Il ritorno in aula della proposta di legge sul suicidio assistito nel Consiglio regionale del Veneto (1-2 settembre 2026) segna una tappa decisiva di una tendenza antropologica che merita riflessione. La pressione per regolamentare la morte volontaria non è un episodio isolato, ma l’estensione della stessa logica filosofica e giuridica che ha legittimato l’interruzione di gravidanza, ridefinendo il valore della vita in base a criteri di funzionalità e autosufficienza. L’analogia tra aborto e suicidio assistito risiede nella comune radice ideologica dell’assolutizzazione dell’autodeterminazione individuale, scissa dal dovere di custodia verso la vita. Con l’aborto, la tutela del nascituro viene subordinata alla volontà del singolo. Con il suicidio assistito, la fragilità della malattia non viene affrontata potenziando le cure palliative, ma tramite la fornitura statale dei mezzi per morire. Lo Stato abdica così al dovere di difendere la vita, sostituendo l’autentica compassione con una burocratica. Il parallelismo è evidente anche nel lessico: come per l’aborto si riduce il concepito a “grumo di cellule”, nel fine vita il malato rischia di essere ridotto a costo sociale o a esistenza indegna. Il pericolo principale è la normalizzazione della morte indotta come risposta alla sofferenza. Quando una società decide che alcune vite non valgono la pena di essere vissute, crolla il principio dell’inviolabilità assoluta dell’essere umano. Aldilà delle questioni legislative, politiche e sociali, sovviene supporre che dietro la spinta globale della “cultura della morte” operano entità maligne e forze spirituali avverse all’uomo, le quali agiscono nell’ombra per corrompere le coscienze e spingere l’umanità all’autodistruzione. Questa regia preternaturale promuove una parodia della creazione, instillando l’inganno che il rifiuto della vita nascente e del fine vita naturale corrisponda a una forma di libertà. Gianni Toffali Via strada del chiodo 12c dossobuono verona
Il ritorno in aula della proposta di legge sul suicidio assistito nel Consiglio regionale del Veneto
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