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PESARO, LA DANZA TORNA AL TEATRO ROSSINI CON LA STAGIONE 2026/27

 

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Il Teatro Rossini di Pesaro riapre le sue porte alla programmazione coreutica con la Stagione Danza 2026/27, promossa da Comune di Pesaro e AMAT, con il contributo della Regione Marche e del Ministero della Cultura. Il programma si articola in cinque spettacoli in abbonamento da novembre 2026 a marzo 2027 e due appuntamenti fuori abbonamento fino a maggio 2027. La stagione mette in dialogo compagnie internazionali, autori italiani, giovani interpreti e grandi classici, confermando Pesaro come luogo privilegiato di incontro fra tradizione e ricerca, attraversando la pluralità dei linguaggi della scena contemporanea senza rinunciare al confronto con il grande repertorio e con alcune delle più prestigiose istituzioni della danza.

 

L’apertura, il 6 novembre, è affidata a ResExtensa Dance Company con Dittico delle Radici, progetto ideato e diretto da Elisa Barucchieri. Le due creazioni Mors e Wolf Spider, firmate rispettivamente da Elisa Barucchieri e Moreno Guadalupi, Mattia Russo e Antonio De Rosa, danno vita a un unico arco drammaturgico in cui danza, musica dal vivo e rito si fondono in un’esperienza immersiva potente che coniuga con forza espressiva le radici culturali del Sud e una visione contemporanea. Il tarantismo viene sottratto alla dimensione folklorica per diventare metafora universale della trasformazione: un viaggio che attraversa il mito e il presente, la ferita e la rinascita, la dimensione individuale e quella collettiva. Il 18 dicembre la scena accoglie Il danno. Anatomia di una caduta, nuova creazione di Susanna Beltrami per DanceHauspiù, interpretata da Emanuela Montanari e Antonino Sutera, già primi ballerini del Teatro alla Scala, insieme a Nicolò Brizzi. Ispirato al romanzo di Josephine Hart, lo spettacolo trasforma la vicenda di un amore proibito in una riflessione sulla fragilità dell’essere umano, dove desiderio, colpa e perdita prendono forma attraverso una scrittura coreografica che dialoga con il linguaggio cinematografico, intrecciando corpi, immagini e memoria. Tra gli appuntamenti di maggior rilievo internazionale figura, il 6 febbraio, Chotto Desh della Akram Khan Company, adattamento firmato da Sue Buckmaster dell’acclamato Desh di Akram Khan. Pensato per un pubblico di tutte le età, lo spettacolo intreccia danza contemporanea, Kathak, teatro, animazione e musica originale in un racconto poetico sulla costruzione dell’identità, sul rapporto con le proprie radici e sull’incontro fra culture. Un’opera capace di parlare contemporaneamente ai bambini e agli adulti, restituendo all’esperienza artistica il suo valore di spazio condiviso. Il 21 febbraio il Teatro Rossini ospita la Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da Frédéric Olivieri, protagonista di una serata che testimonia l’eccellenza della formazione coreutica italiana. I giovani danzatori affrontano tre differenti scritture della danza contemporanea: la vitalità musicale di Rossini Cards di Mauro Bigonzetti ripresa da Roberto Zamorano, Paola Vismara e Walter Madau, il raffinato equilibrio tra rigore accademico e sperimentazione di Händel Duets di William Forsythe ripresa da Stefanie Arndt e la potente dimensione rituale di Bolero X di Shahar Binyamini, ripresa da Walter Madau, offrendo un ritratto della versatilità e della maturità interpretativa delle nuove generazioni di danzatori. A chiudere il percorso in abbonamento, il 14 marzo, è Silvia Gribaudi con Amazzoni. Attraverso cinque straordinarie interpreti – Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara Sguotti, Susannah Iheme, Vittoria Caneva -, la coreografa su musiche di Matteo Franceschini rilegge il mito delle guerriere trasformandolo in una riflessione sul presente, sul corpo e sulla possibilità di costruire comunità fondate sulla libertà, sulla differenza e sulla relazione. Fedele alla propria poetica, Gribaudi intreccia danza, voce, musica e humour in un lavoro che coniuga profondità e leggerezza, rigore e ironia.

 

Fuori abbonamento, il 7 gennaio, il Balletto di Milano propone Il lago dei cigni, capolavoro assoluto del repertorio classico sulle musiche di Čajkovskij, presentato nella versione coreografica di Teet Kask, in un allestimento che rinnova il fascino della tradizione attraverso una raffinata sensibilità scenica contemporanea. Chiude la stagione, il 15 maggio fuori abbonamento, Pesaro Danza Focus Festival (programma in via di definizione), appuntamento che negli anni è diventato uno dei tratti distintivi della proposta. Non un semplice evento conclusivo, ma un progetto diffuso che coinvolge teatri e spazi della città per una vera e propria festa della danza.

 

Nuovi abbonamenti da domenica 27 settembre, biglietteria Teatro Rossini 0721 387621.

Inizio spettacoli: feriali ore 21, sabato ore 19, domenica ore 17.

6 novembre

 

DITTICO DELLE RADICI

MORS | WOLF SPIDER

 

produzione Resextensa Dance Company

Porta d’Oriente – Centro Nazionale di Produzione della Danza

direzione generale e artistica Elisa Barucchieri

assistente alla drammaturgia Germana Raimondo

consulenza antropologica e storica Enza Pagliara, Elisa Barucchieri

prodotto con il sostegno di Ministero della Cultura

Regione Puglia, Comune di Bari, AREA Mediterranea – Residenze d’Artista

sponsor e sostenitore Logica GRP

 

MORS

ideazione e direzione artistica Elisa Barucchieri

coreografia Elisa Barucchieri e Moreno Guadalupi

con il contributo di Fabiana Mangialardi

e il contributo creativo delle danzatrici

danzatrici Veronica Biondini, Francesca De Chirico

Vera Sticchi, Federica Vitellozzi

assistente alla regia Martina Fiume

musica originale Francesco Dracca – Circo Teatro Pachamama

light design Alessandro Catacchio

 

WOLF SPIDER

ideazione e direzione artistica Mattia Russo, Antonio De Rosa

coreografia Mattia Russo, Antonio De Rosa

in collaborazione con i danzatori

danzatori Martina Anniciello, Giacomo Bertoni

Edoardo Brovardi, Moreno Guadalupi

Julien Guibourg, Fabiana Mangialardi, Giulia Pagnotta, Alice Zucconi

musica originale Alejandro Da Rocha

voce Enza Pagliara

percussioni Elisa Barucchieri, Enza Pagliara

costumi Luca Guarini

luci Alessandro Catacchio

in collaborazione con Mattia Russo e Antonio De Rosa

maestro ripetitore Filippo Buonamassa

 

 

Dittico delle Radici è un viaggio coreografico immersivo ideato e diretto da Elisa Barucchieri, in cui danza, musica dal vivo e rito si fondono in un unico arco narrativo. Un’esperienza di immersione totale nel mistero e nella materia del tarantismo, nella sua potenza ambigua di dolore e guarigione, missione e concretezza, limite e trascendenza.

È un ritorno al mito non come memoria del passato, ma come linguaggio del presente: una via per riscoprire, attraverso il corpo e i sensi, la possibilità di una nuova consapevolezza condivisa. La serata si apre con Mors, un intenso rito di passaggio in cui tre danzatrici evocano le figure ancestrali del femminile e il potere simbolico del morso. Un intermezzo di tamburi a cornice e musica dal vivo accompagna il pubblico attraverso una soglia sonora e rituale, fino a Wolf Spider, visione corale e contemporanea in cui la pizzica e il tarantismo diventano energia del presente, tensione collettiva e gesto di liberazione.

 

Dittico delle Radici è una creazione coreografica in più movimenti, a più mani, senza soluzione di continuità, ideata e diretta artisticamente da Elisa Barucchieri.

Più voci autoriali — Elisa Barucchieri e Moreno Guadalupi per Mors, Mattia Russo e Antonio De Rosa per Wolf Spider — costruiscono un unico arco drammaturgico che esplora il tarantismo non come folklore, ma come archetipo universale: la trasformazione della crisi in conoscenza, della ferita in energia, del veleno in rinascita.

Una sola arcata scenica, un solo respiro che si apre con Mors, si attraversa nel rito vivo dei tamburi a cornice e della musica dal vivo, e si compie in Wolf Spider.

