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Il codice segreto della bellezza: la rivoluzione visiva di Emanuele Viscuso e il ponte tra arte e algoritmi

di Gualfredo de’Lincei

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Può un’intuizione artistica nata a metà degli anni Ottanta contenere in sé le linee di codice matematico che oggi regolano le più avanzate tecnologie del futuro? È questa la straordinaria e provocatoria tesi al centro di “Dalla Geometria della Scultura all’Intelligenza Artificiale. Grammatiche della forma e degli algoritmi…”, il nuovo saggio pubblicato da Aracne Editrice nella prestigiosa Collana ARCHÈ. Il libro, che sta già suscitando un vivo dibattito nei circoli culturali e scientifici, nasce dall’incontro a quattro mani tra due menti d’eccezione: l’illustre matematico e fisico Gerardo Iovane — esperto di cybersecurity e intelligenza artificiale che collabora attivamente con il CERN e con la NATO — e lo scultore Emanuele Viscuso.

L’idea centrale del saggio, fortemente voluta da Iovane, è che le celebri strutture plastiche di Viscuso non siano soltanto il frutto di un’ispirazione estetica, ma nascondano una rigorosa grammatica geometrica e calcoli strutturali speculari ai medesimi principi matematici alla base dei moderni modelli generativi dell’I.A. In sostanza, il volume dimostra in modo rigoroso come la creatività artistica più pura e il linguaggio computazionale avanzato siano semplicemente due vie diverse, ma convergenti, per dare un ordine armonico al caos dell’universo. E la vita stessa di Viscuso, giustamente celebrato su Beautifulminds tra gli autori più importanti della casa editrice, ne è la perfetta doomed-dimostrazione.

L’incontro tra forma fisica e forma musicale

Per comprendere la profondità di questo legame biologico tra calcolo e bellezza, bisogna scavare nella biografia di Viscuso, un percorso romanzesco che lo ha visto prima laurearsi in Giurisprudenza a Napoli e poi abbandonare una sicura carriera bancaria a Milano per assecondare una totale urgenza creativa. Da pianista e compositore, Viscuso è da sempre ossessionato dall’invisibile architettura del suono. Influenzato dalle letture di Marius Schneider e dal dialogo profondo con l’amico Franco Battiato, l’artista giunge a una convinzione radicale: se il cosmo è puro suono condensato in materia, la scultura può farsi spartito tridimensionale. Nasce così la sua “Musica Solida”.

A metà degli anni Ottanta, guidato da una folgorazione onirica, Viscuso inizia a manipolare materiali semplici. Nasce così il Modulo Primigenio (1986): unendo semplici graffette metalliche industriali a forma di “C”, l’artista sperimenta un miracolo plastico. Pur utilizzando esclusivamente segmenti retti, la struttura genera superfici curve, flessuose e incredibilmente armoniche.

Quell’intuizione si trasforma in una produzione monumentale in legno e metallo che conquista le collezioni private più prestigiose del pianeta: da Frank Sinatra (che acquista la celebre Papillon del 1984) alla famiglia di Ethel Kennedy a Boston (Musical Canon for Several Voices), fino a Silvio Berlusconi, a cui l’artista dona la scultura Nike. Ma l’arte di Viscuso non si ferma davanti ai limiti fisici. Quando nel 1987 la Alumix offre di sponsorizzare una sua grande opera a patto di usare solo elementi industriali già in produzione (sponde di camion in alluminio), l’artista reinventa il suo schema passando al modulo a “I” (il Modulo Alpha), dando vita alla monumentale installazione Onda-Ponte sull’immaginario presso l’Aeroporto Internazionale di Milano Malpensa.

Un’immaginazione senza confini: dalla NASA al Messico

Il nuovo libro di Aracne Editrice getta una luce del tutto nuova su questa versatilità, svelando come ogni operazione di Viscuso risponda a una precisa capacità di compressione e sintesi delle informazioni, la stessa che gli algoritmi compiono all’interno del cosiddetto “spazio latente”. Ed è proprio questa totale assenza di barriere mentali che ha permesso a Viscuso di firmare imprese leggendarie, celebrate oltreoceano dal Miami Herald, che lo consacrò come «l’artista contemporaneo più conosciuto d’America».

Nel 1996, sul volo di linea Rimini-Riga, organizza il primo vernissage della storia della durata di un’ora a diecimila metri d’altitudine, esponendo le opere tra i sedili dei passeggeri. Anni dopo, a Miami Beach — dove riceverà dal sindaco le Chiavi della Città nel 2007 — veste i panni di delegato dell’Accademia Italiana della Cucina e avvia un fitto dialogo con la NASA, convincendo l’agenzia spaziale a introdurre la cultura del benessere del cibo italiano a bordo delle stazioni orbitali. E ancora: dal bisogno domestico di camuffare una porta di casa a Milano, progetta una serie di carte da parati d’arte in trompe-l’œil (la collezione Biblioteca) che ricoprirà chilometri di pareti nei club e negli hotel più esclusivi del mondo, disegna gioielli d’oro per la Regina Elisabetta II d’Inghilterra e realizza il celebre Tavolo Andromeda o i modelli strutturali entrati nella collezione reale del Sultano d’Oman. Una spinta cosmopolita che oggi lo vede fare base a Puerto Escondido, in Messico, dove ha fondato il Museo Viscuso: un’oasi totale in cui architettura classica e natura dialogano senza sosta.

La convergenza del futuro

Con l’uscita di questo saggio, la parabola critica di Emanuele Viscuso tocca il suo apice. Il lavoro di analisi matematica condotto da Gerardo Iovane dimostra che la manipolazione manuale della materia eseguita dall’artista — sia essa legno, plexiglass o PVC — anticipa di decenni le logiche morfologiche delle reti neurali artificiali.

Il libro non si limita a celebrare una straordinaria carriera internazionale, ma apre una finestra inedita sul futuro della conoscenza. Ci ricorda che l’arte non è un semplice ornamento estetico, ma uno strumento di indagine scientifica e spirituale. Per chiunque voglia comprendere dove si stia dirigendo il confine tra l’ingegno umano e l’evoluzione tecnologica, questa collaborazione rappresenta una lettura imprescindibile. Un volume in cui il calcolo rigido della fisica e la pura poesia della materia si fondono, finalmente, sotto lo stesso segno dell’armonia universale.

 

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