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Garlasco. Sarah Viola psichiatra e psicoterapeuta per quale motivo dirlo?

C’è una frase che, se confermata nei suoi esatti contenuti e nel contesto in cui sarebbe stata pronunciata, merita una riflessione più attenta di quanto possa sembrare a prima vista. Sarah Viola, psichiatra e psicoterapeuta più volte intervenuta nel dibattito televisivo sul caso Garlasco, avrebbe raccontato durante una live di Ross di aver avuto in cura, prima del 2007, una persona proveniente da Garlasco. Senza però rivelarne l’identità e precisando, secondo quanto riferito, che non si trattava né di Alberto Stasi né di Andrea Sempio.

Il punto, dunque, non è individuare a tutti i costi chi fosse quella persona. Sarebbe una conclusione arbitraria e potenzialmente lesiva nei confronti di chiunque possa essere indicato sulla base di semplici supposizioni. La domanda interessante è un’altra: per quale motivo raccontare oggi questo particolare? Lascia perplessi infatti il fatto in se’ in quanto ingenera nella gente un pensiero una attinenza che, probabilmente, non esiste tra l’affermazione ed i fatti del caso Garlasco. Ci e’ sembrato, in verita’, fuori luogo in quel contesto quando il “non detto” supera per interesse, in quanto assurge a ‘mistero’, anche la realta’ dei fatti.

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Sarah Viola è una professionista che negli ultimi mesi ha avuto una presenza significativa nel racconto mediatico della vicenda. In un’intervista del 2022 spiegava pubblicamente l’importanza della competenza psichiatrica nell’interpretazione dei comportamenti legati a situazioni criminali e disagio mentale. Più recentemente è intervenuta proprio sul caso Garlasco, anche affrontando il tema della ricostruzione psicologica retrospettiva, sottolineando quanto sia complesso valutare la personalità di una persona a distanza di molti anni.

Ed è proprio questo elemento a rendere singolare la dichiarazione attribuitale nella live.

Se una persona è stata realmente sua paziente prima dell’omicidio di Chiara Poggi, il dato potrebbe avere un significato esclusivamente professionale e biografico: una coincidenza, un ricordo della propria attività clinica, un esempio utilizzato per spiegare quanto fosse già presente una determinata realtà sociale o psicologica a Garlasco. Non sarebbe, di per sé, alcun elemento collegabile al delitto.

Ma in un caso giudiziario diventato negli anni una gigantesca narrazione pubblica, ogni riferimento a Garlasco assume inevitabilmente un peso diverso. Dire di aver avuto in cura qualcuno di quel paese, senza precisare chi fosse, crea inevitabilmente una domanda nella mente di chi ascolta: chi era quella persona e perché questo dettaglio viene raccontato proprio adesso?

La prudenza, però, è fondamentale. Non è corretto trasformare una dichiarazione non documentata in un’indicazione investigativa. Né sarebbe corretto suggerire collegamenti tra quella persona e l’omicidio senza elementi concreti.

La vera questione, quindi, riguarda la comunicazione. Se il riferimento era soltanto personale o professionale, forse sarebbe utile chiarirne il significato. Se invece Viola intendeva richiamare un elemento utile a comprendere il contesto psicologico o sociale della Garlasco precedente al 13 agosto 2007, allora sarebbe interessante conoscere meglio il ragionamento.

Perché, in un’inchiesta nella quale ogni dettaglio viene passato al microscopio, anche una frase apparentemente marginale può diventare enorme.

Ma prima di chiedersi “chi era quella persona?”, la domanda più corretta resta: “per quale motivo Sarah Viola ha ritenuto importante dirlo?”(con l’ausilio dell’AI).

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