Mors è l’origine: il rito arcaico, il contatto con l’invisibile, il corpo che incontra le proprie figure ancestrali e attraversa il limite.

Wolf Spider è la catarsi finale: il gesto individuale si fa collettivo, il tarantismo diventa tensione contemporanea tra appartenenza, oppressione, desiderio e liberazione.

Un viaggio attraverso mito, corpo, trance e presente, con un linguaggio che unisce danza, musica dal vivo e paesaggi sonori in una drammaturgia immersiva.

Un solo ciclo: dal mito alla metropoli, dall’archetipo al presente, dalla ferita alla

consapevolezza, fino alla catarsi condivisa.

Non memoria da conservare, ma materia viva da attraversare.

Due opere che si rispecchiano e si completano, esplorando i poli estremi di un medesimo mistero: il bisogno umano di trasformare il dolore in senso, la crisi in rinascita, il veleno in energia vitale.

 

I TRE MOMENTI:

 

Mors

Apre la serata Mors, accompagnata da musica dal vivo originale.

Tre danzatrici incarnano la Dea Una e Trina, evocando l’archetipo del morso, gli animali

simbolici del Sud — ragno, scorpione, serpente — e il viaggio attraverso la soglia.

Un corpo collettivo attraversa un rito di passaggio, intrecciando trance, precisione e poesia.

Il suono vivo, la tessitura coreografica e la densità simbolica fanno di Mors un momento di immersione mitologica e sensoriale.

 

Il potere multiforme e trasformativo della presenza femminile irradia la scena in Mors.

 

Intermezzo Rituale

A sipario chiuso, la danza continua sul proscenio in un omaggio coreografico e sonoro alle fonti antropologiche di Ernesto De Martino e alle immagini documentali di Luigi Di Gianni. Tamburi a cornice popolari, suonati dal vivo, accompagnano questo momento rituale, che diventa ponte vibrante tra memoria e presente, conducendo lo spettatore verso una nuova soglia.

 

 

Wolf Spider

Chiude la serata Wolf Spider – una visione corale e contemporanea, sostenuta da musica composta da Alejandro da Rocha, con la voce di Enza Pagliara e le percussioni di Elisa Barucchieri e Enza Pagliara.

Wolf Spider esplora le radici profonde della pizzica e del tarantismo trasfigurate nel presente come stato di allerta collettivo, urgenza del corpo, vibrazione urbana e mitologica. È un atto di liberazione, metamorfosi e rinascita.

 

Alla base del Dittico vi è la convinzione che il rito non sia mai passato: muta forma e linguaggio, ma resta il luogo in cui l’essere umano affronta l’ombra per tornare alla luce. Mors e Wolf Spider sono i poli di una stessa cosmologia danzata. Insieme formano un cerchio — nascita, morte, metamorfosi — principio eterno della vita.

 

RESEXTENSA | PORTA D’ORIENTE

Con sede in Puglia, è riconosciuta dal Ministero della Cultura come Centro Nazionale di Produzione della Danza. Il nome Porta d’Oriente richiama la sua vocazione: un luogo di passaggio, scambio e dialogo tra culture, geografie e linguaggi artistici.

Porta d’Oriente sostiene la creazione, la produzione e la circolazione della danza contemporanea attraverso ricerca artistica, residenze e collaborazioni nazionali e internazionali, mettendo in relazione artisti, comunità e paesaggi grazie a pratiche innovative, inclusive e multidisciplinari.

ResExtensa Dance Company crea opere che uniscono danza a terra e in aria, tecnologie immersive e narrazioni multidisciplinari.

Fondata e diretta da Elisa Barucchieri, la compagnia ha sede in Puglia, nel Sud Italia, ed è attiva a livello internazionale, con un forte impegno verso l’inclusione, l’innovazione e il dialogo con comunità e paesaggi.

La ricerca artistica di ResExtensa è radicata nella relazione tra corpo, spazio e percezione.

Le sue creazioni si muovono fluidamente tra il teatro e i contesti non convenzionali, integrando danza a terra e aerea, tecnologie immersive e pratiche site-specific, per dare vita a opere al tempo stesso fisicamente rigorose e profondamente coinvolgenti sul piano sensoriale.

Questo approccio ha condotto la compagnia a sviluppare progetti che spaziano dalle produzioni teatrali ai grandi eventi pubblici, concepiti in stretto dialogo con il paesaggio, l’architettura e le comunità locali.

Nel corso di questo percorso, ResExtensa ha ricevuto importanti riconoscimenti a livello nazionale, tra cui il Nastro d’Argento (2022) per il documentario Grido per un Nuovo Rinascimento, progetto che ha contribuito all’istituzione della Giornata Nazionale dello Spettacolo dal Vivo in Italia.

 

18 dicembre

 

IL DANNO

ANATOMIA DI UNA CADUTA

 

creazione Susanna Beltrami

danzatori Emanuela Montanari, Antonino Sutera, Nicolò Brizzi

assistente Sara Pezzolo

realizzazione e regia video / collaborazione alla regia teatrale Salvatore Lazzaro

luci e suono Matteo Bittante

direzione stilistica e costumi Luz Maria Jaramillo

maître Matteo Bittante, Luca Napoli, Alessandro Norrito

produzione DANCEHAUSpiù | Centro Nazionale di Produzione della danza (Milano)

in collaborazione con MILANoLTRE Festival

 

 

Un amore proibito, un tradimento irreparabile, una perdita che continua a vivere nella memoria. Il danno è un intenso viaggio nelle profondità dell’animo umano, una narrazione di straordinaria forza emotiva. Ispirata al romanzo di Josephine Hart e al film di Louis Malle, la nuova creazione di Susanna Beltrami trasforma la scena in uno spazio sospeso tra realtà e ricordo, dove passato e presente si fondono e i protagonisti sono, al tempo stesso, vittime e carnefici del proprio destino. A interpretare questa potente tragedia contemporanea sono Emanuela Montanari e Antonino Sutera, già primi ballerini del Teatro alla Scala, affiancati dal giovane talento Nicolò Brizzi. La coreografia dialoga con la partitura video di Salvatore Lazzaro, creando un linguaggio scenico di matrice cinematografica in cui corpo e immagine si riflettono e si amplificano.

Uno spettacolo di grande intensità visiva e interpretativa che, attraverso la danza, restituisce tutta l’attualità della tragedia classica, rivelando quanto le forze più profonde dell’inconscio continuino ad abitare l’uomo contemporaneo.

 

Al centro, un uomo diviso tra desiderio e colpa, una passione proibita e la perdita del figlio. Il passato riaffiora e il figlio ritorna, come figura trasfigurata, dalle nebbie di un altro mondo, colpito a morte dal tradimento del padre e dalla donna che credeva sua “per sempre”. Passato e presente si confondono in un intreccio dove la danza costruisce un dramma psicoanalitico dalla forte impronta cinematografica e il gesto e l’immagine diventano montaggio emotivo. Il danno è una tragedia greca in abiti contemporanei, dove i protagonisti, sono mossi da forze interiori che non possono controllare e che li conducono inesorabilmente verso la catastrofe. Le passioni primordiali, i traumi irrisolti e la violazione dei tabù familiari non appartengono solo ai miti antichi. La tragedia greca, riletta attraverso lo sguardo della psicoanalisi, ci dice che quelle forze oscure continuano a vivere sotto la pelle dell’uomo contemporaneo, pronte a frantumare la sua fragile armatura di razionalità e controllo.

 

La creazione combina coreografia e video all’interno di un linguaggio scenico di matrice cinematografica, in cui presenza fisica e immagine proiettata convivono e si amplificano reciprocamente. La dimensione visiva assume un ruolo centrale nella costruzione dello spettacolo, generando molteplici livelli di percezione e offrendo allo spettatore un accesso stratificato al mondo interiore dei personaggi.

 

SUSANNA BELTRAMI

Di ritorno dalla Merce Cunningham Foundation di New York, nel 1986, si colloca tra i maggiori coreografi che in Italia segnano un nuovo inizio per la danza contemporanea. Nel 1998 crea insieme all’étoile Luciana Savignano, la Compagnia Pier Lombardo Danza – oggi Compagnia Susanna Beltrami. Dal 2006 dirige Accademia Susanna Beltrami, percorso di formazione coreutica e nucleo fondante della futura DanceHaus. Nel 2019 dà vita alla DHHD ACADEMY con l’obbiettivo di formare professionisti del mondo hip-hop e delle urban dance. Dal 2018 è co- direttrice del Centro Nazionale di Produzione della Danza, DANCEHAUSpiù.

