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Il campo di Al-Firdaws, nella provincia di Aden, nello Yemen, ospita famiglie sfollate a causa della recente intensificazione dei combattimenti.
© Nahda Maker Organization

YEMEN, UNHCR: L’escalation del conflitto potrebbe causare ulteriori sfollamenti e flussi di rifugiati
Di seguito è riportata una sintesi delle dichiarazioni rilasciate dal rappresentante dell’UNHCR nello Yemen, Armen Yedgaryan – a cui possono essere attribuite le citazioni riportate – durante la conferenza stampa tenutasi oggi al Palais des Nations di Ginevra.

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L’intensificarsi dei combattimenti nello Yemen potrebbe costringere un numero crescente di persone alla fuga sia all’interno dello Yemen che verso Gibuti, la Somalia e altri paesi, avverte l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati.

 

I combattimenti nello Yemen si stanno estendendo su più fronti, innescando una crisi di di sfollati e rifugiati in rapida crescita e costringendo oltre 130.000 persone ad abbandonare le proprie case dall’inizio di settembre.

 

I civili continuano a subire il peso maggiore del conflitto, con almeno 110 persone colpite, tra cui 28 decessi. Si teme che il numero delle vittime e delle persone in fuga sia destinato ad aumentare, aggravando i bisogni umanitari in un momento in cui l’insicurezza e le difficoltà di accesso stanno già ostacolando gli sforzi di soccorso.

 

Taiz rimane l’epicentro della crisi, rappresentando oltre il 60% degli sfollamenti complessivi; molte famiglie rimangono all’interno della stessa provincia, impossibilitate a spostarsi in luoghi più sicuri a causa dei combattimenti, delle strade bloccate o della mancanza di mezzi di trasporto e carburante. Si segnalano fughe anche dalle province di Al Jawf, Marib e Al Hodeidah, a testimonianza della natura sempre più estesa e su più fronti del conflitto.

 

La maggior parte delle famiglie sfollate di recente ha trovato rifugio nelle province di Aden, Lahj, Abyan e Al Dhale’e e persino a Marib, con oltre 90.000 persone giunte in queste aree. Le condizioni degli sfollati sono sempre più difficili man mano che arrivano in siti di accoglienza già sovraffollati, con urgente bisogno di alloggi, cibo, acqua potabile, assistenza sanitaria e protezione, il che esercita un’ulteriore pressione su servizi e infrastrutture già fragili.

 

Anche prima della recente escalation, nello Yemen c’erano oltre 5,2 milioni di sfollati interni, e gli attuali combattimenti stanno aggravando una crisi umanitaria già disastrosa nel Paese. Si stima che oltre 22 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza umanitaria, compresi gli sfollati interni e circa 65.000 rifugiati e richiedenti asilo, provenienti principalmente dalla Somalia e dall’Etiopia.

 

In risposta a ciò, l’UNHCR ha dichiarato uno stato di emergenza iniziale di Livello 1 per lo Yemen, Gibuti e la Somalia, consentendo la rapida mobilitazione di risorse e personale per potenziare la risposta attraverso assistenza in denaro, alloggi e protezione.

 

È già stata fornita assistenza in denaro di emergenza a 200 famiglie sfollate, mentre è previsto un sostegno immediato per altre 1.000. Poiché oltre il 70 per cento delle famiglie sfollate si trova in alloggi di emergenza o non conformi agli standard, sono stati inoltre stanziati fondi per fornire assistenza in denaro per gli alloggi a 500 famiglie sfollate ad Aden e Lahj, mentre sono in corso i preparativi per distribuire 1.000 kit di riparazione degli alloggi per le abitazioni danneggiate. Sono state avviate valutazioni di protezione per identificare i bisogni urgenti e i rischi tra 2.000 nuclei familiari.

 

Per sostenere le famiglie nello Yemen l’UNHCR sta inviando dalla propria riserva globale di emergenza a Dubai 3.000 pacchi contenenti beni di prima necessità, tra cui stuoie per dormire, coperte, lampade solari, set da cucina, taniche, zanzariere e teloni di plastica.

 

In collaborazione con i partner, è in corso la pianificazione del ritorno volontario di circa 150 rifugiati somali da Aden a Mogadiscio.

 

Nonostante questi sforzi per potenziare l’assistenza, le operazioni umanitarie devono affrontare gravi difficoltà. Le linee del fronte attive, l’insicurezza, le restrizioni agli spostamenti, le interruzioni delle telecomunicazioni e le strade e altre infrastrutture danneggiate – compreso il porto di Al Mokha – stanno limitando l’accesso e rallentando la consegna degli aiuti salvavita. È urgentemente necessario un accesso sicuro e senza ostacoli alle popolazioni colpite per portare soccorso alle famiglie che sono fuggite con pochissimo.

 

La risposta è inoltre ostacolata da una grave carenza di fondi. L’operazione dell’UNHCR nello Yemen è finanziata solo al 18% nel 2026, con 34 milioni di dollari dei 194 milioni necessari già prima che questa ultima escalation generasse nuove esigenze. Si stima che siano urgentemente necessari 25 milioni di dollari affinché l’UNHCR possa assistere circa 231.000 persone con bisogni umanitari immediati.

 

Attraverso il Golfo di Aden, a Gibuti, continuano ad arrivare ogni giorno rifugiati yemeniti. Finora ne sono arrivati più di 3.000 a Gibuti, dove l’UNHCR sta collaborando con le autorità e i partner per assistere i nuovi arrivati. Centinaia di persone sono sbarcate anche nel Somaliland e nel Puntland.

 

Il numero giornaliero di rifugiati che arrivano a Gibuti ha già superato il picco giornaliero di arrivi di yemeniti registrato dal 2015. L’UNHCR e i suoi partner si stanno preparando ad accogliere oltre 10.000 nuovi arrivi a Gibuti, con le condizioni del mare che dovrebbero migliorare entro metà ottobre, consentendo potenzialmente ulteriori traversate. L’operazione dell’UNHCR a Gibuti è finanziata al 15%, e l’UNHCR e i partner umanitari lanciano un appello urgente per raccogliere 13,5 milioni di dollari al fine di garantire che i nuovi arrivati possano accedere alla registrazione, all’accoglienza, alla protezione e ad altri servizi essenziali. Siamo profondamente preoccupati per l’impatto del rinnovato conflitto sulla popolazione civile che sta causando sofferenze e fuga su larga scala.

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