L’artista Giuseppe Messina e i suoi lavori… in corso.
A Barcellona Pozzo di Gotto esiste l’Oikos Museion”, fondato nella sua abitazione (in via San Giuseppe al numero civico 77 in contrada Acquaficara) dal noto artista Giuseppe Messina, pittore, poeta, autore teatrale, attore e regista, giornalista, critico d’arte e letterario, attualmente impegnato in dei “lavori incorso”, come ha detto lo stesso.

E proprio dalla sistemazione di uno scaffale in cui vi sono libri, carpette con fogli contenenti appunti e tant’altro può venire fuori anche qualcosa che di cui ci si era dimenticato di aver conservato.
E proprio all’artista Messina si è rivelato un “mondo” che aveva dimenticato di aver prodotto.
Sono un insieme di poesie, di romanzi, di poemi e racconti vari.
Li ha spulciati spasmodicamente e ha scoperto una vera miniera cartacea.
Alcuni di tali scritti gli sono piaciuti, anche diversi che prima non aveva ritenuto interessanti.
E’ arrivato così a stamparne ben 23, l’ultimo è “Quando il crimine non paga – Le forme del crimine” di cui parleremo più avanti.

Mentre li consultava, gli è venuto di pensare un suo carissimo amico che ci ha lasciato non molto tempo fa, un vero poeta, l’avv. Francesco Cardile.
Diceva che se lasciamo fogli sparsi, anche se con scritti interessanti, nessuno li leggerà, ma se lasciamo dei libri, prima o poi qualcuno sarà interessato a leggerli. Questo è il motivo per cui si sta apprestando a pubblicare ciò che ha trovano.
Ha cominciato a marzo di quest’anno con il poema “Il pentimento di Achille” e a seguire di altri cinque, due poemi (“Inno alla vita” e “Poema di un’alba colorata”) fino ai tre romanzi (“Il freddo piatto della vendetta”, “In nomine domini – Leone II – Storia e leggenda” e “Quando il crimine non paga – Le forme del crimine”). Ora si sta avviando a preparare la settima, l’ottava, la nona e la decima pubblicazione.
Alcuni di questi libri stampati sono in vendita nelle librerie, ma la maggior parte sono offerti in omaggi ai visitatori dell’Oikos Museion, la sua casa museo dove, oltre alle sue opere, sono esposte pitture e sculture che ha ricevuto in dono da altri artisti.