 

ANTONINO SUTERA

Diplomato alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 1999, nello stesso anno è entrato a far parte del Corpo di Ballo, riceve i premi “Danza&Danza” e “Positano” come giovane talento. Nel 2010 viene nominato primo ballerino del Teatro alla Scala dopo aver danzato accanto Alina Coujucaru. Ha danzato nei migliori teatri del mondo: Bolshoi di Mosca, Royal Opera House di Londra, Mariinskij di San Pietroburgo, Lincoln Center di New York, Opéra National di Parigi, ottenendo grandi successi ovunque. Lavora con i seguenti coreografi contemporanei: Wayne MacGregor (Didone ed Enea), Jiří Kylián (Petite Mort e Bella Figura), Angelin Prelijocaj (La Stravaganza, Le Parc), Christopher Wheeldon (Polifonia), Robert North (Troy Game), Mauro Bigonzetti (Mediterranea), Roland Petit (Carmen, Notre-Dame de Paris, Pink Floyd), Sasha Waltz (Romeo e Giulietta). Attualmente, oltre a ricoprire la carica di Primo Ballerino, svolge attività di Maître al Teatro alla Scala.

 

EMANUELA MONTANARI

Nel 1994 entra a far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, dove ricopre il ruolo di ballerina solista. Dopo aver lavorato con coreografi come Mauro Bigonzetti, William Forsythe e Roland Petit, è l’incontro con Sylvie Guillem a darle la possibilità di esprimere le sue doti artistiche scegliendola come Myrta nella sua nuova produzione del balletto Giselle, al Teatro alla Scala e nelle tournée a New York, Los Angeles e Londra. Ricopre ruoli solistici con le coreografie di John Neumeier, Angelin Preljocaj, John Cranko, Kenneth MacMillan. In Serata Béjart, titolo di apertura della nuova stagione 2009-2010, è l’Eletta in Le sacre du printemps, in Serata Forsythe è tra gli interpreti principali di Artifact Suite. In seguito debutta in Marguerite and Armand di Frederick Ashton a fianco di Massimo Murru; è Giulietta in Roméo et Juliette di Sasha Waltz, sia al Teatro alla Scala che all’estero. In Serata Ratmansky interpreta uno dei ruoli principali nella creazione Opera.

 

NICOLÒ BRIZZI

È neo diplomando presso il DanceHaus Hip Hop Department, spazio di formazione e sperimentazione dedicato alle arti del movimento urbano. Giovane talento che si è già imposto come una rivelazione, è stato nel corpo di ballo della trasmissione Zelig in onda su Mediaset.

 

6 febbraio

 

CHOTTO DESH

 

Desh direzione artistica e coreografia originale Akram Khan

Cotto Desh regia e adattamento Sue Buckmaster [Theatre-Rites]

composizione musicale Jocelyn Pook

disegno luci Guy Hoare

storie immaginate da Karthika Naïr e Akram Khan

La favola della nonna in Chotto Desh è tratta dal libro Il cacciatore di miele

scritto da Karthika Naïr, Sue Buckmaster e Akram Khan

assistente coreografo Jose Agudo

direttori delle prove Dennis Alamanos, Amy Butler, Nicola Monaco

voce della nonna Leesa Gazi

voce di Jui Sreya Andrisha Gazi

ballerini Jasper Narvaez, Nicolas Ricchini

produttrice della produzione originale di Chotto Desh Claire Cunningham

progettazione visiva originale Tim Yip

animazione visiva originale creata da YeastCulture

supervisore dei costumi originali Kimie Nakano

ingegnere musicale Steve Parr

sequenza di teste dipinte ideata da Damien Jalet con Akram Khan

testo di Bleeding Soles scritto da Leesa Gazi

cantanti Melanie Pappenheim, Sohini Alam, Jocelyn Pook [voce/viola/piano]

Tanja Tzarovska, Jeremy Schonfield

si ringraziano gli artisti che hanno contribuito alla produzione originale di Desh della Akram Khan Company

coprodotto da MAC, Belfast

originariamente co-commissionato da MOKO Dance, Akram Khan Company

Sadler’s Wells London, DanceEast, Théâtre de la Ville Paris

Mercat de les Flors Barcelona, Biennale de la danse de Lyon 2016 e Stratford Circus Arts Centre

sostenuto da Arts Council England

 

spettacolo tout public

 

 

Una rappresentazione energica, un vero e proprio capolavoro della danza, Chotto Desh è uno spettacolo di teatro-danza per tutti che intreccia danza contemporanea, Kathak, teatro, animazione e musica originale in un racconto poetico sulla ricerca della propria identità. Ispirato all’acclamato Desh di Akram Khan e adattato da Sue Buckmaster per il pubblico delle famiglie, segue il viaggio di un ragazzo tra Gran Bretagna e Bangladesh, esplorando temi universali come le radici, la memoria, l’appartenenza e l’incontro tra culture. Un’esperienza intensa, emozionante e visivamente sorprendente, capace di parlare con la stessa forza a bambini, ragazzi e adulti.

 

Sue è specializzata nella creazione di opere per il pubblico più giovane. Le sue rivisitazioni a misura di bambino di Desh e Xenos hanno offerto una prospettiva stimolante alla Compagnia.

In Chotto Desh, gli interpreti hanno reimmaginato una storia per me molto personale. La drammaturgia si è focalizzata sulla storia di un giovane di origini miste che cresce in Gran Bretagna. E ancora oggi, a distanza di tutti questi anni, i temi del pezzo rimangono altrettanto pertinenti.

Spero che gli spettacoli forniscano ispirazione, creatività e una visione più varia del mondo ai giovani. Akram Khan

 

Adattato dalla direttrice del Theatre-Rites, Sue Buckmaster, nel 2015 basandosi su Desh di Akram Khan, vincitore del premio Olivier e acclamato dalla critica, questa storia commovente racconta di un giovane che cerca di trovare il suo posto nel mondo. Nel 2023 ritorna per catturare l’attenzione e l’immaginazione di una nuova generazione di giovani spettatori.

Chotto Desh, che significa “piccola patria”, si avvale della qualità unica di Khan nel narrare storie interculturali, creando un racconto avvincente sui sogni e ricordi di un ragazzo che dalla Gran Bretagna al Bangladesh celebra la resilienza dell’animo umano nel mondo moderno. Unendo il Kathak e la danza contemporanea con una squisita commistione di testi parlati, animazioni oniriche, immagini e musiche appositamente composte, Chotto Desh è un’incantevole e toccante esperienza di teatro-danza per bambini da 7 anni e le loro famiglie da gustare insieme.

 

Un trionfo assoluto. Un mix di coreografia, testo parlato e animazione, abilmente ridisegnato dalla regista Sue Buckmaster per catturare l’attenzione e l’immaginazione del giovane pubblico. “The Scotsman”

 

Una rappresentazione energica. Un vero e proprio capolavoro della danza, con risonanze che penetrano nel profondo sotto i suoi movimenti di superficie. “The Stage”

 

Una vera delizia. Unisce realtà e mitologia per esplorare ribellione, identità e patria. “The Guardian”

 

Una storia commovente sui nostri legami con il passato, con la famiglia e, soprattutto, sulla necessità di trovare la propria strada… conquisterà il pubblico di ogni età. “The Stage”

 

Con la creazione di Chotto Desh è stata la prima volta che ho utilizzato del materiale coreografico esistente e l’ho adattato ad un pubblico più giovane. Quindi ho tenuto in considerazione questi due aspetti in egual misura. È stato stimolante e d’ispirazione rispettare l’originale (Desh) e creare una versione adatta ai bambini.

[…] Chotto Desh è composto da venticinque minuti di materiale originale con piccoli cambiamenti ed un diverso ordine delle scene. Gli altri venticinque minuti sono contenuti nuovi creati da me e dall’assistente coreografo Jose.

[…] Credo che i giovani debbano avere accesso alla stessa qualità di teatro e danza che hanno gli adulti. […] Alcuni sostengono che questo sia un investimento per il nostro futuro: permettere ai giovani di fare esperienze artistiche che consentano loro di riflettere sulla propria esperienza del mondo. Alcuni sostengono che si tratta di ispirare gli artisti del futuro. C’è chi sostiene che dobbiamo far vivere ai bambini esperienze positive nel presente, indipendentemente dalle aspettative future, perché vogliamo far capire loro che valgono. Tutto questo è vero e valido. Apprezzo anche la straordinaria esperienza che si può vivere in un pubblico di adulti e bambini. Quando le due prospettive si mescolano, accade qualcosa di molto speciale. Si crea una reazione veramente universale e profonda che va oltre l’età, il genere o la cultura. È un’esperienza condivisa, inclusiva per tutti, che incoraggia la comprensione delle differenze e non la costruzione di confini.

