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DAL REMOTO AL FUTURO: IL NUOVO CD DE I CARPINETA STORICO GRUPPO DI MORMANNO APPASSIONATO DI MUSICA QUANDO QUESTA E’ MEMORIA DI POPOLO

Una storia di musica, identità appartenenza e passione per la propria terra nata a Mormanno nel Parco Nazionale del Pollino

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Mormanno(CS)–Quel vinile del 1978 oggi non è soltanto un oggetto raro da conservare. È diventato un punto di partenza. Una storia iniziata a Mormanno nel Parco Nazionale del Pollino 50anni fa tra alcuni amici di paese nel cui Cuore palpita ancora quello slancio e passione.

La sua storia continua nel CD Carpineta Futuro/Remoto, titolo che non fotografa semplicemente il rapporto tra passato e presente, ma dichiara una precisa idea di percorso: ciò che è stato non viene archiviato, viene interrogato; ciò che si è ricevuto non viene custodito passivamente, viene trasformato e riconsegnato al futuro.

In questa prospettiva, Futuro/Remoto diventa molto più di un titolo.

È una scelta di campo.

Perché avere radici non significa restare immobili. Significa sapere da dove si viene per poter scegliere, con maggiore consapevolezza, dove andare. Significa riconoscere la propria storia senza lasciarsene imprigionare. Significa trasformare la memoria in coscienza e la coscienza in possibilità.

È qui che la vicenda di Carpineta assume una forza che supera la dimensione musicale.

Nel 1978 quei musicisti raccontavano l’emigrazione, il lavoro, lo sradicamento, la fatica di partire e la necessità di conservare una dignità anche quando la vita costringeva a cercare altrove un futuro. Oggi quelle stesse domande tornano attraverso una formazione nuova, un suono rinnovato e una consapevolezza maturata nel tempo.

È cambiato il mondo. Non è cambiata la domanda fondamentale: che cosa significa essere uomini, appartenere a un luogo, riconoscere il valore della propria storia e costruire un futuro senza perdere se stessi?

Carpineta Futuro/Remoto prova a rispondere attraverso la musica.

Lo fa senza trasformare il Sud in folklore, senza fare dell’emigrazione una cartolina malinconica, senza ridurre la tradizione a repertorio da museo. Al contrario, mette le radici in movimento e le fa dialogare con il presente.

La ciaramella incontra il sax. La chitarra battente dialoga con quella elettrica. L’organetto convive con tastiere, batteria e basso. La memoria incontra la ricerca.

Ma il vero incontro è un altro: quello tra identità e cambiamento.

Perché ogni possibilità di cambiamento comincia da uno sguardo.

Uno sguardo capace di vedere ciò che spesso viene ignorato. Di riconoscere una storia prima di giudicarla. Di comprendere la fatica di chi è partito. Di ascoltare chi è rimasto. Di accogliere chi torna. Di riconoscere, dentro ogni vicenda personale, una dignità che non può essere cancellata dalla distanza, dalla condizione sociale, dal luogo di nascita o dalle circostanze della vita.

È questa la dimensione più profonda del progetto.

La musica diventa uno strumento per guardare la realtà senza distogliere gli occhi.

E guardare davvero significa acquisire coscienza.

Coscienza delle proprie radici, innanzitutto. Ma anche delle ferite, delle disuguaglianze, delle partenze, delle solitudini e delle speranze che attraversano la storia di un popolo. Solo da questa consapevolezza può nascere una possibilità autentica di cambiamento.

Carpineta Futuro/Remoto afferma allora un principio semplice e radicale: non c’è futuro senza memoria, ma non c’è memoria viva senza la capacità di trasformarla.

Il passato non chiede di essere replicato. Chiede di essere compreso.

Le radici non chiedono immobilità. Chiedono responsabilità.

L’appartenenza non è chiusura. È la consapevolezza di avere ricevuto qualcosa e di poterlo riconsegnare più ricco a chi verrà dopo.

E la musica, quando riesce a fare questo, smette di essere soltanto musica.

Diventa linguaggio, coscienza, testimonianza e possibilità.

Per questo il passaggio dal vinile del 1978 al CD Carpineta Futuro/Remoto non racconta semplicemente l’evoluzione di un gruppo. Racconta quasi mezzo secolo di crescita, di passione, di appartenenza e di ostinata volontà di esserci.

Esserci con la propria storia.

Esserci con la propria identità.
Esserci senza rinunciare alla possibilità di cambiare.

E soprattutto esserci riconoscendo nell’altro una dignità che viene prima di ogni differenza.

È questo lo sguardo che Carpineta porta dal remoto al futuro: non la nostalgia di ciò che è stato, ma la responsabilità di ciò che può ancora essere.

Perché il futuro non nasce quando dimentichiamo il passato.
Nasce quando impariamo a guardarlo con occhi nuovi.

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