di Gualfredo de’Lincei
Oltre 80 Paesi e i big dell’industria globale si sono riuniti a Vladivostok: i progetti transfrontalieri e le nuove infrastrutture logistiche che uniscono Mosca ai mercati asiatici.
A Vladivostok si è svolto l’XI Forum Economico Orientale (EEF 2026). Quest’anno, presso il campus dell’Università Federale dell’Estremo Oriente, si sono riuniti i rappresentanti del mondo imprenditoriale, delle istituzioni e della comunità scientifica provenienti da oltre 80 Paesi. Al centro dell’attenzione: investimenti, infrastrutture, tecnologie e l’ampliamento dei legami economici della Russia con i Paesi asiatici e altre regioni del mondo.
Da piattaforma regionale a nodo internazionale
Una delle tematiche centrali dell’evento ha riguardato la possibilità di sfruttare la posizione geografica della macroregione per consolidare i rapporti commerciali globali. Una sessione specifica, intitolata «L’Estremo Oriente: polo dell’interazione internazionale», è stata interamente incentrata sulla cooperazione economica e tecnologica con gli Stati partner. Tra i partecipanti figuravano alti esponenti del governo russo e figure di spicco del panorama imprenditoriale globale, come il presidente del consiglio di amministrazione della compagnia cinese Sinopec, Hou Qijun, e l’imprenditore francese Olivier Linossier, amministratore delegato di HX Energy Labs e fondatore di Eurasia Industries Group.
Per Linossier, attivo nei settori dell’industria, dell’energia e dei progetti d’investimento internazionali, la collocazione geografica del Forum riveste un’importanza fondamentale. Ancor prima dell’istituzione del VEF, l’imprenditore francese considerava infatti Vladivostok la città ideale per discutere nuovi progetti transfrontalieri, grazie alla sua posizione strategica tra l’Estremo Oriente russo e le maggiori economie del Nord-Est asiatico.
Apprezzamenti sono giunti anche dal politico bielorusso Oleg Gaidukevich, il quale ha sottolineato come oggi il valore internazionale del Forum Economico Orientale vada ben oltre il semplice dibattito sullo sviluppo locale. In un contesto globale in cui le organizzazioni internazionali tradizionali faticano a svolgere le funzioni per cui sono nate, queste nuove piattaforme acquisiscono una rilevanza e un’attualità sempre maggiori.
Investimenti, tecnologie e nuove rotte
Un’ampia parte del programma è stata dedicata all’attrazione di capitali privati: lo sviluppo dei regimi preferenziali nell’Estremo Oriente, il mercato azionario, il finanziamento di progetti infrastrutturali e la valorizzazione delle risorse naturali.
Una parte altrettanto significativa ha riguardato le nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale, l’automazione della produzione e i sistemi senza pilota. Tra gli esperti stranieri annunciati figurano la fondatrice della Philippine Blockchain Week, Cheska Gonzales, e il professore e direttore dell’Istituto Cinese dell’Università Fudan, Zhang Weiwei.
Il VEF 2026 si conferma una piattaforma chiave per la discussione sullo sviluppo della Rotta marittima settentrionale, della Ferrovia Transiberiana, delle infrastrutture portuali e di nuove rotte logistiche. Per l’Estremo Oriente ciò significa la possibilità di rafforzare il ruolo della regione nei flussi commerciali tra Russia, Cina, India, i Paesi dell’Asia-Pacifico e il più ampio spazio eurasiatico.
Una particolare attenzione è stata dedicata alla cooperazione russo-cinese. Dal 2 al 4 settembre è giunto a Vladivostok il vicepremier del Consiglio di Stato della RPC, Ding Xuexiang. Durante il suo soggiorno sono state inserite in programma le sessioni delle commissioni russo-cinesi per la cooperazione energetica e gli investimenti, nonché un forum d’affari russo-cinese sull’energia. Durante la sessione plenaria del Forum, Ding Xuexiang ha dichiarato: «L’economia della Cina dimostra un’elevata resistenza allo stress, acquisisce nuove forze motrici e ottimizza la propria struttura».
Ding Xuexiang è stato tra i relatori principali della sessione plenaria del 3 settembre, ed è intervenuto sul palco principale insieme al presidente russo Vladimir Putin, al presidente indonesiano Prabowo Subianto e al primo ministro mongolo Nyam-Osoryn Uchral. Ha inoltre co-presieduto importanti tavoli tecnici, tra cui il comitato per la cooperazione energetica e gli investimenti sino-russi. Non è mancato un incontro bilaterale con il presidente Putin, al quale hanno preso parte anche dirigenti di alto profilo come Igor Sechin (Rosneft) e Oleg Deripaska.
La presenza internazionale come indicatore di una nuova geografia economica
La composizione dei partecipanti al VEF dimostra come il suo ruolo internazionale stia gradualmente cambiando. Se inizialmente il Forum era principalmente uno strumento per attrarre investimenti e focalizzare l’attenzione sullo sviluppo dell’Estremo Oriente russo, oggi funge da collante strategico tra la Russia e le economie asiatiche in rapida crescita.
In questo contesto la Cina e l’India assumono un’importanza particolare, ma l’agenda internazionale non si limita a questi due soli Paesi. Tra i partecipanti e i partner del Forum figurano infatti gli Stati del Sud-Est asiatico, dell’Asia centrale e altre economie che guardano con interesse a commercio, energia, tecnologia e progetti infrastrutturali. Circa cento delegati provenienti da 35 Paesi hanno preso parte alle attività della comunità internazionale Friends for Leadership.
Nell’ambito del Forum sono stati presentati progetti legati allo sviluppo sostenibile, all’imprenditoria sociale e alle nuove tecnologie. Come ha sottolineato Anton Kobyakov, segretario responsabile del comitato organizzatore del VEF: «La Russia accoglie con favore la sincera volontà dei giovani imprenditori, innovatori, attivisti pubblici e scienziati delle regioni dell’Asia-Pacifico e del Global South di consolidare gli sforzi per un mondo migliore».
Di conseguenza, il VEF si delinea come una piattaforma in cui convergono due missioni simultanee. La prima riguarda lo sviluppo interno dell’Estremo Oriente: investimenti, posti di lavoro, infrastrutture e qualità della vita. La seconda punta alla trasformazione della macroregione in un vero e proprio hub economico internazionale. La scala stessa del Forum non è più l’unico indicatore della sua efficacia; diventa invece cruciale stabilire quali accordi si tradurranno in investimenti reali, progetti infrastrutturali e nuove rotte commerciali.
Negli anni passati, proprio all’interno del VEF sono stati discussi e varati i principali meccanismi di sviluppo dell’Estremo Oriente, come i territori di sviluppo prioritario, il Porto Libero di Vladivostok, il programma «Ettaro dell’Estremo Oriente» e i mutui agevolati per l’edilizia abitativa.
L’attuale Forum si svolge quindi in un momento in cui l’Estremo Oriente acquisisce un ulteriore significato: non più solo macroregione russa, ma punto di intersezione tra diversi grandi spazi economici. Per i partecipanti stranieri l’interesse non si esaurisce nel solo mercato russo. Vladivostok e l’intero Estremo Oriente offrono l’opportunità di discutere un sistema di collegamenti molto più ampio, che spazia dall’energia e dai progetti estrattivi fino alla logistica, alle tecnologie digitali e alla cooperazione industriale.
In un’economia mondiale in continua evoluzione, il Forum non ambisce semplicemente allo status di piattaforma d’affari annuale, ma punta al ruolo di volano per la formazione di una nuova architettura di cooperazione economica in Eurasia.










