Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime preoccupazione per le prospettive economiche connesse a un possibile nuovo incremento dei costi energetici e richiama l’attenzione sulla condizione del personale scolastico, che si aggrava giorno dopo giorno sotto la pressione del costo della vita. Una situazione particolarmente onerosa per i docenti di ruolo che prestano servizio stabilmente lontano dalla propria residenza e sostengono per anni spese aggiuntive direttamente connesse alla sede di lavoro.
Le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio per il 2027 delineano, nello scenario energetico più sfavorevole, un’inflazione al 3,7%, una riduzione dei consumi reali di mezzo punto, equivalente a circa 250 euro per famiglia e complessivamente a 6,5 miliardi di euro, e una crescita del PIL limitata allo 0,6%. Si tratta di uno scenario condizionato all’ipotesi di un prezzo del Brent stabilmente a 140 dollari, ma significativo per comprendere quanto un nuovo shock energetico potrebbe incidere sul potere d’acquisto.
Per i docenti fuori sede il problema assume una specifica dimensione economica. La stabilità giuridica derivante dall’assunzione a tempo indeterminato non coincide necessariamente con la stabilità territoriale. Quando la sede di servizio rimane per molti anni distante dalla residenza, al normale bilancio familiare si aggiungono il canone di locazione, le utenze, i consumi energetici e le spese per gli spostamenti periodici.
È soprattutto la continuità di tali costi a determinarne l’incidenza. Il CNDDU ha effettuato una simulazione economica riferita a situazioni di prolungata permanenza fuori sede e, considerando cumulativamente le principali spese di abitazione e mobilità, nei casi esaminati l’onere sostenuto nell’arco degli anni può collocarsi indicativamente tra 150.000 e 200.000 euro. Non si tratta di una media statistica nazionale, ma di una stima che consente di rappresentare la dimensione che il costo della distanza può raggiungere quando accompagna una parte significativa della carriera.
La questione riguarda anche numerosi docenti della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche, per i quali la distribuzione territoriale delle cattedre può incidere sulle possibilità di riavvicinamento alla provincia di residenza. A questo quadro si aggiunge la situazione di una parte del personale interessato dal piano straordinario di assunzioni e dalla mobilità prevista dalla legge 13 luglio 2015, n. 107. L’articolo 1, comma 108, disciplinò per l’anno scolastico 2016/2017 un piano straordinario di mobilità territoriale e professionale del personale docente assunto a tempo indeterminato. A oltre dieci anni di distanza appare necessario verificare quante situazioni di lontananza si siano trasformate, nei fatti, in condizioni professionali di lunga durata.
Il problema non può essere ricondotto esclusivamente alla mobilità. Esiste una questione di reddito disponibile: una parte della retribuzione del docente fuori sede viene assorbita da costi necessari per poter lavorare lontano dalla residenza. L’aumento simultaneo dei prezzi dell’abitazione, dell’energia e dei trasporti accentua quindi la differenza tra retribuzione nominale e capacità economica effettiva.
L’ordinamento tributario riconosce già, in determinate fattispecie, la rilevanza economica della mobilità per motivi professionali. I lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza nel comune di lavoro o in uno limitrofo, ad almeno 100 chilometri dal precedente e fuori regione, possono accedere, ricorrendone le condizioni, a una specifica detrazione sui canoni di locazione per i primi tre anni. La disciplina fiscale ha inoltre previsto per determinate assunzioni a tempo indeterminato un regime temporaneo di esenzione, entro il limite di 5.000 euro annui e in presenza di specifici requisiti reddituali e territoriali, per somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro relativamente a determinati costi dell’abitazione. Si tratta di misure circoscritte, ma significative perché riconoscono che la mobilità lavorativa può produrre un costo meritevole di considerazione fiscale.
Il CNDDU ritiene che questo principio possa essere sviluppato nella politica di bilancio attraverso una disciplina specifica per il personale scolastico che permane per periodi prolungati lontano dalla propria residenza. Non un bonus occasionale, ma un meccanismo strutturale di compensazione del costo professionale della distanza.
Una possibile soluzione potrebbe consistere nell’introduzione di un credito d’imposta o di una detrazione rafforzata per una quota delle spese documentate relative all’alloggio nella sede di servizio, accompagnata da una parziale compensazione dei costi di mobilità. Il beneficio dovrebbe essere parametrato al reddito, alla distanza chilometrica e alla durata della permanenza fuori sede, prevedendo un limite annuale e una progressività capace di riconoscere maggiormente le situazioni consolidate da molti anni.
L’intervento potrebbe essere sostenuto da un apposito stanziamento pluriennale nella legge di bilancio, con un tetto di spesa determinato sulla base della platea effettivamente interessata. Un meccanismo di questo tipo permetterebbe di conciliare tutela del lavoratore e controllo della finanza pubblica: il beneficio sarebbe riconosciuto esclusivamente in presenza di requisiti oggettivi e di spese documentate, mentre l’amministrazione potrebbe monitorarne annualmente costo ed efficacia.
Alla leva fiscale dovrebbe affiancarsi quella abitativa. L’utilizzazione del patrimonio immobiliare pubblico disponibile e gli interventi di edilizia residenziale a canone sostenibile potrebbero essere impiegati, soprattutto nei territori caratterizzati da elevata tensione abitativa, per ridurre il costo dell’alloggio sostenuto dal personale scolastico fuori sede. Agire sul prezzo della locazione significa intervenire direttamente sulla principale componente strutturale della spesa, riducendo nel medio periodo anche la necessità di trasferimenti monetari.
È in questa prospettiva che il CNDDU chiede al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di ascoltare le istanze dei docenti fuori sede e di promuovere, insieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze, una ricognizione nazionale che quantifichi la platea interessata, la durata della permanenza lontano dalla residenza e l’incidenza delle spese sostenute.
I risultati della ricognizione dovrebbero costituire la base tecnica per una proposta da inserire nei prossimi provvedimenti di finanza pubblica, costruita attraverso il coordinamento di fiscalità, sostegno abitativo e compensazione parziale della mobilità. La selettività dell’intervento, fondata su reddito, distanza, durata e documentazione della spesa, consentirebbe di concentrare le risorse sulle situazioni nelle quali l’onere economico è effettivamente maggiore.
La condizione del personale scolastico si aggrava giorno dopo giorno e un nuovo shock energetico rischierebbe di accentuare ulteriormente una perdita di potere d’acquisto già significativa. Per questo il CNDDU ritiene necessario compiere un passaggio ulteriore: il costo della distanza non può rimanere una voce privata e invisibile nel bilancio del singolo docente quando deriva, per molti anni, dalla localizzazione della prestazione lavorativa.
Al ministro Valditara chiediamo quindi di portare la questione al confronto con il MEF affinché possa essere valutato un intervento strutturale nella prossima programmazione finanziaria. Non si tratta di introdurre un trattamento generalizzato, ma di stabilire, attraverso criteri misurabili e coperture definite, in quale misura un costo professionale documentato debba continuare a gravare interamente sul lavoratore e in quale misura possa essere riconosciuto dalla politica fiscale e di bilancio quando la condizione di fuori sede, da temporanea, diventa strutturale.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU










