Garlasco, l’impronta 33: perché è così cruciale per la Procura
GARLASCO — Nel complesso intreccio di tracce che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, gli investigatori stanno tornando a esaminare, ce n’è una che ha assunto un peso particolare: l’impronta palmare numero 33.
La traccia si trova sulla parete destra della scala che porta alla cantina e, secondo i nuovi accertamenti della Procura di Pavia, sarebbe riconducibile ad Andrea Sempio. L’attribuzione si basa sulla corrispondenza di 15 minuzie con il palmo della sua mano destra. Un risultato che, però, resta contestato dalla difesa: i consulenti di Sempio sostengono infatti che i punti realmente confrontabili sarebbero soltanto cinque.
Ma il motivo per cui la 33 è considerata così importante dagli inquirenti non riguarda soltanto l’identificazione. A fare la differenza, nella ricostruzione della Procura, è soprattutto il punto in cui l’impronta è stata trovata.
La 33 si trova infatti in una zona della scala in cui il vano cambia direzione, a poca distanza dal punto in cui venne trovato il corpo di Chiara Poggi. Per gli investigatori, quindi, non va considerata come una traccia isolata, ma inserita nel contesto di tutti gli altri segni presenti sulla scala e nella possibile dinamica dell’aggressione.
La traccia 45 e il possibile collegamento
Tra questi elementi c’è la traccia 45, una piccola goccia di sangue individuata sulla stessa parete.
La forma e l’orientamento della goccia sono stati interpretati dagli esperti come compatibili con il distacco di sangue da un oggetto insanguinato che si trovava più in alto. È proprio questo particolare che ha portato gli investigatori a mettere in relazione la 45 con la posizione della 33.
Nella ricostruzione accusatoria, i due segni potrebbero quindi essere letti come parti di una stessa sequenza. Non sarebbe dunque soltanto una questione di stabilire di chi sia la mano, ma anche di capire perché quell’impronta si trovi proprio lì e quale rapporto possa avere con gli altri segni presenti sulla scala.
Naturalmente, si tratta di una ricostruzione investigativa che dovrà essere verificata sul piano tecnico e giudiziario.
La suola e il cosiddetto “gradino zero”
Un altro elemento riguarda la suola a pallini.
La famosa impronta insanguinata trovata all’inizio della scala era stata attribuita nelle precedenti indagini, e poi considerata nella sentenza definitiva, a una scarpa Frau numero 42 riconducibile ad Alberto Stasi.
Le nuove analisi hanno però riportato l’attenzione anche su una traccia indicata come N1, individuata sul cosiddetto “gradino zero”, cioè nella parte iniziale della scala.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, anche questa traccia potrebbe essere inserita nel percorso delineato dagli altri segni. Nelle fotografie del 2007, inoltre, alcuni consulenti hanno individuato ulteriori elementi che potrebbero essere riconducibili a una suola con caratteristiche diverse da quella “a pallini”, compresa una strisciata sul lato della scala.
Anche in questo caso, però, l’interpretazione non è pacifica e resta al centro del confronto tra i consulenti.
Perché la forma della scala conta
È la geometria del vano scale a rendere particolarmente interessante, per l’accusa, la disposizione complessiva delle tracce.
Dopo il primo gradino, infatti, la scala curva e lo spazio di passaggio si restringe. Per la Procura, la posizione reciproca delle diverse impronte potrebbe quindi fornire indicazioni sulla sequenza dei movimenti avvenuti in quella zona.
È proprio questo il passaggio più importante della nuova ricostruzione: non una singola impronta considerata come prova autonoma, ma più tracce che, secondo l’ipotesi accusatoria, potrebbero acquistare un significato se lette insieme.
Resta però da stabilire quanto questa interpretazione possa essere sostenuta scientificamente e, soprattutto, quale valore possa avere in sede giudiziaria.
La questione dell’attribuzione della 33
Sul punto più delicato, cioè l’identificazione dell’impronta, le posizioni sono diverse.
