Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sulle crescenti difficoltà economiche del personale scolastico di ruolo che presta servizio lontano dalla propria residenza. L’attuale andamento dei prezzi rende particolarmente onerosa la condizione di docenti e personale ATA che, per garantire il servizio, devono sostenere i costi di un secondo domicilio e degli spostamenti necessari per mantenere i rapporti con il proprio nucleo familiare.
Le stime preliminari diffuse dall’Istat per settembre 2026 indicano un’inflazione del 4,2% su base annua e un’inflazione acquisita per l’anno pari al 3,1%. L’aumento dei prezzi è sostenuto in misura rilevante dalla componente energetica, mentre crescono anche i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto. Una dinamica che interessa l’intera popolazione, ma che assume un’incidenza particolarmente gravosa per chi deve sostenere, di fatto, due distinti centri di spesa.
Per il personale scolastico fuori sede, infatti, alla generale erosione del potere d’acquisto si aggiungono il canone di locazione, le utenze, i trasporti e le spese per i periodici rientri. Nei territori caratterizzati da elevati costi abitativi, la permanenza nella sede di servizio può assorbire una quota considerevole della retribuzione. Il problema non può quindi essere ricondotto esclusivamente alla dinamica generale degli stipendi, poiché riguarda una condizione lavorativa che determina oneri aggiuntivi direttamente connessi alla distanza dalla residenza.
Il CNDDU propone pertanto di valutare l’introduzione di un’indennità straordinaria di sede destinata al personale docente e ATA di ruolo fuori sede, graduata secondo criteri oggettivi e quantificabile fino a 400 euro mensili nelle situazioni di maggiore esposizione economica. L’importo dovrebbe essere determinato considerando la distanza tra residenza e sede di servizio, la necessità documentata di mantenere un secondo domicilio e l’incidenza delle spese abitative e di trasporto.
La soglia proposta, corrispondente a un massimo di 4.800 euro annui, non avrebbe la funzione di rimborsare integralmente il costo della permanenza fuori sede, né potrebbe essere identificata con la sola perdita percentuale del potere d’acquisto determinata dall’inflazione. Costituirebbe piuttosto una compensazione parziale della combinazione tra erosione del valore reale della retribuzione e maggiori costi sostenuti in ragione della sede lavorativa. La graduazione dell’indennità permetterebbe inoltre di concentrare le risorse sulle condizioni effettivamente più onerose.
All’interno di questo quadro il CNDDU ritiene necessario riservare un’attenzione specifica ai docenti interessati dal piano straordinario di assunzioni e dalle procedure di mobilità riconducibili alla legge 13 luglio 2015, n. 107. Il comma 108 disciplinò per l’anno scolastico 2016/2017 una mobilità straordinaria su scala nazionale. A oltre dieci anni di distanza appare opportuno accertare quanti docenti si trovino ancora in una condizione di significativa lontananza dalla propria residenza riconducibile a quella particolare fase normativa e amministrativa.
Per questi docenti il sostegno economico, pur necessario, non può rappresentare l’unica prospettiva. Il CNDDU ritiene opportuno valutare una tutela specifica nell’ambito della mobilità, finalizzata a favorire il rientro o il progressivo avvicinamento alla provincia o alla regione di residenza del personale ancora fuori sede per effetto delle procedure riconducibili alla legge 107/2015, compatibilmente con la disponibilità dei posti e con le esigenze organizzative del sistema scolastico.
Una simile previsione non dovrebbe tradursi in un automatismo, ma riconoscere la peculiarità di situazioni professionali originate da procedure straordinarie, attraverso criteri trasparenti che tengano conto degli anni di servizio prestati lontano dalla residenza, della distanza territoriale e del protrarsi della condizione di fuori sede. Dopo oltre un decennio, appare ragionevole verificare se gli strumenti della mobilità possano offrire una concreta possibilità di avvicinamento nei casi in cui gli organici e i posti disponibili lo consentano.
Il CNDDU considera pertanto necessaria una ricognizione nazionale che permetta di quantificare il personale docente e ATA di ruolo fuori sede, stimare il fabbisogno finanziario dell’indennità e, parallelamente, individuare i docenti ancora interessati dagli effetti territoriali delle procedure riconducibili alla legge 107/2015. Una conoscenza puntuale del fenomeno consentirebbe di costruire interventi sostenibili, selettivi e verificabili.
La stabilità del personale costituisce una componente importante della qualità organizzativa e didattica della scuola. Rendere economicamente sostenibile il servizio di chi lavora lontano dalla propria residenza significa favorire continuità professionale, partecipazione alla vita scolastica e regolarità del servizio; offrire una ragionevole prospettiva di rientro ai docenti interessati dalle procedure straordinarie del 2015 significa invece affrontare una situazione che non dovrebbe assumere carattere indefinito.
Il CNDDU rivolge pertanto al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, la richiesta di promuovere un confronto istituzionale sulla materia, valutando due interventi distinti ma complementari: un’indennità di sede fino a 400 euro mensili per il personale docente e ATA di ruolo fuori sede, proporzionata alla distanza e agli oneri effettivamente sostenuti, e una specifica tutela nell’ambito della mobilità per favorire il rientro dei docenti ancora lontani dalla propria residenza per effetto delle procedure riconducibili alla legge 107/2015.
L’attuale fase inflazionistica richiede risposte capaci di intervenire sulle difficoltà economiche del presente e, nello stesso tempo, una programmazione che consenta di superare situazioni professionali nate in una fase straordinaria del sistema scolastico e protrattesi per oltre un decennio.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU










