Marraffa: “La Chiesa contrasta Vannacci”

Paolo Marraffa, nipote dell’ispiratrice del Movimento Apostolico e funzionario pubblico del Comune di Catanzaro, interviene con fermezza sulla crescente deriva comunicativa del generale Roberto Vannacci, sempre più incline a utilizzare la religione come strumento identitario e politico. Marraffa richiama il Magistero della Chiesa, che da decenni ribadisce la necessità di proteggere la fede da ogni forma di manipolazione ideologica, ricordando che la dottrina cattolica non ammette retoriche divisive né linguaggi che alimentano ostilità.
Nella foto: Paolo Marraffa e Alec Ross, autore del libro the Italian dream, riprendersi il futuro
Secondo Marraffa, Vannacci sta generando un clima di odio, instabilità e conflitto sociale che rischia di trascinare il Paese verso una regressione profonda. Le sue parole, ripetute con crescente intensità, stanno producendo una polarizzazione che indebolisce la coesione civile, mette in tensione le istituzioni e crea un ambiente ostile agli investimenti, alla crescita e alla stessa idea di convivenza democratica. «Chi alimenta l’odio — afferma Marraffa — indebolisce la società e la espone a un impoverimento culturale ed economico. Vannacci non si sta rendendo conto di ciò che sta mettendo in piedi e della direzione verso cui sta andando. Sta costruendo un clima che non saprà gestire. È necessario che si plachi».
Marraffa rende noto che anche il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha espresso concordanza con queste valutazioni, come testimoniato da un messaggio privato inviato allo stesso Marraffa. Una conferma che la preoccupazione per la deriva destabilizzante generata da certe narrazioni è condivisa anche ai vertici istituzionali.
«La Chiesa contrasta ogni tentativo di trasformare la fede in un dispositivo di divisione. Il Magistero parla con chiarezza: la religione non è un’arma politica, non è un simbolo da brandire per creare nemici, non è un grido di battaglia. È un cammino di verità, di responsabilità e di cura della persona», conclude Marraffa, invitando istituzioni, cittadini e media a respingere con fermezza ogni forma di strumentalizzazione futurista.
Il giorno ven 28 ago 2026 alle 12:57 Paolo Marraffa <paolomarraffa23@gmail.com> ha scritto:
Vannacci, la replica di Marraffa: “Bene la tassa sulle bestemmie, ma quando arriva quella per i politici che alimentano odio, polarizzazione e discriminazione?”
La proposta di Roberto Vannacci di applicare con maggiore rigore le sanzioni previste per le bestemmie pubbliche apre una riflessione che non può fermarsi soltanto alla tutela del sentimento religioso. Il programma di Futuro Nazionale richiama infatti l’applicazione dell’articolo 724 e propone di destinare i relativi proventi a finalità sociali. Il problema è che il rispetto non può essere invocato a corrente alternata.
Se è giusto contrastare chi offende il sacro, dovrebbe essere altrettanto giusto contrastare chi, attraverso la comunicazione politica, alimenta odio, discriminazione, ostilità sociale e rappresentazioni distorte di persone o categorie di cittadini. Le parole non sono mai neutre. Possono costruire ponti oppure scavare fossati. Possono favorire il dialogo oppure trasformare il confronto democratico in uno scontro permanente.
Come ha ricordato Papa Leone XIV, il rischio dei nostri tempi è quello di cedere a un linguaggio ideologico che perde il contatto con la verità della realtà e che, dietro l’apparenza, finisce per dividere e soffocare l’autentico dialogo. Disarmare le parole, al contrario, significa restituire loro il valore di strumenti per la verità e per il rispetto reciproco. Per questo motivo appare paradossale che a chiedere maggiore severità contro le bestemmie sia un esponente politico che negli ultimi tempi è stato spesso al centro di polemiche per dichiarazioni considerate da molti offensive, divisive o discriminatorie. Il vero tema non è soltanto la tutela del sentimento religioso. Il vero tema è la responsabilità di chi esercita una funzione pubblica.
Chi rappresenta dei cittadini dovrebbe essere il primo a promuovere un linguaggio rispettoso, inclusivo e fondato sulla verità, evitando di trasformare differenze culturali, sociali o personali in strumenti di contrapposizione politica. Per questa ragione, accanto alla cosiddetta “tassa sulle bestemmie”, sarebbe opportuno aprire una discussione pubblica anche su forme di responsabilizzazione nei confronti di chi diffonde messaggi d’odio, contenuti discriminatori o informazioni manifestamente false utilizzando il proprio ruolo politico o istituzionale. Una società civile si misura dalla capacità di tutelare contemporaneamente il rispetto delle convinzioni religiose e la dignità delle persone. Perché non basta indignarsi quando viene offeso Dio, se poi si resta indifferenti quando vengono offesi gli esseri umani.
Paolo Marraffa