I consulenti della Procura ritengono di aver individuato 15 minuzie compatibili con il palmo di Sempio. I consulenti della difesa contestano invece il metodo utilizzato e sostengono che i punti effettivamente confrontabili sarebbero soltanto cinque.
C’è poi un precedente importante: nel 2007 i Ris di Parma avevano ritenuto la traccia non utilizzabile per un’identificazione dattiloscopica.
È quindi evidente che proprio questo aspetto sarà uno dei terreni principali del confronto tra le diverse consulenze.
Perché la difesa di Stasi non ha chiesto l’incidente probatorio
Un altro punto che ha attirato l’attenzione riguarda la posizione della difesa di Alberto Stasi.
Da quanto risulta dagli atti e dalle dichiarazioni pubbliche, i legali di Stasi non hanno chiesto l’incidente probatorio sull’impronta 33 perché hanno sostenuto che l’accertamento fosse ripetibile.
Il concetto è importante: l’incidente probatorio viene utilizzato, tra le altre cose, quando si ritiene necessario cristallizzare una prova che rischia di non poter essere acquisita successivamente nelle stesse condizioni. Secondo la posizione della difesa Stasi, questo rischio non ci sarebbe stato nel caso della 33.
Questo, però, non significa che la difesa di Stasi abbia rinunciato a esaminare o contestare l’impronta.
Anzi, la questione è più complessa.
L’interesse della difesa Stasi
La nuova indagine riguarda principalmente la possibile responsabilità di Andrea Sempio, mentre Stasi è stato condannato definitivamente. Un’eventuale attribuzione della 33 a Sempio potrebbe essere utilizzata per sostenere una ricostruzione alternativa dell’omicidio, ma non dimostrerebbe automaticamente l’innocenza di Stasi.
La posizione della sua difesa può quindi essere letta su due piani diversi: da una parte, verificare quanto sia solida l’attribuzione della 33 a Sempio; dall’altra, evitare che quella stessa traccia venga trasformata in una prova formalmente cristallizzata attraverso un incidente probatorio, se può essere ancora esaminata e discussa attraverso consulenze tecniche.
C’è inoltre un elemento significativo: nel luglio 2025 i consulenti della difesa Stasi avevano sostenuto che la 33 fosse attribuibile a Sempio, sulla base dell’esame delle fotografie della traccia.
Quando, successivamente, la famiglia Poggi ha chiesto che la 33 fosse inserita nell’incidente probatorio, i legali di Stasi si sono opposti sostenendo proprio che l’accertamento fosse ripetibile. La posizione è stata riportata anche durante l’udienza del settembre 2025.
La vera questione: chi l’ha lasciata e perché?
È qui che emerge il nodo più interessante dell’intera vicenda.
Attribuire tecnicamente un’impronta a una persona e stabilire che ruolo abbia avuto quella persona nella dinamica dell’omicidio sono due questioni diverse.
Anche ammesso che la 33 fosse attribuita a Sempio, resterebbe da spiegare quando e in quali circostanze sia stata lasciata. È questo il passaggio che la Procura cerca di ricostruire mettendo in relazione la 33 con la 45, con le altre tracce della scala e con la disposizione dello spazio.
La Procura considera dunque 33, 45 e la geometria della scala come elementi di un’unica possibile ricostruzione. La difesa, invece, contesta diversi passaggi di questa interpretazione e, in particolare, l’attribuzione stessa dell’impronta.
Alla fine, sarà il confronto tra le diverse consulenze e gli ulteriori accertamenti a stabilire quanto questa ricostruzione possa reggere sul piano scientifico e giudiziario.
Un ultimo dato è certo: l’incidente probatorio sulla 33 non è entrato negli accertamenti, mentre sono proseguite altre verifiche sulla traccia e sul complesso degli elementi presenti nella scena del delitto.(con l’ausilio dell’AI)










