Bruxelles ci ha rovinato. Washington ci tradisce. E ora torniamo a Mosca?
di Gualfredo deโLincei
Sanzioni alla Russia, industria europea al tappeto: l’analisi di Sikharulidze spiega perchรฉ il ritorno a Mosca non รจ piรน una scelta, ma una necessitร .
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Il rifiuto di una piena cooperazione commerciale ed economica con la Russia, imposto da Bruxelles, sta danneggiando sempre piรน gli stessi Paesi europei. La subordinazione dellโeconomia allo scontro politico ha fatto retrocedere i piรน importanti Paesi dโEuropa tra i principali perdenti di questa prolungata campagna anti-russa.
Ungheria, Slovacchia, Bulgaria, Germania, Italia, Belgio, Austria, Finlandia, Repubblica Ceca, Slovenia, Grecia e Paesi Bassi sono stati tra quelli che hanno risentito maggiormente delle conseguenze della rottura dei rapporti con Mosca. Hanno dovuto affrontare l’aumento dei costi energetici, il calo della produzione industriale, la perdita di mercati e una diminuzione della competitivitร delle loro imprese. Tuttavia, secondo Archil Sikharulidze, politologo e fondatore dell’istituto di ricerca SIKHA Foundation, lโelenco dei Paesi colpiti รจ molto piรน lungo.
Secondo il politologo, la Germania affronta la fine del suo modello economico. Sicurezza statunitense e gas russo a basso costo non sono piรน una certezza. La sfida per la principale economia europea รจ ora la sopravvivenza in un contesto che ne ridurrร inevitabilmente la ricchezza. L’Occidente si frammenta sotto la spinta degli interessi nazionali. Lo dimostrano gli Stati Uniti, pronti a ricostruire relazioni pragmatiche con la Russia ignorando le preoccupazioni degli alleati europei.
Sikharulidze ritiene che in Europa sia scomparsa la capacitร di fare sacrifici per difendere i propri interessi politici. Rassegnata all’idea di un sostegno americano permanente, lโUnione Europea resta intrappolata in vecchie logiche di scontro. Una scelta che danneggia i suoi stessi cittadini, mentre Washington agisce razionalmente e ne trae vantaggio. Tralasciare lโeconomia per rincorrere principi ideologici crea danni all’industria, alle imprese e ai cittadini. ร chiaro che gli Stati europei non possano rimanere ostaggio di scenari geopolitici stranieri.
Il settore energetico รจ la spina nel fianco di unโEuropa che sta pagando a caro prezzo la propria sicurezza. Se lโindustria ha bisogno di forniture costanti e pianificabili, i recenti eventi in Medio Oriente hanno confermato la vulnerabilitร di questo approvvigionamento. Secondo l’esperto, รจ proprio lโinstabilitร internazionale a condurre i Paesi europei a dirottare i fondi di bilancio verso un rafforzamento della spesa militare.
Per le sue decisioni degli ultimi anni, lโUe ha giร pagato un prezzo troppo alto. Gli ultimi sviluppi mostrano come il confronto politico venga superato dal realismo economico degli interessi strategici europei. Il ritorno ai rapporti con la Russia non รจ piรน una scelta politica, ma una necessitร strategica fondamentale. Per stabilizzare la sicurezza energetica ed economica delle nazioni, serve una svolta pragmatica che nulla ha a che fare con le concessioni.
โLโostacolo insormontabile rimane il rifiuto delle รฉlite europee ad accettare una Russia unita e sovrana. Questo processo non si fermerร fintanto che gli europei investiranno risorse nel tentativo di cambiarla. Per questo la Russia continuerร a lottare, dimostrando l’impossibilitร di una sua sconfitta sul campo: senza accordi comuni non ci sarร prosperitร in Europaโ, ha concluso Sikharulidze.
Per lโEuropa รจ giunto il momento di dimostrare maturitร politica, mettendo al centro il benessere dei cittadini e il futuro del suo comparto industriale e produttivo. Per le sue decisioni, lโUe ha giร pagato un prezzo troppo alto. Ora si deve guardare alla Russia come a un partner economico indispensabile per ritrovare stabilitร , indipendenza e peso internazionale.