[…] Lo spettacolo rafforza il potere che l’espressione artistica può avere nelle nostre vite e ci ricorda che tutti hanno il diritto di condurre una vita creativa e dovrebbero cercare, o ricevere, le opportunità per farlo. L’arte è uno dei modi più efficaci per riflettere sulla nostra vita. Tutti ne abbiamo bisogno, in una forma o nell’altra. Non dovremmo mai considerarla un lusso né darla per scontata.

[…] Questo lavoro non è solo rilevante, è essenziale, se consideriamo che ispirare e prendersi cura del futuro dei nostri figli e delle scelte che faranno è una parte vitale della nostra responsabilità di adulti.

[Da un’intervista a Sue Buckmaster]

 

AKRAM KHAN

È uno dei più celebri artisti nel mondo della danza di oggi, che ha costruito la sua reputazione sul successo di produzioni fantasiose, altamente accessibili e profondamente toccanti come Jungle Book reimagined, Outwitting the Devil, Until the Lions, Kaash, iTMOi (in the mind of igor), Desh, Vertical Road e zero degrees. Come professionista istintivo e naturale, Khan è stato una calamita per artisti di fama mondiale provenienti da culture e discipline diverse, come il National Ballet of China, l’attrice Juliette Binoche, la ballerina Sylvie Guillem, i coreografi/ballerini Sidi Larbi Cherkaoui e Israel Galván, la cantante Kylie Minogue, gli artisti figurativi Anish Kapoor, Antony Gormley e Tim Yip, e i compositori Steve Reich, Nitin Sawhney, Jocelyn Pook e Ben Frost. Uno dei momenti salienti della sua carriera è stata la creazione di una componente della Cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra 2012, che ha riscosso unanimi consensi.

 

SUE BUCKMASTER

È il direttore artistico del Theatre-Rites e vanta molti anni di esperienza come regista e specialista di marionette, lavorando con un’ampia varietà di compagnie tra cui il National Theatre, la Royal Shakespeare Company e lo Young Vic. Nel 2018 le è stato conferito un Dottorato ad honorem per il suo eccezionale contributo al teatro. Per il Theatre- Rites, Sue ha creato 29 produzioni teatrali e caratteristiche i cui committenti includono Sadler’s Wells, Manchester International Festival e Salzburg Festival. Nel 2015 ha diretto Chotto Desh e nel 2020 ha collaborato nuovamente con la Compagnia per dirigere Chotto Xenos, un adattamento del pluripremiato Xenos di Akram Khan, per un pubblico di famiglie. Nel 2021, Sue è stata co-autrice di un libro sul Theatre-Rites insieme al membro del Consiglio d’Amministrazione e docente dell’Università dell’Essex, Liam Jarvis. Theatre-Rites, Animating Puppets, Objects and Sites celebra il 25° compleanno della compagnia ed esplora il loro approccio unico alla narrazione visiva.

 

21 febbraio

 

SCUOLA DI BALLO

DELL’ACCADEMIA

TEATRO ALLA SCALA

 

diretta da Frédéric Olivieri

 

estratti da

 

ROSSINI CARDS

coreografia Mauro Bigonzetti

ripresa da Roberto Zamorano, Paola Vismara, Walter Madau

musiche Gioachino Rossini

luci Carlo Cerri

 

NEW SUITE

HÄNDEL DUETS

coreografia, luci, scene e costumi William Forsythe

ripresa da Stefanie Arndt

musica George Friedrich Händel

[Premiere, 27 maggio 1995, Ballet Frankfurt]

 

BOLERO X

coreografia, regia, costumi e disegno luci Shahar Binyamini

ripresa da Walter Madau

musica Maurice Ravel

 

 

FONDAZIONE ACCADEMIA TEATRO ALLA SCALA

direttore generale Cristina Frosini

vice-direttore generale Nadia Nigris

dipartimento danza direttore Frédéric Olivieri

 

 

La Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da Frédéric Olivieri, presenta un programma che restituisce la ricchezza del percorso formativo dei suoi allievi, chiamati a confrontarsi con tre autorevoli voci della coreografia contemporanea. Un itinerario che mette in luce la versatilità tecnica, la maturità interpretativa e la capacità di attraversare linguaggi differenti, offrendo al pubblico l’opportunità di apprezzare il talento delle nuove generazioni di interpreti in un confronto con alcuni dei più significativi linguaggi della danza del nostro tempo.

L’energia vitale e l’ironia di Rossini Cards aprono la serata con una brillante rilettura dell’universo musicale rossiniano, dove la partitura si traduce in una trama coreografica di ritmo, invenzione e virtuosismo. Con gli Händel Duets, Forsythe rielabora il vocabolario accademico in un raffinato dialogo tra rigore classico e sperimentazione contemporanea, esaltando il rapporto tra movimento e struttura musicale. A concludere il programma è Bolero X, intensa creazione di Shahar Binyamini sulla celebre partitura di Maurice Ravel, in cui il corpo collettivo diviene protagonista di una scrittura coreografica di forte impatto visivo, capace di evocare ritualità, coesione e continua trasformazione.

 

I giovani talenti della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretti da Frédéric Olivieri, si esibiranno sul palcoscenico del Teatro Rossini di Pesaro. Il programma della serata sarà l’occasione per cogliere appieno la versatilità tecnica e l’espressività degli allievi attraverso un percorso che unisce diverse visioni contemporanee: da Mauro Bigonzetti a Shahar Binyamini, fino a William Forsythe.

 

L’energia e l’ironia di Rossini Cards

La serata si apre con estratti da Rossini Cards di Mauro Bigonzetti, ripreso per l’occasione da Paola Vismara e Walter Madau. Creato nel 2004, il pezzo esalta la plasticità e la reattività dei danzatori, traducendo la partitura di Gioachino Rossini in un mosaico di immagini in perenne movimento: alternanze di linee pure, prese audaci e tensioni corporee che sfociano in una prorompente vitalità. Questo il lavoro nella sua interezza: la sequenza si apre con una tavolata sorprendente, in cui i danzatori rimanendo seduti orchestrano rapidi e precisi movimenti di testa e braccia, sulle note del sestetto Questo è un nodo avviluppato da La Cenerentola. Segue un duetto a terra dalle plastiche pose scultoree su Ouf! Les petits pois tratto dai Péchés de vieillesse (Peccati di vecchiaia, raccolta di brevi composizioni per pianoforte solo, per voce e pianoforte, per ensemble vocali e cameristici). È quindi l’Andante della Sonata n.2 in La minore per archi, a scandire i movimenti nervosi e concitati di un tormentato assolo femminile a cui fa seguito, sull’Allegro della stessa Sonata, un terzetto giocato su intrecci coreografici e ardite elevazioni. Ancora sulle note di uno dei brani dei Péchés de vieillesse, il Prélude fugassé, irrompe un altro assolo femminile incalzante nella vivacità ritmica e nella precisione del tratto sulle punte. Un ironico tributo al talento culinario del compositore precede il duo femminile in bianco e nero sul Prélude inoffensif, pervaso da un’intesa magnetica e complice. Gran finale sull’Ouverture de La gazza ladra, in cui il crescendo rossiniano si esprime in tutta la sua forza in una coreografia travolgente, interpretata dai giovani talenti abbigliati in giacca, pantaloni e basco nero.

 

Corpi in spirale: Händel Duets di William Forsythe

Nati originariamente per il Ballet Frankfurt nel 1995, gli Händel Duets, qui ripresi da Stefanie Arndt (già prima ballerina del Ballet Frankfurt ed oggi ripetiteur dei balletti di Forsythe), sono passi a due che combinano la tecnica accademica della danza classica con la radicale decostruzione corporea caratteristica di Forsythe, sviluppandosi sulle geometrie ritmiche e sui contrappunti della musica barocca. Questi brani fanno parte di New Suite, una nota creazione coreografica concepita come una sequenza fluida di otto pas de deux. Nel contesto di questa produzione, le pagine di George Friedrich Händel – in particolare i passaggi tratti dai Concerti grossi, Op. 6 scritti fra il 1736 e il 1741 – si avvicendano a brani di altri celebri compositori, come gli estratti dai Duetti per due Violini, Vol. 1 di Luciano Berio (Berio duets, 1998) e le sezioni dalla Partita n. 2 in re minore per violino solo, BWV 1002 di Johann Sebastian Bach (Bach duet, 2000).

