Tycoon Trump. Il consenso scende a vista d’occhio
Donald Trump ha costruito gran parte della propria identità politica sull’idea di essere un vincente: il tycoon capace di trasformare ogni crisi in un’occasione, ogni attacco in pubblicità, ogni sconfitta in una nuova sfida. Ma nell’estate del 2026 il marchio Trump appare meno invulnerabile. Il consenso cala, l’economia pesa sulle famiglie e persino una parte dell’elettorato repubblicano comincia a mostrare segnali di stanchezza.
Il dato più significativo arriva dal sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato il 17 agosto: soltanto il 33% degli americani approva l’operato del presidente, mentre il 64% lo disapprova. È il livello più basso della sua seconda presidenza e uno dei peggiori risultati registrati durante la sua carriera politica.
Non si tratta soltanto di una questione di numeri. Dietro la caduta del consenso c’è soprattutto una crescente difficoltà a mantenere la promessa fondamentale con cui Trump è tornato alla Casa Bianca: rendere l’America più ricca, più sicura e più forte.
Sul fronte economico, il problema è il costo della vita. Un sondaggio del Financial Times indica che il 53% degli elettori registrati si considera economicamente più in difficoltà rispetto all’inizio della nuova presidenza. Tra gli indipendenti la percentuale sale al 57%. E, per la prima volta in quasi dieci anni, i Democratici risultano più affidabili dei Repubblicani quando agli americani viene chiesto chi sappia gestire meglio l’economia.
A complicare il quadro c’è la politica estera. La guerra con l’Iran, iniziata con la promessa di una conclusione rapida, si è trasformata in un conflitto molto più lungo del previsto. Le conseguenze arrivano direttamente nelle tasche degli americani, attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia e della benzina. L’80% degli intervistati nel sondaggio Reuters/Ipsos ritiene ormai che il conflitto sia destinato a protrarsi.
Trump conserva tuttavia una base elettorale solidissima. Il fenomeno MAGA non è scomparso e, tra i suoi sostenitori più fedeli, l’approvazione rimane molto elevata. Ma proprio questa solidità rischia di diventare insufficiente se il presidente non riuscirà a recuperare gli indipendenti e gli elettori moderati.
Il vero banco di prova saranno le elezioni di metà mandato. Con la maggioranza repubblicana al Congresso già sottoposta a pressione, un presidente indebolito può trasformarsi rapidamente in un problema elettorale per il proprio partito. I sondaggi mostrano infatti un vantaggio democratico nelle intenzioni di voto per il Congresso.
La “fine” di Trump, dunque, non è ancora arrivata. Parlare di tramonto definitivo sarebbe prematuro. Ma il tycoon che sembrava capace di dominare indefinitamente la politica americana deve ora affrontare una realtà meno controllabile: il giudizio degli elettori. E quando il consenso comincia a scendere così rapidamente, anche il personaggio più abile nel trasformare le sconfitte in vittorie scopre che non tutto può essere venduto come un successo.(con l’ausilio dell’AI)










