Buona giornata, amici. Nemici no, oggi voglio parlare soltanto e semplicemente ai miei cari, cari, cari amici.
In tantissimi si chiedono come ho fatto a diventare così forte?
La vita ha incominciato a mettermi alla prova all’età di tre o quattro anni. Non passava giorno che mia madre, se così si può chiamare una vera madre, mi inondasse di parolacce, insulti e botte sulla testa. Cazzotti, più o meno pesanti, mi arrivavano senza che io pronunciassi nemmeno una parola.
Lei era così. Era stata disegnata da Dio per farmi fare ogni cosa dettata da Lui.
All’età di sette anni, quando i miei coetanei giocavano, io dovevo andare a cucire da una sarta che, poco meno gentile, no, ma crudele quanto mia madre, ogni giorno mi faceva arrivare qualche cazzotto sulla testa, perché dimenticavo sempre di infilare l’ago più corto possibile.
Poi, poi, poi… che dire? Sono stata affidata a una zia che più sporca di così non poteva essere. Questo per un anno intero, affinché terminassi le scuole dell’obbligo per raggiungere i miei genitori in Svizzera.
Nel frattempo mi ero riempita di pidocchi, che poco ci mancava mi avessero succhiato tutto il sangue. Ero così pallida che doveva dare all’occhio che non stavo bene. Ma nessuno si accorgeva di niente.
Migrata in Svizzera, sono diventata ancora più schiava e anche maltrattata, sempre e solo da mia madre. Il papà era buono, ma non diceva mai niente, tanto che sono arrivata a pensare che di padre fossi orfana. Va bene essere buoni, ma non serve a niente se non si è anche giusti. Ma anche quel disegno lo aveva scritto Dio per me.
A loro non ho mai, mai, mai, ma proprio mai fatto una colpa delle mie sofferenze. Erano così e basta.
Poi dovetti essere la balia di mio fratello di tre anni. Io ne avevo dieci e dovevo assicurare in famiglia che tutto andasse al meglio. Spesa, mestieri e, se qualcosa, la benché minima cosa, non era come diceva mia madre, mi incollava in un angolo e, tra calci e pugni, sfogava così la sua frustrazione e la sua stanchezza, poiché partiva il mattino alle 6.30 e tornava la sera alla stessa ora.
Poi Dio mi ha salvato obbligandomi ad andare a scuola in Svizzera, che io amavo moltissimo. Finalmente ero uscita da una situazione sciatta e superficiale, nonché sofferta, per entrare in una più consona alla mia età.
Lì sono incominciate le mie ribellioni. Non facevo quasi mai quello che mi dicevano i maestri, andavo per conto mio, ma sono sempre riuscita al meglio nel rendimento scolastico. Almeno così mi dicevano i professori, ma io non l’ho mai, mai, mai creduto.
Lì finalmente ho potuto aprire la mia bocca che, per anni, molti anni, non potevo aprire.
Poi, negli anni, non sono cambiate di molto le situazioni della famiglia. Dovevo sempre tacere, perché ero femmina, mentre ai miei fratelli tutto era concesso. Ero sempre segregata in casa, se non quando, a quattordici anni, iniziai a lavorare come commessa in un supermercato.
Lì si è aperto un altro mondo che non dimenticherò facilmente. Lì Dio mi aveva regalato moltissime soddisfazioni. Nel lavoro ero molto apprezzata, anche perché lo svolgevo con passione e onestà, come ho sempre fatto.
Poi ho conosciuto il mio ex marito. Sì, sì, sì, ex. Sono stata lasciata perché questo mio meraviglioso dono non lo ha mai, mai accettato.
Lì è iniziato un altro inferno, quello superiore: dalla padella alla brace. Lì le umiliazioni sembravano non finire mai. Umiliazioni, botte, fino a farti sentire una nullità, sebbene lavorassi molto, molto, molto.
Per anni le mie ore lavorative sono state diciotto, venti al giorno, ma sembrava che non facessi mai abbastanza. Curavo tutto, come ho sempre e da sempre fatto: la famiglia, la cucina, l’azienda voluta da me, che ha dato buoni frutti. Ma non ero considerata in niente.
Ora però basta. Non voglio andare avanti, anche se ne avrei ancora per molto, ma era solo una parentesi della mia vita.
Così Dio ha scritto il Suo disegno per me. Così mi ha forgiato e preparato per questo evento.
Ora mi scuso se vi ho rattristato o annoiato, ma era soltanto perché sento i vostri pensieri: mi arrivano. In tanti pensano: “Come fa ad avere così tanto coraggio?”
Riflettete quando vi lamentate per niente. La vita è sempre e comunque un grandissimo dono.
Grazie per la vostra gentile attenzione.
N.B. Se non si era capito, io conosco moltissime sofferenze, motivo per cui sono sempre dalla parte degli ultimi.











