Il caso Garlasco torna a far discutere e, questa volta, al centro dell’attenzione finiscono i diari di Andrea Sempio. Pagine private, pensieri messi nero su bianco e annotazioni che negli ultimi giorni sono entrate nel dibattito pubblico. A confrontarsi sul loro significato, durante una puntata di Ignoto X su La7, sono state Angela Taccia, legale di Sempio, e Albina Perri, direttrice del settimanale Giallo.
La discussione è partita proprio dal contenuto dei diari. Tra le pagine sarebbero presenti riflessioni personali, paure, sogni, difficoltà e riferimenti a momenti particolarmente delicati della vita di Sempio. Elementi che hanno inevitabilmente attirato l’attenzione, soprattutto perché vengono analizzati nel contesto dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi.
Ma quanto possono davvero raccontare quei quaderni sulla personalità di una persona? È questo, in sostanza, uno dei punti sui quali si è acceso il confronto.
Perri ha ricordato anche un vecchio audio del 2017 nel quale la stessa Taccia, parlando di Sempio, lo avrebbe definito una persona “problematica”. Una parola che, riletta oggi alla luce dei contenuti dei diari, assume un peso diverso e che la giornalista ha deciso di riportare all’attenzione.
Taccia ha però dato una spiegazione completamente diversa di quell’espressione. Secondo l’avvocata, il termine non era stato utilizzato per descrivere un problema psicologico o una particolare condizione personale. Si riferiva, piuttosto, a un ragazzo che tendeva a farsi molti problemi, soprattutto nelle relazioni e nei rapporti con le ragazze.
Da qui il confronto si è spostato su un altro tema delicato: le annotazioni relative all’autolesionismo e ai pensieri suicidi presenti nei diari.
Anche su questo punto Taccia ha invitato alla cautela. Leggere una frase scritta in un diario, ha sostenuto, non significa automaticamente poter formulare una diagnosi. E infatti l’avvocata ha sottolineato che non esisterebbe una diagnosi clinica che consenta di definire Sempio come una persona autolesionista.
Il passaggio è importante perché mette in evidenza una distinzione spesso difficile da mantenere quando una vicenda giudiziaria diventa anche un caso mediatico. Un diario può raccontare emozioni, paure e momenti di fragilità, ma il significato di quelle parole deve essere valutato nel loro contesto e, soprattutto, senza trasformare automaticamente uno scritto personale in una valutazione psicologica.
Il confronto tra Taccia e Perri è stato acceso proprio perché le due hanno letto quegli stessi elementi da prospettive differenti. Da una parte la giornalista, interessata al possibile significato delle annotazioni nell’ambito della vicenda; dall’altra la difesa, preoccupata che quelle parole possano essere interpretate oltre il loro reale contenuto.
Resta quindi una domanda: che valore avranno davvero quei diari nell’inchiesta? Saranno gli investigatori e, eventualmente, gli esperti incaricati di analizzarli a stabilirlo.
Intanto, il botta e risposta televisivo riporta ancora una volta il caso Garlasco al centro dell’attenzione. E dimostra quanto sia sottile, in una vicenda così complessa, il confine tra la curiosità per la vita privata di una persona e ciò che può avere una concreta rilevanza giudiziaria.










