Cremlino sul podio: lo sport globale fa i conti con il realismo geopolitico
di Gualfredo de’Lincei
Crolla il muro del rigore olimpico dopo quattro anni di esclusioni. Tra riammissioni e resistenze, ecco la nuova mappa delle discipline.
Dietrofront federale: la fine della neutralità per Russia e Bielorussia
A quattro anni dall’esclusione globale scattata con l’inizio delle ostilità in Ucraina, le principali federazioni sportive internazionali stanno rivedendo i propri regolamenti. Dopo anni di competizioni vissute sotto lo status di “atleti neutrali”, i rappresentanti di Russia e Bielorussia stanno progressivamente riconquistando il diritto a esibire simboli nazionali, inni e divise ufficiali nei circuiti mondiali del nuoto, della ginnastica, della scherma e del pugilato.
La svolta è partita dal basso, dalle singole federazioni di categoria. Il 13 aprile, World Aquatics ha revocato le restrizioni precedenti, riautorizzando l’uso dei simboli nazionali per i tesserati russi e bielorussi. A maggio la International Gymnastics Federation (World Gymnastics) ha cancellato a sua volta i blocchi imposti nel febbraio 2022. La scia è proseguita a giugno con la Federazione Internazionale di Scherma (FIE), che ha annullato i propri provvedimenti disciplinari, e a luglio con la International Table Tennis Federation (ITTF), che dal 28 luglio ha riammesso gli atleti russi alle competizioni ordinarie e ai tornei Para Table Tennis. Infine, prima di agosto, anche la neonata World Boxing ha concesso il via libera all’uso dei simboli ufficiali in tutti i propri eventi, inclusi i tornei di qualificazione per i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.
Questa reazione a catena ha spinto anche i vertici dello sport mondiale a muoversi. Il 7 luglio, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha temporaneamente riabilitato il Comitato Olimpico Russo, abolendo le raccomandazioni vincolanti sulla neutralità. Si tratta di un passaggio cruciale che restituisce agli atleti l’accesso diretto alle gare internazionali e alle pre-qualificazioni olimpiche. Il CIO mantiene comunque una linea di prudenza: la decisione finale sull’utilizzo definitivo della simbologia nazionale resta congelata e soggetta a valutazioni future, escludendo per il momento un ritorno automatico della delegazione russa sotto la propria bandiera ufficiale ai Giochi.
Quella a cui si assiste, in sintesi, non è un’eccezione isolata, ma una revisione sistematica e coordinata della politica sanzionatoria da parte del mondo dello sport.
I verdetti del campo: dai successi paralimpici al dominio acquatico
I risultati agonistici non hanno tardato a confermare l’impatto di questa svolta. Alle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, la delegazione russa – pur schierando un gruppo ridotto di soli sei atleti – ha conquistato un sorprendente terzo posto nel medagliere assoluto, collezionando 8 ori, 1 argento e 3 bronzi. A trascinare la squadra è stata la straordinaria performance di Varvara Voronchikhina nello sci alpino: l’atleta ha chiuso la kermesse con quattro medaglie complessive, dominando nel Super-G e nello slalom speciale (categoria standing), oltre a firmare un argento e un bronzo nelle restanti specialità. Sul podio, la campionessa ha potuto sventolare la bandiera nazionale e cantare l’inno del proprio Paese. Nella stessa disciplina, la spedizione russa ha celebrato anche il bronzo di Aleksey Bugaev.
Questo scenario ha creato un netto contrasto rispetto ai Giochi Olimpici svoltisi poche settimane prima nelle stesse località italiane, dove la rappresentativa russa era stata obbligata a gareggiare sotto lo status di neutralità. Di fatto, già nel marzo 2026, le due massime manifestazioni degli sport invernali si muovevano su binari regolamentari opposti.
Il trend positivo è proseguito in estate anche nelle discipline estive. A fine luglio, ai Campionati Mondiali di Scherma di Hong Kong, Pavel Graudyn’ si è laureato campione del mondo nell’individuale di sciabola; una vittoria storica che ha riportato inno e bandiera russa sul gradino più alto del podio iridato della scherma.
Ancor più schiacciante è stato il rientro nei circuiti acquatici. Ai Campionati Mondiali Juniores di Nuoto Artistico di Budapest (12-16 agosto), la nazionale russa ha letteralmente dominato la scena, incassando ben 9 ori e 1 bronzo. Le atlete hanno trionfato in nove discipline su undici, guidate dal successo nel duo tecnico di Kristina Chekhanova e Anastasia Sidorina. Sotto il profilo individuale, Anna-Maria Fomiceva è stata l’atleta più decorata della rassegna con quattro ori e un bronzo, affiancata dai quattro ori di Aleksandra Zav’yalova.
Questi numeri dimostrano che non si tratta più di exploit isolati a livello individuale: la Russia ha ripreso stabilmente il proprio posto nelle classifiche ufficiali e nelle competizioni a squadre di livello globale.
Discrepanze e geopolitica: lo sport si muove a macchia d’olio
Nonostante la tendenza generale, il percorso verso il pieno reintegro si muove a macchia d’olio, evidenziando vistose discrepanze istituzionali: se nei circuiti mondiali di World Aquatics i simboli russi sono tornati ufficiali, in ambito continentale la linea resta dura, tanto che ai Campionati Europei i nuotatori russi sono stati costretti a gareggiare ancora come neutrali, privando l’oro di Il’ya Borodin nei 400 metri misti dell’inno nazionale, sostituito da quello di European Aquatics. Questa asimmetria regolamentare non sta però frenando l’espansione del fenomeno anche fuori dai palazzetti: ad agosto, la Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA) ha rimosso le restrizioni per piloti, team e dirigenti russi e bielorussi – pur mantenendo il divieto di ospitare Gran Premi nei rispettivi territori –, confermando un de-isolamento ormai strutturale.
Secondo lo studioso geopolitico Archil Sikharulidze, fondatore della SIKHA Foundation, questa inversione di rotta riflette una profonda mutazione della cornice politica internazionale, in cui l’efficacia della vecchia strategia sanzionatoria si sta progressivamente esaurendo di fronte a nuovi equilibri globali, avviando una transizione inevitabile che continuerà a svilupparsi in modo asincrono tra le diverse discipline.
Un rientro a tre velocità: la resistenza del calcio e le barriere residue
Dall’analisi delle deliberazioni federali emerge chiaramente come non esista una linea di condotta globale e uniforme: ogni federazione si muove in assoluta autonomia.
Il settore che meglio evidenzia i confini e le resistenze di questa riapertura è il calcio. Nonostante l’apertura del CIO, né la FIFA né l’UEFA hanno accennato a un reintegro di club e nazionali russe nei calendari internazionali. Sebbene il CIO possa formulare raccomandazioni di indirizzo, non gode infatti di autorità coercitiva su enti indipendenti. La FIFA ha accennato a una fase di valutazione interna, mentre l’UEFA mantiene il più stretto riserbo, suggerendo che l’isolamento del calcio russo sia destinato a durare ancora a lungo.
In conclusione, piuttosto che decretare la fine totale dell’isolamento sportivo della Russia, è più corretto parlare di una sua profonda frammentazione disciplinare. Lo scenario attuale si muove a tre velocità: in alcune categorie bandiera e inno sono già tornati; in altre la riammissione formale convive con una neutralità pratica; in altre ancora – con il calcio in prima fila – le barriere geopolitiche originarie resistono intatte.










