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“Prima del diritto ad emigrare, il diritto a vivere

nella propria terra”: il modello Kokotoni

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Con la consegna della struttura autogestita, l’associazione Spirito Libero dimostra che la vera solidarietà costruisce il futuro sul posto.

 

Roma, 4 set. 26 — di Elvio Vulcano

Ci sono sguardi capaci di attraversare la bellezza di un paesaggio e fermarsi dove la terra brucia, dove la vita quotidiana è una lotta silenziosa per la sopravvivenza. Spesso pensiamo al futuro di chi nasce nelle zone più povere del mondo come a un destino segnato, diviso tra la rassegnazione e la scelta dolorosa di sradicarsi per cercare fortuna altrove. Ma esiste un’alternativa più profonda e giusta: consentire a chi ama la propria terra di non doverla mai abbandonare. Insegnare che prima del drammatico diritto di emigrare esiste il diritto fondamentale, umano e inviolabile di vivere con dignità lì dove si è nati, coltivando i propri sogni insieme alle proprie radici.

 

La cronaca: consegnata la Fattoria Comunitaria al villaggio di Kokotoni

Il 1° settembre 2026 segna una data storica per la comunità del villaggio di Kokotoni. L’associazione Spirito Libero, guidata dal presidente e avvocato Francesco Petrocchi, ha consegnato ufficialmente al popolo del villaggio una nuova “Fattoria Comunitaria”. Un traguardo straordinario raggiunto a tempi di record: soltanto il 20 agosto precedente era stato firmato il protocollo d’intesa tra l’associazione, il capo villaggio Nienga, il direttore della scuola Alex e i rappresentanti locali, dando il via immediato ai lavori. Questa realizzazione rappresenta il coronamento di un progetto di sviluppo integrato che, passo dopo passo, ha visto sorgere attorno alla chiesa locale prima una scuola, poi un pozzo per l’acqua potabile e infine la fattoria per il sostentamento alimentare.

Dentro la notizia: un modello di solidarietà autonoma e premiata

La nuova struttura autogestita permetterà ai residenti più fragili di trarre direttamente da uova, latte e carne le risorse necessarie per il proprio sostentamento quotidiano. L’obiettivo primario non è l’assistenzialismo, ma la responsabilizzazione: rendere le famiglie locali autonome e libere dalla dipendenza dagli aiuti esterni, grazie alla preziosa supervisione sul campo del referente Antony.

L’iniziativa si inserisce in una visione di solidarietà concreta e priva di ipocrisie ideologiche, sintetizzata nel manifesto dell’associazione: garantire la giustizia sociale sul posto. Un impegno strutturato di redistribuzione del reddito dal basso nell’Africa equatoriale che a luglio è valso a Spirito Libero e all’avvocato Petrocchi il prestigioso premio al Gran Galà del Sociale dei “Tulipani di Seta Nera” su Rai Due. Un riconoscimento che celebra una risposta tangibile al bisogno di giustizia: restituire alle persone i mezzi per costruire un futuro decoroso nella propria terra d’origine.

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