Enzo Bianchi e gli effetti delle sofferenza
Il fondatore della Comunità monastica di Bose, Enzo Bianchi, è morto a 83 anni. Voglio ricordarlo con questo mio pezzo che uscì su un noto quotidiano nel maggio del 2011, e la risposta che mi diede privatamente il Priore.
«Il priore Enzo Bianchi, intervistato da Daria Bignardi (La 7 – 28 gennaio), poiché è persona religiosissima ed intelligente e non vive di certezze incrollabili, ha parlato della difficoltà della fede, delle domande “senza risposta” (da qui la difficoltà) che un cristiano si pone davanti alla sofferenza, segnatamente degli innocenti. Ma riguardo a questo problema tanto dibattuto, ha aggiunto una considerazione particolarmente interessante. Ha affermato che spesso la sofferenza abbrutisce l’uomo, anziché elevarlo spiritualmente. Concetto particolarmente interessante se lo si confronta con quello espresso da Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Salvifici doloris (1984): “Attraverso i secoli e le generazioni è stato costatato che nella sofferenza si nasconde una particolare forza che avvicina interiormente l’uomo a Cristo, una particolare grazia”. E si aggiunge a quello del sottoscritto che criticava la Salvifici doloris nel libro “La sposa di Gesù crocifisso” (Kaos edizioni – 2001), e trattando il tema più ampiamente in un articolo su Italialaica (10 nov. 2010), scriveva: “Moltissimi uomini si abbrutiscono proprio a causa della sofferenza […]. Spesso la sofferenza è distruttiva non solo del fisico ma anche dello spirito […]. Nulla dice Giovanni Paolo II, riguardo alla sofferenza dei bambini. Anche i bambini scoprono il senso salvifico della sofferenza?”. Resta difficile immaginare che nella sofferenza si nasconda una “particolare grazia”, giacché riguarderebbe solo alcuni fortunati individui adulti. Salvificus dolor solo per alcuni? Questo dovrebbe far riflettere tutti quei credenti dalle certezze incrollabili, che si ostinano a vedere la mano di Dio anche nella sofferenza».
La risposta di Enzo Bianchi:
«Caro, la ringrazio per le sue parole, profonde e sensibili. Mi sono di aiuto. Con un augurio di pace, salute e serenità, con tutto il cuore».
Renato Pierri










