OSTIA, DEMOLIZIONE SHILLING. CONFORZI (FDI): «GUALTIERI E ZEVI NON RISCRIVANO LA STORIA: L’INTERVENTO ARRIVA DOPO ESPOSTI E CONTINUI SOLLECITI»
«Bene l’avvio della demolizione dello Shilling e la bonifica dell’area, ma il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore Tobia Zevi non possono trasformare un intervento tardivo in una passerella autocelebrativa. La situazione della Fontana dello Zodiaco è stata portata all’attenzione delle istituzioni dal sottoscritto, attraverso segnalazioni, solleciti ed esposti inviati anche alla Procura della Repubblica. Senza questa pressione, quelle macerie sarebbero probabilmente ancora abbandonate sulla spiaggia e trascinate in mare dalle mareggiate».
Lo dichiara Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, commentando l’avvio dei lavori di demolizione dello stabilimento Shilling di Ostia, annunciato dal Campidoglio come un risultato del cosiddetto “Metodo Roma”. Secondo quanto comunicato dall’Amministrazione capitolina, dopo lo Shilling dovrebbe essere demolito anche lo Sporting Beach, con il completamento delle operazioni previsto entro settembre.
«Da oltre un anno – prosegue Conforzi – denunciamo il degrado e i rischi presenti nell’area della Fontana dello Zodiaco, tra le strutture abbandonate dello Shilling e dello Sporting Beach e il vicino quadrante del Kursaal. Abbiamo mostrato come macerie, materiali edili e parti delle strutture venissero progressivamente erosi e trascinati verso il mare, creando un potenziale pericolo per i bagnanti e per l’ambiente. Oggi Gualtieri e Zevi raccontano il “detto, fatto”, ma dimenticano deliberatamente tutto quello che è avvenuto prima».
Il 23 aprile 2026, Conforzi aveva trasmesso una segnalazione urgente alla Procura della Repubblica di Roma, alla Capitaneria di Porto, al sindaco Gualtieri, ai Dipartimenti capitolini competenti, al Municipio Roma X, alla Regione Lazio, ad ARPA Lazio e alla Polizia Locale. Nell’esposto venivano documentate macerie, materiali edili e parti murarie trascinate in mare dalle mareggiate, con possibili conseguenze sulla sicurezza della balneazione e sull’inquinamento della costa. Veniva inoltre segnalato il timore della presenza di materiali potenzialmente pericolosi, compreso l’amianto, all’interno delle strutture abbandonate.
La segnalazione non rimase una semplice denuncia politica. ARPA Lazio, nella risposta del 30 aprile, giudicò indispensabili la rimozione dei rifiuti presenti nell’intera area e il ripristino dello stato dei luoghi, richiamando espressamente il potere del sindaco di disporre le operazioni necessarie attraverso un’ordinanza. L’Agenzia precisò inoltre che le verifiche sull’eventuale amianto spettavano alla ASL territorialmente competente e al Centro di riferimento regionale.
Successivamente anche la ASL Roma 3 intervenne sulla possibile presenza di amianto, chiedendo l’individuazione del proprietario o del gestore dell’area e ricordando che, qualora fosse stata confermata la presenza di materiali contenenti amianto, la rimozione e la bonifica avrebbero dovuto essere eseguite da un’impresa specializzata. Il Municipio Roma X trasmise poi la documentazione al Dipartimento capitolino competente per il demanio marittimo.
«Il Campidoglio, invece di intervenire, per mesi ha risposto che lo Shilling era sottoposto a sequestro e che non sarebbe stato possibile effettuare operazioni prima del dissequestro disposto dall’autorità giudiziaria. Proprio per questo abbiamo interessato la Procura e continuato a sollecitare tutte le amministrazioni coinvolte. Oggi scopriamo che ciò che fino a poco tempo fa sembrava impossibile è diventato improvvisamente il simbolo dell’efficienza di Gualtieri. È una ricostruzione politicamente comoda, ma profondamente incompleta».
«Non abbiamo mai cercato medaglie – conclude Conforzi – ma pretendiamo che venga riconosciuto il lavoro svolto da chi ha acceso per primo i riflettori su questa emergenza. Soprattutto chiediamo che la demolizione non si riduca a un’operazione d’immagine: devono essere garantiti la completa caratterizzazione dei materiali, il corretto smaltimento dei rifiuti, le verifiche sull’eventuale presenza di amianto, la bonifica dell’intera spiaggia e la successiva restituzione dell’area ai cittadini. Ostia non ha bisogno di propaganda, ma di interventi tempestivi, trasparenti e definitivi».











