HORMUZ, L’ALLARME DI CONFEDERCONTRIBUENTI IMPRESE ITALIA: ”LA CRISI E’ GIÀ’ DENTRO I BILANCI DELLE PMI”. IL GOVERNO INTERVENGA.
Lo Stretto di Hormuz è lontano migliaia di chilometri dall’Italia, ma le conseguenze della sua instabilità sono già molto più vicine di quanto possa sembrare. Arrivano nelle bollette energetiche, nei serbatoi dei camion, nei costi dei trasporti, nei listini delle materie prime e, alla fine, nei bilanci delle piccole e medie imprese.
A lanciare l’allarme è Confedercontribuenti – Imprese Italia, che chiede al Governo di predisporre una strategia preventiva per proteggere il sistema produttivo dalle conseguenze economiche della crisi mediorientale.
Il Governo non deve aspettare che l’aumento dei costi internazionali diventi una nuova emergenza nazionale», sostiene Finocchiaro.
«Servono interventi preventivi. Le PMI italiane non possono essere lasciate sole davanti a una crisi internazionale sulla quale non hanno alcun potere, ma della quale rischiano di pagare quasi interamente le conseguenze.»
Per Confedercontribuenti – Imprese Italia occorre lavorare immediatamente su energia, carburanti, trasporti e credito, con particolare attenzione alle imprese maggiormente esposte all’aumento dei costi energetici e logistici.
«Ogni euro in più pagato da un autotrasportatore per il carburante – prosegue Finocchiaro – finisce inevitabilmente dentro il costo della merce trasportata. E quel costo passa all’impresa, al commerciante e infine al consumatore. È così che una crisi geopolitica può trasformarsi in inflazione.»
CINQUE INTERVENTI PER PROTEGGERE LE IMPRESE
Confedercontribuenti – Imprese Italia propone al Governo un pacchetto di interventi basato su cinque priorità:
1. Carburanti. Predisporre un meccanismo temporaneo e automatico di contenimento della componente fiscale qualora le quotazioni energetiche superino determinate soglie per un periodo significativo.
2. Autotrasporto e logistica. Prevedere strumenti straordinari per le imprese maggiormente penalizzate dagli aumenti dei carburanti, dei noli e dei costi assicurativi.
3. Energia. Rafforzare gli strumenti destinati alle PMI energivore e incentivare investimenti in autoproduzione, efficientamento e diversificazione energetica.
4. Credito. Potenziare le garanzie pubbliche e favorire finanziamenti destinati al capitale circolante delle PMI che subiscono aumenti eccezionali dei costi energetici e delle materie prime.
5. Vigilanza sui prezzi. Rafforzare il monitoraggio delle filiere per distinguere gli aumenti effettivamente determinati dalla crisi internazionale da eventuali fenomeni speculativi.
SERVE UNA STRATEGIA EUROPEA
La questione non può tuttavia essere affrontata soltanto a livello nazionale.
Prima dell’attuale conflitto, attraverso Hormuz transitava circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio, a conferma dell’importanza sistemica dello stretto per l’economia internazionale.
Per Confedercontribuenti – Imprese Italia l’Unione europea deve quindi accelerare sulla diversificazione degli approvvigionamenti, sulle infrastrutture energetiche e sulla capacità di proteggere le proprie catene logistiche.
«L’Europa – conclude Finocchiaro – deve comprendere che la sicurezza energetica è ormai parte integrante della politica industriale. Non possiamo costruire la competitività delle imprese europee se ogni crisi internazionale rischia di mettere in discussione prezzi dell’energia, trasporti e approvvigionamenti.»
Hormuz è lontano geograficamente dall’Italia. Economicamente, invece, è già alle porte delle nostre imprese.
Ed è per questo che Confedercontribuenti – Imprese Italia chiede al Governo di intervenire prima che l’instabilità internazionale diventi l’ennesimo costo scaricato sulle PMI e sulle famiglie.
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