilità e sacrifici personali e familiari.
Proprio mentre difesa e sicurezza tornano al centro delle agende internazionali, il personale in uniforme continua però a ricevere risposte economiche insufficienti. Il contratto 2025-2027 non riconosce pienamente il valore, la specificità e i sacrifici dei militari. Le risorse stanziate non consentono di recuperare il divario economico accumulato e non compensano adeguatamente la disponibilità permanente, l’impiego operativo in Italia e all’estero, le condizioni di rischio e disagio, la mobilità territoriale e la compressione dei diritti connessa allo status militare.
Ancora una volta ci viene chiesto di accontentarci delle briciole.
USMIA Esercito considera inaccettabile che il Governo celebri pubblicamente il ruolo delle Forze Armate, esaltandone il valore nei messaggi istituzionali e sui social, mentre ai tavoli contrattuali non arrivano risorse proporzionate alle responsabilità e ai sacrifici richiesti.
Non si può invocare la sicurezza nazionale e, contemporaneamente, risparmiare sulla dignità di chi quella sicurezza la garantisce ogni giorno.
In questo percorso, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo è stato trasformato nel volto istituzionale di impegni e promesse che non risultano ancora sostenuti da risorse, norme e atti concretamente esigibili. Tuttavia, le decisioni politiche e finanziarie riguardanti il personale del Comparto Difesa e Sicurezza non possono essere attribuite esclusivamente al singolo Ministro.
Sono stati annunciati impegni sulla previdenza dedicata, sui possibili finanziamenti sul FESI, sulla contrattazione di secondo livello, sulla revisione della legge n. 46 del 2022 e sulle prerogative sindacali.
Ma USMIA ribadisce un principio fondamentale:
Un impegno non è ancora un risultato. Una promessa non è uno stanziamento. Un tavolo non è una tutela già conquistata.
L’apertura entro novanta giorni di un confronto sulla previdenza dedicata rappresenta soltanto l’inizio di un percorso. La misura potrà dirsi realmente ottenuta solo quando saranno individuati strumenti, destinatari, coperture economiche, norme e tempi di attuazione.
Anche sul FESI è necessario essere trasparenti. Oggi non esistono certezze sull’aumento delle risorse. È stata prospettata la possibilità di rivalutare gli stanziamenti nell’ambito delle future decisioni di finanza pubblica, ma fino a quando non saranno indicate somme precise e coperture effettive non potremo parlare di un risultato conseguito.
Le promesse del Governo saranno quindi verificate attraverso atti, date e risorse.
USMIA non concede cambiali in bianco.
Il contratto non ci soddisfa. Non lo consideriamo una vittoria e non lo presenteremo al personale come una conquista economica adeguata. Allo stesso tempo, USMIA non consentirà che il proprio giudizio negativo venga utilizzato per escludere l’Organizzazione dai tavoli nei quali si decideranno il futuro previdenziale, il trattamento accessorio, il FESI, la contrattazione di secondo livello e le condizioni professionali dei militari.
Non respingere il percorso non significa approvare il contratto. Significa impedire che una protesta simbolica si trasformi in un danno concreto per i soci e per tutto il personale, lasciando vuota la sedia dei militari proprio quando dovranno essere discusse le possibilità di migliorare ciò che oggi è gravemente insufficiente.
Non abbiamo scelto le briciole. Abbiamo scelto di non lasciare soli i colleghi.
Da questo momento comincia la fase del controllo. USMIA verificherà la convocazione dei tavoli, l’applicazione economica del contratto, le decorrenze, gli arretrati, i cedolini, il trattamento accessorio, il FESI, la previdenza dedicata, la revisione della legge n. 46 del 2022 e il rispetto delle prerogative sindacali.
Settembre dovrà segnare l’avvio dei confronti annunciati. L’autunno dovrà chiarire se alle promesse sulla previdenza, sul FESI e sulle ulteriori risorse seguiranno stanziamenti reali.
Ogni ritardo sarà documentato. Ogni omissione sarà denunciata. Ogni promessa disattesa avrà una risposta sindacale.
Qualora gli impegni non dovessero tradursi in norme, convocazioni e risorse concrete, USMIA sarà pronta ad avviare una nuova e più incisiva fase di mobilitazione nazionale.
Il Governo Meloni deve decidere se continuare a utilizzare i militari come simbolo da celebrare nella comunicazione pubblica o riconoscerli finalmente come lavoratori dello Stato titolari di diritti, esigenze familiari e legittime aspettative economiche.
Chi chiede sacrifici ai militari deve avere il coraggio politico di riconoscerli.
Il contratto non ci rappresenta. Il personale, invece, lo rappresenteremo sempre, per questi motivi USMIA dice sì al contratto.
USMIA – Uniti per costruire insieme











