Basilicata trattata come colonia, intervista fiume ad Antonello De Pierro che esorta lucani a scuotere torpore su tassa salute di Bardi e Latronico
Dieci giorni di tour tra i comuni lucani per toccare con mano la rabbia e la rassegnazione di un popolo sfruttato. Il leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro affonda il colpo contro il ticket di 2,50 euro a ricetta, denuncia il paradosso petrolifero e l’aumento del 300% dei tumori, e chiama a raccolta i cittadini: “Diventate consiglieri ombra, la pacchia è finita”
Potenza, 26 settembre 2026 -Dopo dieci giorni intensi trascorsi a percorrere in lungo e in largo il territorio lucano, incontrando cittadini, famiglie e amministratori locali per toccare con mano il malcontento generato dalle ultime decisioni della Regione Basilicata, il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro interviene senza filtri. Al centro del confronto c’è l’ormai famigerata quota di compartecipazione di 2,50 euro a ricetta voluta dalla giunta Bardi su impulso dell’assessore Cosimo Latronico, un provvedimento che per il leader del movimento rappresenta la goccia che fa traboccare il vaso in una terra già piegata da decenni di politiche inique, carenze sanitarie e sfruttamento energetico. Ecco cosa ci ha raccontato in questa intervista fiume.
Presidente De Pierro, la Regione Basilicata ha introdotto un ticket di 2,50 euro a ricetta sulla spesa farmaceutica. Un provvedimento che la Giunta Bardi, su spinta dell’assessore Cosimo Latronico, difende parlando di riequilibrio dei conti sanitari. Qual è la vostra posizione e perché parlate senza mezzi termini di “gabella ingiusta”?
«La nostra posizione è di netta e intransigente opposizione, e pretendiamo il ritiro immediato di questo provvedimento assurdo. Non si può far cassa sulla pelle dei cittadini introducendo un balzello che colpisce un bene primario come la salute. Ci dicono che la misura è sostenibile perché le categorie più fragili sono esentate, ma questa è una scusa ipocrita per indorare la pillola. Esistono centinaia di famiglie monoreddito, schiacciate da un carovita insostenibile e non coperte da esenzioni formali, per le quali due euro e cinquanta a ricetta rappresentano un salasso vero e proprio. Parliamo di persone costrette a stringere i denti e a tagliare persino sui generi alimentari pur di riuscire a comprare le medicine necessarie. È una misura iniqua e antisociale, e noi che difendiamo da sempre le cellule più deboli del nostro parenchima sociale non possiamo tollerarla».
La polemica, tuttavia, non si ferma al solo ticket farmaceutico. Lei ha collegato questo provvedimento a una situazione di profondo disagio strutturale, a partire dalla sanità nelle aree interne.
«Esatto. Questo ticket si abbatte su un territorio che è già allo stremo. Nei piccoli comuni della Basilicata l’assistenza sanitaria di base è un miraggio, un lusso incerto e precario. Le aree interne sono state spogliate dei servizi essenziali, lasciando i cittadini nell’abbandono più totale. E poi c’è il paradosso economico e sociale più vergognoso d’Italia: la Basilicata produce circa l’80% del petrolio di tutta la nazione, eppure i lucani pagano un caro carburanti paradossalmente più pesante che altrove. È uno scenario inaccettabile».
Lei ha paragonato lo sfruttamento della Basilicata a quello delle vecchie colonie africane. Un’accusa pesantissima.
«Ed è la nuda e cruda verità. La Basilicata viene trattata esattamente come una colonia: le sue risorse naturali vengono depredate per riempire le casse dello Stato e i bilanci delle grandi compagnie energetiche, mentre alla popolazione locale restano solo le briciole e i danni collaterali. È un sistema feudale, perpetuato da decenni e decenni da una classe politica incapace, che ha amministrato la regione a uso e consumo di logiche di potere lontane dai reali interessi dei cittadini. Guardi cosa è successo con le estrazioni petrolifere: i vantaggi economici vanno altrove, mentre ai lucani restano le conseguenze ambientali e sanitarie. Non dimentichiamo che l’incidenza dei tumori in terra lucana è aumentata del 300%. Sebbene abbiano un’eziologia multifattoriale, è impossibile ignorare che questa impennata sia iniziata proprio in concomitanza con l’avvio delle trivellazioni petrolifere. Chi governa ha il dovere di dare risposte, non di imporre altre tasse».
Per toccare con mano tutto questo, lei ha scelto di scendere in campo in prima persona, trascorrendo dieci giorni in tour tra i comuni lucani. Che aria ha respirato?
«Ho respirato una rabbia profonda, viscerale, ma purtroppo accompagnata da un senso di rassegnazione che mi ha colpito e addolorato. Girando per i paesi ho visto negli occhi della gente lo stesso spirito descritto da Carlo Levi nel suo capolavoro Cristo si è fermato a Eboli. I lucani sono un popolo straordinario, fiero, laborioso, ma segnato da un’atavica convinzione di non poter cambiare le cose, di essere condannati a subire passivamente le angherie del potere. Si lamentano giustamente di una tassa assurda, ma poi finiscono per rassegnarsi. Questo mi fa male, perché rischia di diventare una forma di masochismo sociale e politico».
I lucani, d’altra parte, hanno spesso continuato a votare e sostenere forze politiche che si sono dimostrate inadeguate. Crede che qualcosa stia cambiando?
«È il momento che cambi, perché il tempo del sonno delle coscienze è irrimediabilmente terminato. I cittadini continuano a sostenere partiti e schieramenti che non sono in grado di tutelare i loro interessi. Spero vivamente che in futuro i lucani sappiano valutare con maggiore lucidità chi lavora contro di loro e chi invece è sul campo a difenderli. La classe politica che ha gestito finora la spesa sanitaria e il territorio ha fallito miseramente. Svegliatevi, è questo l’appello che continuo a lanciare ovunque: non si può continuare a delegare il proprio futuro a chi ha ridotto la Basilicata in queste condizioni».
Qual è l’alternativa concreta che l’Italia dei Diritti-De Pierro offre a questo stato di cose? La protesta da sola basta?
«La protesta è fondamentale per rompere il silenzio, ma non basta. Noi offriamo una struttura mediatica e legale forte, concreta, radicata. Vogliamo che i cittadini diventino protagonisti assoluti del loro destino, esattamente come stiamo facendo con successo in altre regioni d’Italia. Sotto lo slogan “la pacchia è finita”, chiamiamo i lucani a scendere in campo in prima persona, a candidarsi a presidiare il territorio diventando “consiglieri ombra”. Ogni cittadino può utilizzare i nostri strumenti per accendere i riflettori sull’operato delle amministrazioni locali, per denunciare le storture, per esercitare un controllo democratico implacabile sui potentati locali. È ora di dire basta, di ribaltare una situazione incancrenita e di riprendersi la dignità che è stata negata a questa terra per troppo, troppo tempo».










