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Giornata Mondiale della Giustizia Internazionale
CORTE PENALE INTERNAZIONALE SOTTO ATTACCO: CRESCE IL FRONTE POLITICO E CIVILE PER DIFENDERLA DALLE SANZIONI USA
Azione, Più Europa, Partito Democratico, ORA!, Radicali Italiani, Europa Radicale, Volt e numerose organizzazioni internazionali sostengono la mobilitazione di Marco Cappato con Eumans e Non c’è Pace Senza Giustizia: “L’Europa attivi lo Statuto di blocco”
Roma, 17 luglio 2026 – Cresce il fronte politico e civile a sostegno della Corte Penale Internazionale (CPI), al centro della mobilitazione promossa da Eumans e Non c’è Pace Senza Giustizia per chiedere all’Unione europea di difendere l’indipendenza della Corte dagli attacchi internazionali e di attivare lo Statuto di blocco contro gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi.
La campagna è sostenuta da Azione, Più Europa, Partito Democratico, ORA!, Radicali Italiani, Europa Radicale, Gioventù Federalista Europea, Volt, World Without Genocide, Mediterranea, Alza Vita, Fondation Congolaise pour la Promotion des Droits Humains et la Paix (FOCDP), Iranian Center for International Criminal Law (ICICL) e Visionary.
La mobilitazione si è sviluppata nei giorni del 16 e 17 luglio, con una manifestazione a Roma in Piazzale Ugo La Malfa, accanto alla sede della FAO, luogo simbolico in cui il 17 luglio 1998 venne adottato lo Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale, e con la conferenza stampa nella Giornata Mondiale della Giustizia Internazionale.
Negli ultimi mesi, oltre 260 persone hanno partecipato alla staffetta di digiuno promossa da Eumans e Non c’è Pace Senza Giustizia per difendere la Corte dagli attacchi subiti. Il 17 luglio la mobilitazione si è trasformata in una giornata di digiuno collettivo europeo per rilanciare l’appello alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
La richiesta è chiara: attivare immediatamente lo Statuto di blocco dell’Unione europea, lo strumento giuridico che consentirebbe di neutralizzare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi e proteggere giudici, funzionari, collaboratori della Corte e soggetti europei che operano con la CPI.
Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni economiche nei confronti di giudici, funzionari e soggetti che collaborano con la Corte Penale Internazionale dopo l’emissione dei mandati di arresto nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi a Gaza.
Dopo il mandato di arresto nei confronti di Vladimir Putin per i crimini commessi in Ucraina, anche la Federazione Russa ha reagito contro la Corte e i suoi magistrati, arrivando a emettere mandati di arresto nei confronti di alcuni giudici, tra cui l’italiano Rosario Aitala.
Nonostante Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea abbiano espresso il proprio sostegno alla Corte, la Commissione europea non ha ancora attivato lo Statuto di blocco.
La campagna promossa da Eumans e Non c’è Pace Senza Giustizia punta inoltre a sostenere la candidatura della Corte Penale Internazionale al Premio Nobel per la Pace 2026, quale riconoscimento del suo ruolo nella tutela del diritto internazionale, nella lotta contro l’impunità e nella costruzione di una pace giusta e duratura.
La mobilitazione ha già raccolto oltre 4.000 adesioni ed è sostenuta da cinque Premi Nobel: Richard J. Roberts, Geoffrey Hinton, Giorgio Parisi, Oleksandra Matviichuk e la Lega Tunisina per i Diritti Umani (LTDH). In sostegno della campagna, il Premio Nobel per la Medicina Richard J. Roberts ha diffuso un videomessaggio nel quale richiama la necessità di difendere l’indipendenza della Corte Penale Internazionale.
Marco Cappato e Lorenzo Mineo, copresidente e tesoriere di Eumans: “La campagna promossa insieme a Non c’è Pace Senza Giustizia chiede alla Presidente Ursula von der Leyen di attivare lo Statuto di blocco per proteggere la Corte Penale Internazionale, i suoi giudici e i suoi collaboratori dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Nonostante gli strumenti giuridici a sua disposizione e le richieste provenienti dal Parlamento europeo, la Commissione europea ha finora scelto di non intervenire.
Occorre rilanciare la mobilitazione affinché l’Unione europea eserciti fino in fondo la propria responsabilità istituzionale nella difesa della Corte. Difendere la CPI significa difendere la lotta all’impunità per i più gravi crimini contro l’umanità. Dal 2002 la Corte opera in piena indipendenza e oggi segue dossier cruciali, dalle Filippine al Myanmar, dal Venezuela all’Afghanistan. Senza un sostegno concreto delle democrazie europee, il rischio è indebolire uno dei principali strumenti di tutela del diritto internazionale.”
La mobilitazione proseguirà nelle prossime settimane con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione delle istituzioni europee e chiedere una risposta concreta a tutela della Corte Penale Internazionale e dei principi del diritto internazionale.