I passi a due orchestrati sulle partiture di Händel, eseguiti dai danzatori della Scuola di Ballo, mettono in luce la straordinaria capacità di Forsythe di far cooperare la severità barocca con l’energia fisica contemporanea attraverso precisi tratti stilistici. Gli interpreti, infatti, impiegano il codice accademico spingendo le linee anatomiche, l’ampiezza dei movimenti e le flessioni del busto ben al di là dei canoni convenzionali. In questo quadro, l’azione coreografica mostra una musicalità istintiva: il movimento non si adegua semplicemente al tempo, ma dialoga con le singole note e i passaggi melodici del Concerto Grosso, dando vita a una totale corrispondenza visiva. Questa dinamica si riflette in un’interazione complessa della coppia, capace di accostare fasi in perfetto sincronismo a passaggi di prese articolate e movimentate, spesso intervallati da estemporanei assoli prima del ricongiungimento dei danzatori. Grazie a questa complessità strutturale, il lavoro figura oggi stabilmente nei programmi di rinomati corpi di ballo internazionali, tra i quali spiccano il Pacific Northwest Ballet e il Semperoper Ballett di Dresda.

 

La ritualità ipnotica di Bolero X

Lo spettacolo si chiude con il pezzo entrato più recentemente nel repertorio della Scuola: Bolero X di Shahar Binyamini, qui ripreso da Walter Madau. Binyamini, figura di rilievo della nuova coreografia israeliana, già danzatore della Batsheva Dance Company, ha sviluppato una ricerca originale (collaborando anche con il Weizmann Institute for Science per indagare i punti di contatto tra dinamica dei corpi e scienza), firmando un’opera dalla forte impronta rituale e primitiva. Sulla celeberrima e ossessiva architettura musicale del Bolero di Maurice Ravel, il coreografo dispone sul palco una cinquantina di allievi. Il focus si sposta sulla profonda connessione del gruppo: i corpi si muovono all’unisono attraverso torsioni, spirali e tensioni continue, generando nello spazio una serie di configurazioni geometriche in costante evoluzione e di forte impatto visivo.

Come ricorda lo stesso Binyamini nel documentario Changing the Way We Move, prodotto da Dance Masterclass e dedicato a Bolero X: «I danzatori possono quasi toccarsi, fare movimenti molto decisi, molto espressivi, rispettando però sempre lo spazio degli altri. Sono in questo portavoce di un messaggio potente, come umanità dobbiamo trovare una strada per coesistere».

 

FRÉDÉRIC OLIVIERI

Nato a Nizza, dopo il diploma al Conservatorio, nel 1977 vince il Primo Premio del Prix de Lausanne, entrando così di diritto alla Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi. Quindi milita nel Corpo di Ballo dell’Opéra di Parigi sotto la direzione di Violette Verdy, Rosella Highthower e Rudolf Nureyev. All’Opéra di Parigi, come ballerino Solista dal 1981, danza i ruoli più importanti del repertorio classico e lavora con numerosi coreografi ospiti come Maurice Béjart, John Neumeier, Kenneth MacMillan, Alwin Nikolais, Alvin Ailey, Paul Taylor, Glen Tetley, Roland Petit. Nel 1985 si unisce come Primo Ballerino alla neonata compagnia dei Ballets de Monte Carlo sotto la direzione di Pierre Lacotte e Ghislaine Thesmar, diventandone presto Étoile e, sino al 1993, interpreta i maggiori ruoli del repertorio classico ed è protagonista di creazioni pensate espressamente per lui da coreografi quali Uwe Scholz, Jean Christophe Maillot, John Neumeier, Roland Petit.

Nel 1993 diviene Principal dell’Hamburg Ballet Company, diretto da John Neumeier, con il quale termina la sua brillante carriera di danzatore.

Fra il 1996 e il 2000 è al Maggio Musicale Fiorentino, prima come Maître de Ballet della compagnia MaggioDanza e dal 2000 come Direttore Artistico, assumendo nel 1998 anche l’incarico di Maître de Ballet e consulente artistico per il Balletto dell’Opera di Zurigo diretto da Heinz Spoerli.

Sempre nel 2000 è Maître de Ballet principale del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di cui nel 2002 diviene Direttore Artistico, ricoprendo questo ruolo fino al 2007 e, nuovamente, fra il 2017 e il 2020. Nel corso del suo mandato amplia e rinnova il repertorio della compagnia scaligera con nuove produzioni di grandi balletti nonché nuove creazioni di artisti di indiscussa caratura. Bastino i nomi di Frederick Ashton, George Balanchine, Aszure Barton, Maurice Béjart, Mauro Bigonzetti, Vladimir Bourmeister, Jacopo Godani, Jiří Kylián, Wayne McGregor, Fabrizio Monteverde, John Neumeier, Roland Petit, Angelin Preljocaj, Jerome Robbins, Christopher Wheeldon.

Dal 2003 è Direttore del Dipartimento Danza dell’Accademia Teatro alla Scala e dal 2006, in qualità di Direttore della storica Scuola di Ballo scaligera, ha dato l’opportunità ai suoi allievi di frequentare masterclass con danzatori e coreografi di fama internazionale, arricchendo il repertorio con importanti titoli di George Balanchine, Maurice Béjart, Mauro Bigonzetti, August Bournonville, Mats Ek, William Forsythe, Jiří Kylián, José Limón, Roland Petit, Angelin Preljocaj e creazioni di Davide Bombana, Shantala Shivalingappa, Matteo Levaggi, Emanuela Tagliavia, Valentino Zucchetti.

Per la Scuola ha firmato anche le coreografie di nuove edizioni di celebri balletti, come Lo Schiaccianoci su musiche di Čajkovskij, Cenerentola, su musiche di Prokof’ev e La fille mal gardée sulla partitura di Peter Ludwig Hertel.

Fra i riconoscimenti ricevuti si ricordano il Premio Leonide Massine (1986), il titolo di “Cavaliere dell’Ordine per Meriti Culturali” conferitogli dal Principe Ranieri di Monaco (1992) e quello di “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” assegnatogli dal Ministro della Cultura Francese (2005).

Torna a dirigere il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala nel 2025.

 

MAURO BIGONZETTI

Nato a Roma, si diploma alla Scuola del Teatro dell’Opera ed è subito ammesso nel Corpo di Ballo del Teatro stesso, dove rimane per dieci anni. Nella Stagione 1982-1983 entra a far parte dell’Aterballetto a Reggio Emilia diretto da Amedeo Amodio; qui ha danzato per grandi coreografi quali Alvin Ailey, Glen Tetley, William Forsythe, Lucinda Childs, Jennifer Muller, nonche in balletti di George Balanchine e Leonide Massine. Nel 1990 creo, con un gruppo di colleghi, la sua prima coreografia: Sei in movimento su musiche di Bach, ripreso nel 1992 per l’Opera di Roma. L’anno successivo e la volta di Turnpike (ancora su musica di Bach) per il Balletto di Toscana, poi ripreso da altre compagnie. Nella Stagione 1992-1993 lascia l’Aterballetto

e sviluppa la sua attività di coreografo freelance, stringendo un’intensa collaborazione proprio con il Balletto di Toscana e collaborando con diverse compagnie internazionali.