In primo piano l’artistico monumentale libro dal titolo “Artes meae per unum vestigium – Imbarcato all’alba”, di un centinaio di pagine in tela misurante cm 76 X 56, con riproduzioni di opere pittoriche alternate a pagine scritte (contenente anche il suo poema “Imbarcato all’alba”). La copertina è in multistrato ligneo foderata con pelle di vitello, sulla prima pagina di copertina è incastonato un altorilievo in bronzo di cm 40 X 50, dal peso di 25 kg. Un’opera monumentale, praticamente una creazione simbolica contenitrice delle sue arti, la scultura, la pittura e la scrittura.
All’esterno dell’Oikos museion da ammirare le originali grandi sculture: “Demetra fonte di vita” con due zampilli d’acque che le escono dai seni (opera realizzata su un albero d’ulivo vivo a cui sono state tagliate i rami centrali) e “Proserpina sorgente di rinascita, di Luce, di calore, colore e speranza”, che sembra colpita da una folata di vento che le scompiglia la veste ed i capelli. In esposizione anche la scultura il “Cristo che spezza la croce” (con un piede libero dal chiodo è fermo nell’attimo di scendere dalla croce).
Da noi intervistato, ci ha confessato che è l’avanzata sua età (nato nel 1947 nella millenaria Gala, frazione di Barcellona Pozzo di Gotto) che lo spinge a mettere ordine tra le sue cose per evitare che suo figlio Salvatore, studioso ed attualmente docente in Liguria, si ritrovi ad avere difficoltà nel capire l’entità della sua produzione di opere. Se appare facile individuare le opere pittoriche, scultoree e grafiche, poiché sono datate, diversamente risulterebbe raccapezzarsi fra i tanti scritti.
“Questo favore glielo devo a mio figlio (ha sottolineato l’artista) poiché riconosco che senza le sue spinte non avrei prodotto certe opere come “Odissea ultimo atto” che continua l’opera di Omero. Era un ragazzino di dodici anni quando dopo aver visto in televisione il film “Ulisse” interpretato da Kirk Douglas espresse il desiderio che gli scrivessi proprio la continuazione”.
Così è nato non soltanto questo poema in endecasillabe, premiato poi con la medaglia d’oro del Senato della Repubblica, ma anche “Stirpi di Atlantide” e “La leggenda di Omero” premiati anche questi poemi al palazzo Barberini in Roma da Luciano De Crescenzo che era il presidente della giuria.
In questi anni, oltre l’arte pittorica e scultorea Giuseppe Messina non ha trascurato di scrivere e mettere da parte tutto ciò che sta venendo fuori, ovvero ciò che gli sta facendo fare un salto nel suo passato. Sempre suo figlio, cultore del fumetto Tex, da bambino gli chiese di scrivergli un’avventura proprio di Tex. Non contento, ha voluto che spedisse il romanzo all’editore Luigi Bonelli e così fece senza speranza di avere risposta, ma Bonelli rispose e circa una ventina di giorni dopo ricevette un plico postale con dentro il suo romanzo ed una lettera con cui l’editore si complimenta per la validità del testo, ma di non poter dare corso alla realizzazione di un fumetto poiché aveva già dei contratti con altri autori. Adesso, quello che non è diventato un fumetto è un romanzo, naturalmente, con alcuni nomi cambiati.
Per quanto, riguardo gli altri poemi ritrovati, “Il pentimento di Achille” non sembra vero, eppure qui l’invulnerabile Achille appare pentito dei suoi eccessi, non ha più l’irruenza che aveva sul campo di battaglia dove chiunque lo affrontasse era destinato a soccombere. Adesso Achille sa che ciascun uomo il peggior male lo porta in sé, visibile o celato, ed in se stesso stanno il bene e il bello. Il male emerge se non è scacciato. Il bene e il bello vanno ricercati, e colui che li trova e li apprezza, di certo, intraprende quella strada che poi lo porterà alla saggezza.
Per quanto riguarda “Inno alla vita” è chiaramente un inno all’amore, un inno che racchiude l’infinito, un coro che accompagna, come si fosse sul palcoscenico di un mito. Inno alla vita e all’amore ch’è sempre la stella polare, se non ci fosse si potrebbe sbagliare porto e diventare preda delle sirene o andare addirittura incontro alla morte.
“Da questo poema (dice l’artista) appare chiaro il messaggio che suggerisce che il mondo non è base pianeggiante e, certamente è da mettere in conto che, quantunque l’aurora sia splendente, il giorno si conclude in un tramonto”.
Il “Poema di un’alba colorata” narra in versi di un filosofo che va via e poi ritorna e rimane deluso di trovare un ambiente incapace di lasciare buone impronte, un filosofo che racconta dell’amore ch’è carburante e anche motore, è ciò ch’è per il flauto il fiato, è opera, teatro e primo attore, è ciò ch’è eterno e mai limitato.
Già, ma cosa resta alla fine del percorso di ciascuno di noi se non quello che abbiamo prodotto in vita? Ma potrebbe rimanere: “Poema di un’alba senza luce, / poema di una notte infinita, /poema che alla fine si riduce / ad essere il nulla tra le dita”. Però sarebbe preferibile un poema diverso, portatore di verità e luce, di un’alba colorata in un percorso che produca libertà nella pace.
“In nomine domini – Leone II – Storia e leggenda” narra della fine degli anni ’50 e inizi anni ’60 dello scorso secolo e si proietta in un’epoca medievale durante il papato di Agatone e del successore Leone II, quest’ultimo eletto il 19 agosto del 682 attorno al quale è imbastita la maggior parte del romanzo in cui è descritto come uno strano elemento in un’epoca di fenomeni altrettanto strani quando dominava la superstizione.
“Quando il crimine non paga – Le forme del crimine” è un romanzo che lo stesso artista considera importante dal punto di vista sociologico, che tratta di criminalità mafiosa, di terrorismo, di massoneria deviata e di altra criminalità, ma soprattutto è reso chiaro (continua) come gli Stati Uniti d’America, in realtà non sono leali alleati dell’Italia: essi s’impongono come padroni di ciò che intendono essere un loro vassallo asservito alla loro stessa volontà. Se così non fosse non avrebbero operato, tramato, sostenuto anche con uomini e finanziamenti il terrorismo per ostacolare le forze progressiste italiane, servendosi, da sempre della mafia, della massoneria deviata, di delinquenti comuni, di uomini politici disonesti, incapaci, ingordi e di elementi appartenenti al potere economico e finanziario corrotto. In questo romanzo, anche se scritto tanti anni fa, si manifesta tutto quello che in quest’epoca si sta rivelando verità.
Nelle foto: 1) Copertina del suo ultimo romanzo “Quando il crimine non paga”. 2) Giuseppe Messina con l’artistico monumentale libro dal titolo “Artes meae per unum vestigium – Imbarcato all’alba”. 3) L’artista con il suo monumento “Demetra fonte di vita”. 4) Copertina del penultimo romanzo “In nomine domini – Leone II – Storia e leggenda”.
Nino Bellinvia










