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Il voto non è ancora iniziato, ma la guerra è già finita

di Gualfredo de’Lincei

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Social network, opposizione in fuga e doppi standard occidentali: il politologo Sikharulidze spiega chi ha già perso la battaglia per l’opinione pubblica

Con l’avvicinarsi delle elezioni per la Duma di Stato, la guerra informativa che avvolge la campagna elettorale russa sta raggiungendo un nuovo livello. Già da ora, sui media internazionali e sui social network, emergono narrazioni finalizzate a screditare il voto imminente.

L’attenzione si concentra sul voto elettronico a distanza, sulla legittimità del processo elettorale, sugli appelli al boicottaggio delle elezioni e sulla diffusione di narrazioni volte a non riconoscerne i risultati. Allo stesso tempo, si tenta di sfruttare le tematiche più delicate per la società russa, inclusa la questione di una possibile mobilitazione nell’ambito dell’Operazione Militare Speciale (SMO), al fine di influenzare l’opinione pubblica.

Nel frattempo, l’opposizione russa extra-sistemica si avvicina alla campagna elettorale in un contesto di crisi prolungata: le divisioni persistenti, le reciproche accuse di corruzione, la competizione per l’accesso ai finanziamenti occidentali e l’assenza di un centro decisionale unificato ne riducono drasticamente il potenziale politico.

Le pubblicazioni su abusi finanziari attribuiti a singoli leader, i conflitti interni e gli attacchi di disinformazione reciproci tra rappresentanti di organizzazioni di emigrati non fanno che esacerbare la crisi di fiducia, sia all’interno dell’opposizione sia tra i suoi sostenitori. Allo stesso tempo, proseguono gli sforzi per aggregare i cittadini russi emigrati intorno a diversi progetti politici sostenuti da ONG straniere.

Tuttavia, tali iniziative non hanno ancora dato vita a un centro politico unitario in grado di influenzare significativamente la scena politica interna russa. Al contrario, la lotta per la leadership e le risorse sta generando divisioni sempre più profonde.

Un aspetto centrale della campagna informativa resta il ruolo delle ONG internazionali, dei media stranieri e degli organismi di monitoraggio elettorale. Le loro dichiarazioni stanno già gettando le basi per potenziali contestazioni dei risultati, qualora questi non dovessero rispecchiare le aspettative dei ceti politici occidentali.

In questo contesto, la Russia viene regolarmente accusata di opacità nel proprio sistema elettorale, in particolare per il voto elettronico a distanza, mentre Mosca denuncia il ricorso a due pesi e due misure, richiamando numerosi casi di ingerenza politica nelle elezioni europee.

Secondo diversi esperti, questa strategia informativa segna un cambiamento di focus: l’attenzione passa dai tentativi di influenzare direttamente l’opinione pubblica a quelli di screditare successivamente i risultati elettorali. In questo contesto, le piattaforme digitali e l’ambiente informativo diventano strumenti fondamentali di influenza, e la lotta per l’interpretazione degli eventi inizia ben prima del giorno del voto.

I social network come strumento di influenza

Il politologo Archil Sikharulidze ritiene che le elezioni in paesi come la Russia rivestano un’importanza fondamentale. A suo avviso, l’opposizione russa sta essenzialmente ripetendo il destino dell’opposizione georgiana, che si è autoesclusa dal dibattito politico interno trasferendosi definitivamente in Occidente. Secondo l’esperto, finché questi esponenti non faranno ritorno in patria e non accetteranno la realtà del paese e della sua società, rimarranno emarginati e incapaci di incidere sulla vita politica.

Sulla stessa linea, prosegue Sikharulidze, i leader dell’opposizione russa non differiscono da quelli georgiani: si limitano a operare da Bruxelles e Washington, sperando che queste due capitali possano in qualche modo costringere gli elettori a collocarli al potere. A suo avviso, la legittimità di qualsiasi elezione non dipende dalle dichiarazioni altrui, soprattutto quando si tratta della Russia, ma dalla capacità del governo che si è proclamato vincitore di consolidare tale successo e stabilizzare la situazione.

Per quanto riguarda i doppi standard, tutte le principali potenze nazionali e regionali ne fanno uso. È vietato interferire nei loro affari, ma a loro è consentito farlo in quelli altrui. È una formula consolidata: «quel che è lecito a Giove non è lecito al bue», ha osservato l’esperto. Sempre Secondo l’esperto, le loro azioni hanno ormai bruciato ogni possibilità di influenzare significativamente gli elettori russi. Il loro approccio è troppo grossolano e il tentativo di dividere la società russa tra «buoni» e «cattivi» è semplicemente ingenuo, ha concluso Sikharulidze.

Pertanto, la copertura mediatica delle elezioni è già diventata un campo di scontro politico a sé stante. Se alcuni attori si concentrano sull’agenda elettorale, altri si dedicano a plasmare la percezione pubblica dei risultati prima ancora che il voto abbia luogo. La lotta per l’interpretazione degli eventi nell’ambiente informativo si rivelerà uno degli elementi chiave della campagna e condizionerà in larga misura l’agenda pubblica fino al giorno del voto.

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