Tra le creazioni toscane, si contano Del doman non v’è certezza, Pitture per archi, Mediterranea, 3D, Pression, Voyeur, Il mandarino meraviglioso, Don Giovanni emozioni di un mito e Blue Note. Dal 1997 al 2007 e stato Direttore Artistico dell’Aterballetto, rinnovando la Compagnia e ricostruendone il repertorio; lasciata la direzione per dedicarsi all’attività di freelance internazionale, ha mantenuto sino al 2012 la collaborazione con la Compagnia reggiana in qualità di coreografo residente. Nel 1993 crea Foreaction per il Corpo di Ballo della Scala e, due anni dopo, Le Streghe di Venezia, con libretto, scene e costumi di Beni Montresor (musica di Philip Glass, protagonista Carla Fracci). Ha collaborato con molte compagnie, quali l’English National Ballet, lo Stuttgarter Ballett, il New York City Ballet, il Ballet du Capitole di Tolosa, l’Alvin Ailey American Dance Theater, il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, il Balletto del Teatro di San Carlo di Napoli, lo Staatsballett Berlin, il Semperoper Ballett di Dresda, Les Grands Ballets Canadiens, il Ballet Argentino, il Ballett Basel, il Ballett Zurich, il Bale da Cidade de Sao Paulo, il Balletto del Bol’šoj, Les Ballets Jazz de Montreal, il Pennsylvania Ballet, il Dominic Walsh Dance Theater di Houston, The National Ballet of China, il Ballet National de Marseille, il Ballet de Santiago de Chile, il Balletto Reale Svedese, il Balletto Nazionale di Belgrado, il Balletto Nazionale Estone, il Balletto del Teatro Colon di Buenos Aires, il Wiener Staatsballett, il Balletto dell’Opera di Praga.

Nel 2002 è tornato al Teatro alla Scala per Omaggio a Nino Rota e nel 2008 per riallestire Mediterranea. Per la Gauthier Dance Company del Theaterhaus Stuttgart (che nel 2010 aveva già rilevato la sua Cantata) ha firmato Alice (2014), Deuces (2019) e The Dying Swan Project che debutterà a fine maggio 2021. La novità Pietra Viva (2012) ha consolidato in Germania la sua amicizia con il danese Egon Madsen, grande danzatore, attore e direttore di varie compagnie. Per questo straordinario interprete, oggi vicino agli ottant’anni, il coreografo aveva già inserito una parte extra in Cantata; inoltre, in occasione del suo settantacinquesimo compleanno, ha allestito Solo 7557, un pezzo che ha sancito una collaborazione destinata a continuare nel 2020 con EGON king MADSEN lear. Nel dicembre 2019 aveva debuttato la sua Carmen interpretata da Octavio de la Roza e da Camilla Colella. Tra le sue ultime creazioni, La Piaf per il Teatro Nazionale Lituano dell’Opera e del Balletto (2017) e Einssein per lo Stuttgarter Ballett (2021). Tornando al rapporto con il Teatro alla Scala, nella Stagione 2015-2016 è nata Cinderella (su musica di Sergej Prokof’ev), che ha ottenuto una nomination al Premio Benois de la Danse di Mosca nel 2016. Il primo febbraio 2016 è arrivata la nomina a Direttore del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala; tuttavia, l’8 ottobre dello stesso anno il coreografo ha dovuto rinunciarvi, con rammarico, per problemi di salute. La sua collaborazione con la Compagnia non ha avuto a soffrirne: nel 2017 ha debuttato il suo Progetto Handel; nel 2020, per il Gala di Balletto, crea Do a Duet; nel 2021, in occasione della Serata Grandi Coreografi, presenta per la prima volta il passo a due da Cantata e firma la creazione di Madina. Nel 2023 debutta al Teatro Colon di Buenos Aires con la sua produzione Caravaggio, e Roberto Bolle come artista ospite; firma poi una nuova creazione per Holo Harmonies, innovativo progetto multimediale presentato in contemporanea allo State Opera di Praga e al Festspielhaus di Baden-Baden in prima assoluta il 1° dicembre 2023.

 

SHAHAR BINYAMINI

È un coreografo, ballerino e regista di fama internazionale, il cui lavoro unisce il mondo della danza, della scienza e del design.

La sua voce artistica supera i confini tradizionali, offrendo un’esperienza multidimensionale che coinvolge il corpo e la mente. Nel corso della sua militanza nella Batsheva Dance Company (2006–2013) ha potuto mettere in luce la sua eccezionale capacità interpretativa con i coreografi Ohad Naharin e Sharon Eyal. Nel 2016 si è avventurato sulla scena coreografica globale presentando FLAT per Frontier DanceLand a Singapore, segnando l’inizio di un capitolo internazionale nel suo percorso creativo. Il suo impatto si è esteso a livello mondiale e ha lasciato un segno indelebile in compagnie di danza prestigiose come l’Opéra di Parigi, la Gothenburg Dance Company, il Ballet BC, l’Opera Ballet Flanders, il Balletto Nazionale di Bordeaux, la Gauthier Dance Company, Norrdans, il Ballet du Rhin e la São Paulo Dance Company. Le sue creazioni hanno calcato palcoscenici di prestigio assoluto, come il Lincoln Center di New York, il Queen Elizabeth Theatre di Vancouver, il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro Colón in Argentina.

Nel 2022, la Settimana della Moda di Shanghai gli ha commissionato un lavoro coreografico per l’inaugurazione, segnando così un traguardo significativo per l’integrazione della danza contemporanea nei principali eventi culturali internazionali.

La portata artistica di Shahar Binyamini trascende i contesti tradizionali della danza, come dimostra la sua collaborazione con l’acclamata artista SZA: autore delle coreografie per il video della hit “SNOOZE”, ha dato prova della sua versatilità e della sua capacità di far dialogare generi diversi.

Nel 2013, insieme al Prof. Atan Gross del Weizmann Institute for Science, Binyamini ha fondato TNUDA—un gruppo di ricerca pionieristico in cui confluiscono danza, scienza e coreografia. Con sede presso il Weizmann Institute, TNUDA esplora le profonde connessioni tra principi scientifici e movimento. Il successo di TNUDA ha portato allo sviluppo di un corso di ricerca per gli studenti dell’istituto Weizmann dal 2014 al 2016, sotto la guida congiunta di Shahar Binyamini e del Prof. Atan Gross.

In ambito accademico, Shahar ha lasciato un segno duraturo come professore ospite alla UCLA, con LUNG, una creazione per il Dipartimento di opera e danza.

Come riconoscimento dei suoi eccezionali contributi, Shahar Binyamini ha ricevuto il Premio del Ministro della Cultura Israeliano come “Coreografo Promettente” nel 2021.

Questo prestigioso riconoscimento consolida il suo status di artista visionario, mettendo in mostra una gamma impressionante di competenze e un impatto multidimensionale nel mondo della danza e della ricerca.

Che si tratti di palcoscenici prestigiosi o di collaborazioni con artisti di diversa provenienza, Shahar Binyamini continua a tracciare un percorso distintivo nel panorama globale delle arti performative.

 

FONDAZIONE ACCADEMIA TEATRO ALLA SCALA

L’Accademia Teatro alla Scala costituisce un polo formativo unico nel panorama europeo ed extraeuropeo grazie a un’offerta didattica che abbraccia pressoché tutte le professioni che ruotano intorno allo spettacolo dal vivo, da quelle artistiche a quelle manageriali a quelle tecniche. Ed è un’istituzione unica perché legata a uno dei teatri lirici più famosi del mondo, i cui artisti e professionisti, oltre ai maggiori esperti nel campo delle performing arts, formano il corpo docente, la cui missione non è solo quella di assicurare un brillante futuro professionale a giovani dotati di talento, ma anche quella di perpetuare una tradizione che deve essere protetta nel segno del costante rinnovamento. Questo sin dal 1813, anno in cui nasce la Scuola di Ballo, che, nel tempo, ha plasmato artisti di caratura assoluta. A quei dodici allievi che componevano la prima classe di danza, nel corso di oltre due secoli, se ne sono aggiunti molti altri, ed oggi sono 1400 i ragazzi che frequentano gli indirizzi didattici più diversi, una trentina, distribuiti nei quattro dipartimenti – Musica, Danza, Palcoscenico e Management – in cui si articola la Scuola scaligera: un catalogo che comprende corsi propedeutici, corsi di formazione, di alto perfezionamento, corsi di diploma accademico di primo e secondo livello che conferiscono titoli equipollenti a quelli universitari, nonché Master di primo livello, workshop e stage estivi. L’attuale volto dell’Accademia è stato disegnato negli anni Novanta dal Sovrintendente Carlo Fontana, che nel 2001 ne ha promosso la trasformazione da Dipartimento interno al Teatro in una Fondazione autonoma.

L’Accademia vanta percentuali molto alte di inserimento degli ex allievi nel mondo del lavoro, e ciò è possibile grazie a un metodo didattico che garantisce la preparazione più completa, con un approccio teorico-pratico che favorisce l’attività quotidiana in scena e dietro le quinte, arricchita da un ulteriore periodo di tirocinio.

