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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la prematura scomparsa del professor Roberto Gialdini, docente di Matematica e Fisica presso il liceo IESS di Reggio Emilia, morto a soli 36 anni in seguito a un’emorragia cerebrale.

La sua morte ha colpito profondamente l’intera comunità scolastica. La sospensione delle lezioni e la presenza di oltre duecento studenti ed ex studenti, alcuni giunti anche da altre città per partecipare al momento di commiato, raccontano con immediatezza quale posto il giovane professore avesse conquistato nella vita della scuola.

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È un dato che merita attenzione perché dice molto della professione docente. Esistono insegnanti dei quali, a distanza di anni, si ricordano una spiegazione, un metodo o una particolare capacità di rendere comprensibile ciò che appariva difficile. Di altri rimane soprattutto il modo con cui hanno saputo entrare in relazione con gli studenti. Quando queste due dimensioni riescono a incontrarsi, l’insegnamento acquista una forza destinata a prolungarsi oltre il tempo trascorso in aula.

La partecipazione di tanti giovani al saluto rivolto al professor Gialdini mostra quanto possa essere profondo il segno lasciato da un docente capace di accompagnare i propri studenti nel loro percorso di crescita. La scuola vive anche di questi legami, spesso costruiti giorno dopo giorno senza clamore, attraverso la competenza, la disponibilità, l’ascolto e la capacità di riconoscere possibilità che un ragazzo non sempre riesce ancora a vedere in se stesso.

Insegnare significa certamente trasmettere conoscenze e verificare apprendimenti, ma significa anche assumersi la responsabilità di incontrare persone in una fase decisiva della loro formazione. Per questo il valore di un docente non può essere racchiuso soltanto nei risultati raggiunti o negli strumenti attraverso i quali viene esercitata la valutazione. Una parte essenziale del suo lavoro rimane nella fiducia che riesce a generare, nell’interesse che sa suscitare per la conoscenza e nella consapevolezza che contribuisce a far maturare.

La morte improvvisa di un insegnante così giovane pone inoltre una comunità scolastica davanti a un’esperienza particolarmente difficile. Per gli studenti, soprattutto, confrontarsi con la perdita di una persona che fino a pochi giorni prima apparteneva alla quotidianità delle lezioni significa misurarsi con un’assenza inattesa. In momenti simili la scuola è chiamata non soltanto a ricordare, ma anche a creare lo spazio necessario perché il dolore possa essere condiviso ed elaborato con rispetto.

In questo contesto assume un significato particolare anche la scelta di Roberto Gialdini di donare gli organi. È una decisione che appartiene alla sfera più personale e che deve essere accolta senza enfasi. Proprio per questo conserva una forza straordinaria: nel momento in cui una vita si interrompe, altre persone possono ricevere una possibilità concreta di continuare la propria.

La vicenda del giovane professore di Reggio Emilia lascia così alla scuola una riflessione che non ha bisogno di retorica. Ogni docente attraversa per un tratto la vita dei propri studenti e non sempre può sapere quale traccia lasceranno una parola, una spiegazione, un incoraggiamento o semplicemente il modo di stare in classe.

Il fatto che tanti ragazzi abbiano sentito il bisogno di tornare nella loro scuola per salutare Roberto Gialdini dice forse più di qualsiasi commemorazione. Significa che quella presenza era diventata parte della loro esperienza e che il rapporto costruito negli anni non si era esaurito con la fine di una lezione o di un percorso scolastico.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani si stringe con sincera partecipazione alla famiglia del professor Roberto Gialdini, al dirigente scolastico, ai colleghi, agli studenti e agli ex studenti del liceo IESS di Reggio Emilia.

Alla comunità scolastica resta ora il compito più discreto e più autentico: custodire ciò che un insegnante ha saputo lasciare nei suoi studenti.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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