Advertisement

Il muro del giornalismo d’inchiesta contro le manovre della casta: giù le mani da Sigfrido Ranucci e da Report

C’è un momento in cui la politica, la partitocrazia e le strutture di potere smettono di fare il proprio dovere e iniziano a difendere unicamente se stesse. In quel momento, il giornalismo libero smette di essere uno strumento d’informazione e diventa un ostacolo intollerabile per chi occupa le poltrone.

La vicenda che sta travolgendo Sigfrido Ranucci e lo storico format di Report non è un semplice avvicendamento televisivo o una banale lite di redazione. È l’ennesimo capitolo di una guerra d’logoramento condotta dai “poteri forti” e da una classe politica arroccata sui propri privilegi contro chi, per anni, ha fatto informazione senza sconti, calcoli o padroni.

Advertisement

Attorno al servizio pubblico si sono accalcati sciacalli di ogni sorta, pronti a festeggiare la rimozione di chi ha preteso la verità ed esporre le vergogne di un sistema incancrenito. Ma la dignità non si compra in un corridoio di palazzo, e la storia professionistica di un uomo non si cancella con i blitz governativi o aziendali.

La risposta di Ranucci: il merito frantumato dall’opportunismo

Con una lettera aperta diffusa sui propri canali social, Sigfrido Ranucci ha messo a nudo la manovra istituzionale e professionale che ha portato alla sua estromissione, replicando punto su punto alle argomentazioni di chi è stato nominato a subentrare alla guida del programma.

Una presa di posizione netta, che non attacca le persone sul piano dell’odio, ma denuncia senza filtri la scelta mediocre e politica di smantellare un presidio di inchiesta affidandolo a chi non ha maturato il percorso per sostenerlo:

Un estratto dalla lettera aperta di Sigfrido Ranucci:

«(…) Mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana. (…) Io sono entrato in Rai trentasei anni fa, come assistente ai programmi. Poi programmista regista, redattore al Tg3, quindi a Rainews24, inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2003 sono stato in Iraq. Nel 2005 a Sumatra, a documentare la tragedia dello tsunami. Sono arrivato a Report dopo un lungo percorso nel 2006, dopo aver realizzato scoop nazionali (…) e uno scoop internazionale, quello sull’uso delle armi chimiche a Falluja. (…)»

«(…) Non credo che tu possa comprendere cosa significhi essere bersaglio di 2.800 articoli di fango, il cui unico scopo era delegittimare me, la mia storia, le persone che mi sono vicine e Report stesso, insieme a tutti i professionisti che l’hanno reso grande. Un’operazione che ha raggiunto il suo scopo, visto che sono stato rimosso perché sarebbe venuta meno la mia credibilità. (…) La Rai ha justified la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali… Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste. (…)»

«(…) La grande assente è la gratitudine. Non ferisce chi non ti deve nulla. Ferisce chi ti doveva tutto e ha scelto di non ricordarlo. È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. (…) Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata.»

Il sostegno del Comitato Etico Popolare (C.E.P.): la società civile non dimentica

Di fronte alla delegittimazione orchestrata a colpi di fango e manovre di palazzo, la società civile e le realtà indipendenti non hanno mai smesso di riconoscere chi ha operato per la collettività. Il Comitato Etico Popolare (E.T.S.), per bocca del suo Presidente Antonio Cipriano, aveva già espresso con chiarezza da quale parte stesse la verità e l’etica professionale, conferendo a Ranucci un riconoscimento che suona oggi come un atto d’accusa contro la casta.

Dall’archivio: Il comunicato ufficiale del Presidente Antonio Cipriano (C.E.P.)

Articolo Cipriano (C.E.P): L’Ente del Terzo Settore “Comitato Etico Popolare” premia Sigfrido Ranucci come miglior giornalista etico dell’anno.

Lo comunica il Presidente Antonio Cipriano, che afferma nel merito:

«La premiazione al giornalista della trasmissione Report, la crediamo un atto dovuto e meritevole, poiché il giornalista con i suoi servizi di inchiesta, ha saputo evidenziare con veemenza le verità nascoste; verità che fanno male e che purtroppo in molte occasioni determinano con veemenza tutte le pecche e le bugie della intera classe politica e partitocratica, nonché l’imperante malasanità con tutti i disagi che vengono portati appresso ed in dote alla cittadinanza.

Con questa premiazione, vogliamo conferire al giornalista un sostegno ed una vicinanza preziosa, specificando altresì come la nostra E.t.S. sarà sempre presente in ogni luogo dove c’è e ci sarà una oppressione, nonostante più volte venga censurata e boicottata dalla Regione Siciliana e dallo stesso Comune di Resuttano (CL) dove ha la propria sede legale.

Invitiamo il Giornalista Ranucci a proseguire per la strada intrapresa, facendogli presente che coglie tutta la nostra stima per i principi etici che ha saputo dimostrare ed avere nel proprio DNA, avversamente a tanti altri giornalisti filo politicanti che continuano invece a perorare le varie cause di pinocchiarità ed inciuciarità di tutta la classe politica. Sarà nostra intenzione fare arrivare di persona al Giornalista Ranucci la nostra premiazione, augurando fin da ora buone feste».

P/Comitato Etico Popolare

Firma il Presidente Antonio Cipriano

Una “Class Action” popolare contro l’inciucio

L’attacco a Ranucci e lo smantellamento del modello d’inchiesta di Report dimostrano quanto la politica dei poltronisti tema chi racconta i fatti senza filtri. Quando il giornalismo viene sostituito dall’opportunismo e i concorsi per i TG regionali vengono usati come paravento per guidare corazzate d’informazione d’attacco, la sconfitta non è solo di una redazione: è della cittadinanza intera.

Contro i “pinocchiati” di palazzo, i giornalisti filo-politicanti e la partitocrazia che censura le voci libere e boicotta le associazioni del Terzo Settore sui territori, serve una risposta collettiva. La credibilità non si assegna con una nomina di vertice né si distrugge con 2.800 articoli denigratori: la credibilità appartiene a chi sul campo ha dimostrato rigore, coraggio ed etica. E la storia, alla fine, presenta sempre il conto alla mediocrità.

Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazione

Advertisement
Articolo precedenteCanottaggio – Mondiali: otto maschile e doppio misto in semifinale
Articolo successivoNepal, catastrofe climatica e diritti umani: proposto il “Diario climatico” nelle scuole

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui