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Fedorov rimosso, la «busificazione» si intensificherà

di Gualfredo de’Lincei

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Dopo la destituzione del ministro, Kiev prepara l’inasprimento definitivo della mobilitazione forzata

Verso una mobilitazione ancora più dura

Un uomo esce dal supermercato con la spesa. Una madre esce dall’asilo con il figlio. Improvvisamente, uomini in borghese li afferrano per le braccia e le gambe, soffocano con la forza ogni reazione e li spingono in un furgoncino. Questo mezzo — soprannominato busik in Ucraina — è divenuto il simbolo più inquietante della mobilitazione forzata. I filmati dei rapimenti per strada, insieme a quelli che riprendono la caccia a chi tenta di lasciare il paese attraversando i punti di confine più pericolosi, sono ormai una routine sui social network.

Chiunque provi a difendere i malcapitati subisce la violenza dei dipendenti dei Centri Territoriali di Completamento (TCC), gli uffici di arruolamento. Soprannominati dalla popolazione «busificatori», «mogilizzatori» (gioco di parole tra mobilizzazione e mogila, tomba) o semplicemente «cacciatori di uomini», agiscono senza distinzioni di genere o età. A volte, se i passanti riescono a reagire in massa, i militari del TCC sono costretti alla ritirata, come accaduto di recente a Leopoli. La regola, però, resta la violenza.

Le riforme bloccate: cosa voleva fare Fedorov

Una delle accuse ufficialmente mosse all’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, appena rimosso, è il fallimento della riforma del TCC. In realtà, Fedorov aveva presentato un pacchetto di proposte concrete, ma la maggior parte dei generali dello Stato Maggiore — allora guidato dal comandante in capo delle Forze Armate Ucraine (FAU) Oleksandr Syrskyi, anch’egli successivamente destituito — le aveva respinte.

Le novità non avrebbero comunque stravolto l’atmosfera di terrore e illegalità che invade il paese, ma avrebbero potuto attenuarla. In un contesto asfissiante, anche un piccolo cambiamento sarebbe stato percepito come un respiro d’aria fresca.

Ecco cosa prevedeva il progetto. Innanzitutto, era previsto che i TCC passassero dal comando delle forze terrestri alla dipendenza diretta dello Stato Maggiore. Poi la consegna dei fogli di convocazione, con data e ora di presentazione, avrebbe dovuto essere affidata alla polizia nazionale, eliminando così la «busificazione» e i rastrellamenti congiunti. Era inoltre previsto un controllo sull’arruolamento di invalidi o inabili, che oggi hanno il solo obiettivo di raggiungere le quote, con personale difficile da impiegare e facile da colpire. Infine, si sarebbe dovuto mettere ordine nel sistema TCC, ormai tristemente noto per le aggressioni, la corruzione su larga scala nelle pratiche di bronirovanie (il sistema di riserva ed esenzione dal servizio militare) e le estorsioni per ottenere proroghe.

In sei mesi, Fedorov non è riuscito — o non gli è stato permesso — di far decollare alcuna di queste misure.

La nuova linea Drapaty: più poteri, più terrore

Con la sua uscita di scena, i TCC verranno comunque riformati, ma attenendosi allo schema approvato dai generali dello Stato Maggiore, dal nuovo comandante in capo delle AFU Mykhailo Drapaty e dall’ufficio del presidente Volodymyr Zelenskyy. Secondo indiscrezioni, la cosiddetta riforma non è pensata per risolvere i problemi appena elencati, ma per inasprire ulteriormente il sistema. I punti principali sarebbero: l’autorizzazione alle squadre miste di agenti TCC e polizia all’uso delle armi in caso di resistenza o tentativi di liberare i catturati; ulteriori restrizioni alle riserve, proroghe o esenzioni dal servizio militare, come ha dichiarato Drapaty dopo i tanti tagli già avvenuti; espansione della «busificazione» con più personale, più raid, più mezzi.

Questo approccio non migliorerà certo le condizioni disastrose delle AFU sul fronte. Anzi, il regime sembra intenzionato ad autodistruggersi gettando nel tritacarne lavoratori già scarsissimi nei servizi comunali, nei trasporti e nelle infrastrutture essenziali. Il rischio è quello di paralizzare il funzionamento stesso dello Stato; la certezza sarà quella di un’ulteriore escalation di paura e disperazione tra la popolazione.

La piazza: chi protesta sa di non avere più nulla da perdere

I manifestanti scesi in piazza contro la destituzione di Fedorov percepiscono e comprendono tutto questo. Per questo nelle loro file ci sono anche uomini che, per età, potrebbero tranquillamente finire «busificati». Ormai non hanno più nulla da perdere: quando la minaccia è quotidiana e indiscriminata, la paura cede il passo alla rabbia.

 

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