Diretta dal 2026 da Cristina Frosini, ha come Soci Fondatori, oltre al Teatro alla Scala, Regione Lombardia, Comune di Milano, Camera di Commercio Milano MonzaBrianza Lodi, Fondazione Berti ETS, Fondazione Bracco, Fondazione Milano per la Scala, Intesa Sanpaolo e Techbau.

 

14 marzo

 

AMAZZONI

 

concept, regia, coreografia Silvia Gribaudi

performer Marta Olivieri, Martina La Ragione

Sara Sguotti, Susannah Iheme, Vittoria Caneva

musiche Matteo Franceschini

disegno luci Luca Serafini

styling Ettore Lombardi

assistente alla coreografia Francesco Dalmasso

consulenza artistica Matteo Maffesanti

produzione Associazione Culturale Zebra

coproduzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Torinodanza Festival, Le Gymnase CDCN – Roubaix (FR)

con la collaborazione e il sostegno di stARTfestival – Bayer Kultur – Leverkusen (DE)

Théâtre Molière – Sète, scène nationale archipel de Thau (FR)

lOiseau-Mouche- Roubaix (FR), Istituto Italiano di Cultura di Oslo

DansiT Koreografisk Senter (NO)

nell’ambito del progetto Italy-Norway Dance Residencies

coordinato e sostenuto da NID Platform, MiC, PAHN_Performing Arts Hub Norway

Istituto Italiano di Cultura di Oslo e Reale Ambasciata di Norvegia a Roma

con il sostegno di MiC – Ministero Italiano della Cultura

 

Silvia Gribaudi è artista associata a Le Gymnase CDCN Roubaix (2024-2026)

al Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale (2025-2027)

e al Théâtre Molière de Sète, scène nationale archipel de Thau (2026–2029)

 

si ringrazia per i dialoghi, le riflessioni, le parole sospese ed indagate, la presenza fondamentale

dietro le quinte di Francesca Albanese, Andrea Rampazzo, Annette van Zwoll e Sara De Simone

 

 

Amazzoni di Silvia Gribaudi rilegge il mito delle guerriere attraverso il linguaggio della danza contemporanea. In scena cinque performer danno vita a un’esperienza corale in cui il corpo diventa luogo di libertà, relazione e trasformazione. Tra gesto, voce, musica e humour, lo spettacolo esplora la forza della comunità senza rinunciare alle singolarità, trasformando il potere in pratica condivisa e il movimento in un atto di resistenza e celebrazione. Più che raccontare un mito, Amazzoni ne restituisce una visione contemporanea, in cui la forza nasce dall’incontro, dalla vulnerabilità e dalla libertà di essere.

 

Ippolita, Pentesilea, Antiope e le altre Amazzoni sono tornate. Come presenze, più che come personaggi. Non raccontano un mito, lo attraversano. Non brandiscono armi, ma posture. Non scagliano frecce, ma traiettorie.

Amazzoni di Silvia Gribaudi, creato in dialogo con le danzatrici Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara Sguotti, Susannah Iheme e Vittoria Caneva, abita la scena come uno spazio da attraversare.

Non occupa: espande. Non impone: insiste. È un gesto che si prende il diritto di esistere.

 

Corpi che si allenano alla libertà. Corpi che trasformano la resistenza in ritmo, la fatica in celebrazione. In scena, le performer si mettono in gioco come singolarità e come branco.

La loro battaglia è una pratica, un allenamento costante a stare nel mondo con il proprio corpo intero. Unite e complici, combattono senza nemico. La loro rivoluzione non costruisce confini, ma apre frontiere. Insieme prendono il potere e lo trasformano in atto coreografico: lo attraversano, lo smontano, lo parodiano, lo ribaltano.

La danza, qui, è un allenarsi a stare.

A riprendersi il proprio spazio.

Silvia Gribaudi

 

Silvia Gribaudi, con la collaborazione di Francesco Dalmasso come assistente alla coreografia, crea in scena una pratica che si configura come un allenamento fisico per aprire spazi dentro e fuori dal corpo. Una forma coreografica che non cerca l’unisono, ma un gesto che crea relazione. Le differenze diventano materia comune, esercizio di coesistenza, allenamento a stare insieme senza annullare le singolarità.

La drammaturgia musicale si fonda principalmente sulle sonorità vocali femminili, che diventano matrice sonora e materia viva dell’intera composizione. La voce, molteplice e cangiante, è il cuore pulsante del progetto: attraverso elaborazioni elettroniche si espande, si frammenta e si ricompone, attraversando e materializzando differenti stati emotivi e significati. La musica di Matteo Franceschini crea un paesaggio sonoro polifonico, rituale, quasi sciamanico, dove la ripetizione si fa trance, resistenza, processo di trasformazione.

Le luci di Luca Serafini disegnano territori mobili, attraversamenti, zone di potere e di intimità. I costumi curati da Ettore Lombardi sottolineano la complicità del gruppo di lavoro, dando spazio alla personalità di ogni corpo, attraverso elementi di epoche diverse. Gli abiti non trasformano, rivelano.

Il colore nero diventa un ambiente condiviso che accoglie differenze, posture e caratteri. Uno styling che sostiene

la libertà dei corpi in scena.

In Amazzoni la poetica di Silvia Gribaudi attraversa sacro, profano e umano.

Attraverso la loro presenza, queste Amazzoni ci restituiscono non la rappresentazione di un mito, ma l’attivazione

di un archetipo contemporaneo: donne che abitano la propria forza senza rinunciare alla complessità.

Qui il ridere non è ironia, ma gesto radicale e irriverente: un’esplosione che espone la parte più oscura e vulnerabile

dell’essere umano, quella che può spaventare perché rompe gli equilibri e sovverte ciò che tenta di dominarla.

 

SILVIA GRIBAUDI

È una coreografa italiana attiva nelle arti performative. Dal 2004 mette al centro del suo lavoro l’impatto sociale del corpo e la relazione tra pubblico e performer, attraverso la ricerca artistica sul linguaggio coreografico, la danza e lo humour. Con un’attenzione specifica al livello umano e relazionale, sviluppa i suoi lavori attraverso il dialogo e l’incontro poetico con gli/le artist* con cui collabora, le comunità e il pubblico, che diventano parte integrante di ogni atto performativo.

Le sue produzioni più recenti sono Amazzoni (2026) coprodotto da Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e Le Gymnase CDCN – Roubaix (FR), l’assolo Suspended Chorus (2025) coprodotto da Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, La Corte Ospitale con contributo della Regione Emilia-Romagna, Rum för Dans (SE), Le Gymnase CDCN – Roubaix (FR), What You See Festival (NL), The Doozies (2024) creato con Marta Dalla Via, coprodotto da Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale (IT), La Corte Ospitale con contributo della Regione Emilia-Romagna e Grand Jeté (2023) con MM Contemporary Dance Company coprodotto da La Biennale de Lyon (FR), Théâtre de la Ville (FR), Rum för Dans (SE), Torinodanza Festival, International Dance Festival TANEC PRAHA (CZ), Zodiak – Side Step Festival (FIN) e dal network internazionale Big Pulse Dance Alliance.

I suoi spettacoli sono stati presentati in numerosi teatri e festival in tutta Europa, Asia e America. Tra questi Théâtre

de la Ville a Parigi, The Holland Dance Festival a L’Aia, Shanghai International Dance Center, CINARS a Montreal, Torinodanza Festival, Biennale di Venezia, Bolzano Danza, Dansnät Sverige in Svezia, La Biennale de Lyon.

Silvia Gribaudi è una delle fondatrici di Zebra, organismo di produzione della danza riconosciuto e sostenuto dal

Ministero della Cultura Italiano dal 2018. È attualmente artista associata presso Le Gymnase CDCN (Roubaix – Francia) per il triennio 2024-2026 e presso il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale (2025-2027).

 

MARTA OLIVIERI

È autrice e performer. Si è formata in Italia e all’estero con diversi coreografi e insegnanti, e nel 2022 ha frequentato corsi intensivi presso The SNDO ad Amsterdam. È Somatic Movement Educator (SME) certificata in Body-Mind Centering® dal 2018, e ha lavorato come performer per DOM, Riccardo Guratti, Michele Rizzo, Pablo Tapia Leyton, Silvia Calderoni e Monica Bonvicini. Nel 2021 è stata selezionata per il progetto Workspace Ricerca X. Ha creato Trespass_Processing an emerging choreography, a cui ha fatto seguito Trespass_Tales of the Unexpected, che esplora la narrazione istantanea. Quest’ultimo progetto ha vinto un bando del Ministero della Cultura nel 2023. Nello stesso anno ha co-fondato Nothing ETS insieme a Leonardo Delogu. Da allora collabora con l’ASL di Napoli per laboratori di movimento, ha preso parte a residenze presso le Lavanderie a Vapore e sviluppa audiodescrizioni per pubblici non vedenti. Nel 2025 ha avviato la creazione di Lyrica.

