Il narcisismo narrato in Rododendro, il romanzo di Giuseppe Sciarra
Il regista, visual artist e scrittore pugliese Giuseppe Sciarra ha trovato la risposta al dolore in un’operazione culturale spietata e rivoluzionaria: smettere i panni della vittima per indossare, attraverso l’arte, quelli del suo stesso carnefice.
Il suo macro-progetto “Narrare il trauma” sta vivendo un vero e proprio periodo d’oro nel panorama contemporaneo. Sciarra è stato infatti appena annunciato come blogger ufficiale e ospite per il prossimo ReWriters Fest 2026, il prestigioso festival della riscrittura culturale che si terrà a novembre, confermando l’assoluta attualità e urgenza della sua voce.
L’inferno di Foggia: le radici del trauma
Le radici della ricerca di Sciarra affondano in un passato doloroso. Dai 7 ai 14 anni, in un piccolo paese della provincia di Foggia, l’artista è stato vittima di un bullismo feroce e sistematico. Additato dai coetanei, perseguitato e isolato con l’accusa di essere gay, ha conosciuto giovanissimo il lato più oscuro della discriminazione. Una violenza psicologica prolungata che ha finito per smantellare le sue difese emotive, rendendolo – come spesso accade a chi subisce traumi nell’infanzia – vulnerabile e disarmato di fronte ai manipolatori della vita adulta.
Dopo aver trasformato questa ferita in uno strumento pedagogico con Ikos (il progetto di sensibilizzazione contro il bullismo portato con la Regione Lazio negli istituti superiori), Sciarra ha deciso di compiere il passo successivo: mettere a nudo il trauma in un’opera totale.
“Rododendro” e lo specchio del disturbo narcisistico
Il punto di svolta letterario è il romanzo “Rododendro”, pubblicato da Edizioni Il Viandante. Pur trattandosi di un’opera di finzione rigorosamente ispirata alla vita dell’autore, il libro analizza in modo crudo e chirurgico il Disturbo Narcisistico di Personalità, sviscerando i meccanismi di una relazione tossica e l’impatto devastante che gli abusi psicologici hanno su una personalità resa fragile dal bullismo pregresso.
Ma l’opera ha superato i confini della pagina scritta. Rododendro è diventato la spina dorsale di “Against the Digital Narcissus”, un progetto visivo e performativo ideato a quattro mani con la fotografa Priscilla Nutshell.
Diventare il mostro: la performance con Priscilla Nutshell
Davanti all’obiettivo di Priscilla, Sciarra compie un ribaltamento psicologico radicale: inverte i ruoli e si immedesima nella mente del carnefice, incarnando fisicamente il disturbo narcisistico attraverso immagini frammentate, disturbanti e altamente evocative. Una terapia d’urto visiva che critica la perfezione asettica del narcisismo digitale odierno per mostrare la carne, il dolore e la frammentazione dell’identità.
Questa eccezionale fusione tra letteratura e performance art ha generato un caso unico nel settore: il progetto e il libro sono stati ufficialmente indicizzati in due dei più importanti database mondiali dell’arte contemporanea, Artfacts e HENI News. Si tratta di un precedente rarissimo, in cui un’opera letteraria viene riconosciuta a tutti gli effetti come un oggetto d’arte visiva globale.
La consacrazione al ReWriters Fest 2026
Questo lungo percorso di lavoro e riscatto sta raccogliendo frutti straordinari. La capacità di Sciarra di usare il proprio vissuto senza filtri lo ha portato a diventare una delle firme di ReWriters, testata da sempre attenta ai cambiamenti sociali e culturali, e a essere inserito nel programma del ReWriters Fest 2026 per il prossimo novembre.
«L’arte per me non è un esercizio estetico, è una questione di sopravvivenza», dichiara Giuseppe Sciarra. «Impersonare il carnefice, dare un volto al disturbo narcisistico attraverso l’obiettivo di Priscilla, significa riprendermi il potere che mi è stato tolto da bambino per le strade in Puglia. Ho deciso di mostrare il mio trauma pubblicamente perché spero che la mia storia dia la forza di parlare a chi oggi si sente completamente disarmato e prigioniero di un abuso.»










