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L’approvazione della legge sul suicidio assistito in Veneto ha scoperchiato una profonda faglia etica nel mondo cattolico, resa ancora più evidente dalla vergognosa latitanza di Papa Leone, dei vescovi e dei cardinali, il cui silenzio di fronte a questa storica svolta assume i contorni di una festosa accondiscendenza implicita. Nel deserto della desolazione clericale, l’unica e durissima voce di rottura è stata quella di Monsignor Domenico Mogavero. Il vescovo emerito ha condannato senza sconti la svolta legislativa, definendola una vera e propria “scorciatoia burocratica” con cui la politica abdica al proprio dovere di tutela dei più deboli. Mogavero ha denunciato apertamente il rischio di una deriva utilitaristica della sanità, in cui il malato smette di essere una persona da accudire e diventa un mero costo economico o un peso sociale da eliminare. Secondo il prelato, legalizzare le procedure del fine vita non fa altro che minare alla radice il principio della sacralità e della dignità umana, mascherando dietro il concetto di libertà un abbandono terapeutico e affettivo. Poi il Vaticano si lamenta – ma solo per il minore introito delle offerte – che le chiese sono sempre più vuote. Gianni Toffali

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