 

SUSANNAH IHEME

Nata nel 1985, è una danzatrice e performer con base a Firenze. Ha collaborato con artisti come Jérôme Bel, Roberto Castello, Ariella Vidach, Tino Seghal e Marina Abramović (The Cleaner). Nel 2015 ha fondato il collettivo Gruppo M.U.D., dedicato alla ricerca interdisciplinare tra arti performative e arti visive. Dal 2017 collabora con la Compagnia teatrale della Casa Circondariale di Sollicciano in un progetto di reintegrazione per detenuti. Formatrice in educazione non formale dal 2016, progetta laboratori e seminari rivolti a pubblici eterogenei. Collabora

con il Centro di Creazione e Cultura APS, con il network Roots & Routes – di cui è presidente dal 2021 – e, dal 2024, insegna per Dancewell (danza e Parkinson). Partecipa inoltre a HO(ME)_project del collettivo italo-tunisino Corps Citoyen, un lavoro partecipativo che unisce performance e video nei quartieri urbani periferici.

 

SARA SGUOTTI

Appassionata tanto dei corpi individuali quanto di quelli collettivi, esplora micro-comunità e modalità di pensiero intrecciate. Ha collaborato con Compagnia Virgilio Sieni, Anton Lachky, Damien Jalet (come danzatrice, attrice e coach per il film Suspiria di Luca Guadagnino), Simona Bertozzi, Cristina Kristal Rizzo, Jacopo Jenna, Annamaria Ajmone, tra gli altri. La sua ricerca è iniziata con S.solo, ed è proseguita con S.rituale, Space Oddity, Dedica Lontana, It’sHardToBeHuman e S.O.P. Nel 2024 ha ricevuto il Premio UBU come Migliore attrice-performer under 35. Dal 2025 è artista associata presso il Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e attualmente sta preparando Rossocrepa (2026), oltre a sviluppare un progetto personale sulla maternità.

 

MARTINA LA RAGIONE

Ha danzato per Teri J. Weikel, Carolyn Carlson, Robert Wechsler, Nathalie Larquet, Simone Sandroni, Virginia Spallarossa, Gabriella Maiorino, Carlo Massari e Romeo Castellucci in Parsifal, ed è stata danzatrice ospite presso il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch in The Seven Deadly Sins. Come coreografa, ha creato lavori per i progetti Anna Tanzt e Heinrich Tanzt, commissionati dal Bayerische Staatsballett e rivolti a studenti delle scuole superiori. Insieme a Valentina Buldrini, ha vinto il Premio Equilibrio presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma con lo spettacolo Will (June Events/Parigi, NID Platform/Pisa, Fringe Dance Base Festival/Edimburgo). Fa parte del corpo docenti di Art Factory International, di Anfibia (piattaforma di danza diretta da Carlo Massari) della KC Academy ( diretta da Carlos Kamizele e Cristiano Kris Buzzi) e del Dance Studio Alta Formazione di Faenza (diretto da Luna Ronchi). Ha recentemente creato UnHeaven per il Bayerisches Junior Ballett. La sua ultima creazione, This Wall Has No Title, realizzata in collaborazione con Andrea Rampazzo, è stata presentata a Monaco nell’ottobre 2021 (PopUp Forma/Explore Dance Network).

 

VITTORIA CANEVA

È una danzatrice e autrice italiana, diplomata in danza contemporanea presso il Balletto di Roma. Avvia la sua carriera nel 2015 con Prove d’Autore XL (Francesca Pennini) e prende parte a numerosi festival, tra cui b.Motion e Gender Bender. Selezionata per Botteghe d’Arte, partecipa a Dance Makers 2 e a progetti di ricerca come Volcano e a una residenza presso NOD Torino. Ha collaborato con artistə come Jija Sohn, Masako Matsushita, Yasmeen Godder, Nora Chipaumire, Kinkaleri, Chiara Frigo e Giorgia Lolli. Dal 2019 insegna nel progetto Dance Well. Dal 2022 è co-fondatrice di BASE9, associazione culturale dedicata a progetti performativi, partecipativi e formativi. La sua ricerca esplora pratiche fisiche orientate a sostenibilità, inclusività ed empatia.

 

FUORI ABBONAMENTO

7 gennaio

 

IL LAGO DEI CIGNI

 

balletto in due atti e quattro scene su musiche di P.I. Čajkovskij

coreografia Teet Kask

da Petipa/Ivanov

con Balletto di Milano

direzione artistica Carlo Pesta

lighting designer Gioele Monteduro

 

 

Tra i più grandi capolavori del balletto classico, Il lago dei cigni arriva in scena con il Balletto di Milano, una delle compagnie italiane più apprezzate e presenti sui palcoscenici nazionali e internazionali, in un allestimento completamente rinnovato, con nuove scene, costumi di grande eleganza e coreografie arricchite. Questa raffinata rilettura coniuga il fascino senza tempo della celebre storia di Odette e la straordinaria musica di Čajkovskij in uno spettacolo intenso ed emozionante, capace di restituire tutta la bellezza e la forza di uno dei balletti più amati della storia.

 

Per la stagione 2026/27 il Balletto di Milano riprende la produzione creata in esclusiva dal coreografo estone Teet Kask nel 2017 presentandola in un allestimento completamente rinnovato. Nella versione di Kask, la celebre vicenda di Odette conserva intatta la poesia del balletto, rendendola al tempo stesso vicina alla sensibilità di oggi. La coreografia segue la struttura narrativa originale e, pur introducendo una visione più attuale, non rinuncia alla magia degli atti bianchi e ai virtuosismi della grande danza accademica. Le nuove scene e i costumi, concepiti secondo una linea di estrema ricercatezza, privilegiano atmosfere evocative, giochi di luce e armonie cromatiche. Ne nasce un Lago dei cigni intenso, capace di restituire al pubblico tutta la forza emotiva di uno dei balletti più amati della storia.

 

ABBONAMENTI [5 SPETTACOLI]

RINNOVO

da mercoledì 9 a sabato 26 settembre

NUOVI

da domenica 27 settembre

 

settore A                                  € 125

ridotto over 65, under 29         € 100

ridotto fino a 19 anni                € 80

settore B                                  € 110

ridotto over 65, under 29         € 90

ridotto fino a 19 anni                € 65

settore C                                  € 90

ridotto over 65, under 29         € 65

ridotto fino a 19 anni                € 55

settore D                                 € 70

ridotto over 65, under 29         € 55

ridotto fino a 19 anni                € 45

 

BIGLIETTI

da mercoledì 21 ottobre

vendita biglietti per tutti gli spettacoli

 

settore A                                  € 28

ridotto over 65, under 29         € 23

ridotto fino a 19 anni                € 18

settore B                                  € 25

ridotto over 65, under 29         € 20

ridotto fino a 19 anni                € 15

settore C                                  € 20

ridotto over 65, under 29         € 15

ridotto fino a 19 anni                € 12

settore D                                 € 16

ridotto over 65, under 29         € 13

ridotto fino a 19 anni                € 10

settore E/loggione                    € 8

 

Pesaro Danza Focus Festival

in via di definizione

 

BIGLIETTERIA TEATRO ROSSINI

[Piazzale Lazzarini 0721 387621]

dal 9 settembre al 6 ottobre

tutti i giorni con orario 10 – 13 e 17 – 19.30

dal 7 ottobre

dal mercoledì al sabato dalle ore 17 alle ore 19.30

nei giorni di spettacolo feriali con orario 10 – 13 e dalle 17 ad inizio rappresentazione

il sabato di spettacolo con orario 10 – 13 e dalle 17 ad inizio rappresentazione

la domenica di spettacolo con orario 10 – 13 e dalle 16 ad inizio rappresentazione

 

VENDITA ONLINE

Una parte dei nuovi abbonamenti e biglietti sarà in vendita anche online

L’acquisto online comporta un aggravio del costo.

 

INFORMAZIONI

Teatro Rossini 0721 387621 | www.teatridipesaro.it

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INIZIO SPETTACOLI

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