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Scuola: Save the Children, preoccupa il peso delle disuguaglianze socio-economiche

Dati Invalsi mostrano ancora divari. Necessario investimento di lungo periodo a partire dalle primarie

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Positivo il calo della dispersione scolastica implicita ed esplicita, ma preoccupano il peso delle disuguaglianze socio-economiche sui risultati di studentesse e studenti e gli esiti delle primarie, ancora lontani dai livelli pre-Covid. È quanto afferma Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, commentando il Rapporto INVALSI 2026 – che misura le competenze di bambini, bambine e adolescenti della scuola primaria e secondaria di I e II grado in Italia.

La dispersione implicita scende di 2,4 punti percentuali rispetto allo scorso anno, dall’8,7% al 6,3%. I valori vanno dal 2,5% della Valle d’Aosta al 12,6% della Campania, mostrando quindi ancora significative disuguaglianze territoriali. Inoltre, il fenomeno interessa soprattutto i minori in condizione di fragilità socioeconomica (7,3% contro il 3,7% di chi non si trova in questa condizione, con una differenza quasi doppia).

Al termine della scuola primaria poco più di 3 studenti/esse su 5 (il 63%) raggiungono il livello base di competenze in matematica, un valore inferiore di 9 punti percentuali rispetto al periodo pre-pandemia (72% nel 2019) e in calo di 3 punti percentuali rispetto al 66% nel 2025. Per quanto riguarda l’italiano, alla fine della primaria il 73% di bambine e bambini raggiunge il livello base di competenze, con valori ancora leggermente inferiori al pre-Covid (75% nel 2019). In entrambi i casi, le disuguaglianze socio-economiche impattano negativamente: la provenienza da contesti socio-familiari più favorevoli determina infatti un vantaggio medio di 4,6 punti percentuali per le competenze in italiano e di 5 punti percentuali per quelle in matematica.

Inoltre, nonostante una riduzione del gap nei risultati tra Nord e Sud del Paese, si registrano ancora divari territoriali fin dai primi gradi scolastici, che penalizzano gli studenti e le studentesse delle aree più deprivate. Ad esempio, per quanto riguarda la matematica, al termine della primaria, i risultati degli alunni e delle alunne delle regioni del Sud sono inferiori di 2,8 punti percentuali e quelli di Sud e Isole di 4,1 punti[1]. Al termine della secondaria di secondo grado, solo in 5 regioni (Lombardia, Province autonome di Trento e di Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia Giulia) la quota di studenti e studentesse che non raggiunge il livello base in matematica è inferiore al 40%, mentre in Sardegna, ad esempio, supera il 60%.

“I dati Invalsi diffusi oggi mostrano ancora, nonostante il complessivo calo del dato sulla dispersione scolastica e dei divari territoriali, un impatto significativo delle disuguaglianze socio-economiche e territoriali sugli apprendimenti dei bambini e delle bambine – ha dichiarato Giorgia D’Errico, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Save the Children – Le risorse investite negli ultimi anni per contrastare la dispersione scolastica sono state importanti e vanno nella giusta direzione. Ma non bastano. È urgente investire nella scuola in modo strutturale e continuativo, per garantire a tutte e tutti uguali opportunità educative e di crescita. La spesa per l’istruzione non può e non deve seguire lo stesso andamento del calo demografico, ma anzi il minor numero di studenti deve coincidere con un aumento dell’offerta educativa per loro: sono necessarie politiche stabili, risorse adeguate e certe, e un sostegno costante alle scuole, affinché ogni studente e ogni studentessa possa avere le stesse opportunità di crescita e di apprendimento indipendentemente dalle condizioni socio-economiche di partenza. A partire da un potenziamento della rete di asili nido e del tempo pieno alla scuola primaria in ogni territorio. Accanto a questo è necessario rafforzare le alleanze educative territoriali, valorizzando la collaborazione tra scuole, enti locali e Terzo settore per ampliare le opportunità educative, culturali e ricreative tutto l’anno, anche nei periodi di chiusura estiva delle scuole e al pomeriggio, in particolare per i bambini e le bambine che vivono nelle aree fragili del Paese. Con questo obiettivo, Save the Children ha promosso una proposta di legge, presentata in audizione alla Commissione periferie e depositata alla Camera il 24 giugno 2026, che prevede l’istituzione di presìdi socio-educativi nelle aree più vulnerabili: spazi pubblici accessibili, sicuri e accoglienti dove ragazze e ragazzi possano partecipare da protagonisti, contribuendo anche alla programmazione e realizzazione di attività culturali, sportive e ricreative e ricevere supporto educativo e psicologico”.

[1] I raggruppamenti per macroregioni utilizzati dall’Invalsi sono i seguenti: Sud (Abruzzo, Molise, Campania e Puglia), Sud e Isole (Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna), Centro (Toscana, Umbra, Marche e Lazio), Nord Ovest (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria), Nord Est (P.A. di Bolzano, P.A. di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna)

 

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