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L’attesa e l’oblio in Foscolo

 

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Pierfranco Bruni

 

C’è sempre un tempo in cui l’attesa si fa oblio. Come nel caso di Foscolo e della sua inquieta esistenza.

Foscolo  e il tempo. Se non arrivasse il tempo tragico sarebbe necessario cercarlo. Anzi meglio chiederlo al destino. Ma Foscolo nadce tragico.

Saper aspettare è misurarsi con il tempo stesso. Ho imparato che l’attesa non è rinvio. È forma. È la prima forma della conoscenza. Chi non sa aspettare, non sa abitare. Non sapersi abitare sarebbe terribile. Aspettare significa dare al tempo il tempo di diventare pensiero. Non ho mai avuto fretta di rispondere. Non ho mai avuto fretta di arrivare. La fretta è la malattia dell’apparire. L’attesa è la salute dell’essere. Se prende il sopravvento la forza dell’apparire se entra in una voragine. Nulla accade per caso. Il caso non esiste.

 

Questa è una convinzione che mi porto dietro dall’infanzia. Ogni incontro è un destino che ci ha cercati prima che noi cercassimo lui. Anche l’errore, anche la caduta, anche la parola detta male. Tutto ha una trama. Tutto ha un disegno. Non c’è casualità, c’è una coerenza invisibile che ci lega. L’invisibile è ciò che abbiamo ma che non vediamo. Ma c’è. E ci guida.

 

Autosilenzio.

 

Io amo la solitudine e il silenzio. Ma l’autosilenzio è un’altra cosa. Non è stare zitti fuori. È stare zitti dentro. È spegnere il rumore delle reazioni immediate. Ho imparato ad ascoltare e ad allontanare le reazioni immediate. La prima reazione è quasi sempre sbagliata. È pancia, è orgoglio, è ferita. La seconda, quella che arriva dopo il silenzio, è già pensiero. Il silenzio non è assenza. È essenza.

 

Tutto passa.

 

Questa è la filosofia che mi ha salvato. Tutto passa. Il dolore passa. L’offesa passa. L’applauso passa. L’invidia passa. Ciò che non passa è ciò che hai edificato mentre tutto passava. Per questo dico sempre: l’uomo deve edificare, non sradicare. Se tutto passa, perché trattenerlo con rabbia? Lascia passare. Resta tu.

 

Ironizzare.

 

Non ho mai preso troppo sul serio chi si prende troppo sul serio. Ironizzare è una forma altissima di carità. È alleggerire se stessi e gli altri dal peso del superfluo. L’ironia non è sarcasmo. Il sarcasmo ferisce. L’ironia salva. È il sorriso dell’intelligenza che ha capito che una idea non fa il pensiero.

 

Tutto è creatività fino all’ultimo giorno.

 

Non ho mai creduto al pensionamento dell’anima. Si crea fino all’ultimo respiro. Creare è abitare. Un appunto, una nota, una sottolineatura, una telefonata, un ricordo che riaffiora. La creatività non è fare libri. È fare vita. Fino all’ultimo giorno, fino all’ultima ora, c’è una parola che può nascere e che prima non c’era. E quella parola sei tu.

 

Vivere con distacco.

 

Il distacco non è indifferenza. È la forma più pura dell’amore. Perché solo chi vive con distacco non possiede, non trattiene, non incatena. Vive con distacco chi ha capito che non gli appartiene nulla se non la coscienza di aver amato. Il distacco è eleganza metafisica. È non chiedere nulla in cambio di ciò che sei stato.

 

E poi ci sono i riti. I miei riti laici, che sono la mia coerenza.

 

Farsi la barba ogni mattina. Nel caso mio. Ogni mattina, senza mai saltare un giorno, anche quando non devo incontrare nessuno. Perché la barba è il primo atto di rispetto verso se stessi. È dire al viso: ci sono ancora. Ti abito.

 

Appena svegli un bicchiere d’acqua. Prima di ogni parola, prima di ogni pensiero, l’acqua. È un rito di purificazione antica. I greci lo sapevano. L’acqua che entra pulisce la notte.

 

Non correre mai immediatamente quando vieni chiamato. Questo me lo ha insegnato la vita di biblioteca e di studio. Quando ti chiamano, aspetta un istante. Non per superbia. Per coscienza. Chi corre subito è già in potere di chi lo chiama. Chi aspetta un respiro, risponde da uomo libero.

 

Saper fare un passo indietro quando vedi che gli altri ne fanno tre improvvisamente. Ho visto carriere costruite su tre passi avanti fatti di corsa. Io ho sempre preferito il passo indietro. È lì che si vede la strada. Il passo indietro non è ritirata. È prospettiva. È la fortezza di cui parlava Moscati. Restare, ma saper indietreggiare per non cadere nella trappola del consenso.

 

Non improvvisare sempre sapendo di poterlo fare sempre. Questa è la cosa che meno hanno capito di me. Io so improvvisare. Posso parlare per ore senza un appunto. Ma non lo faccio mai per abitudine. L’improvvisazione è un dono, ma se diventa mestiere diventa imbroglio. La preparazione è rispetto per chi ascolta.

 

Usare comunque sempre lo stesso dopobarba dal tempo in cui ho fatto la prima rasatura. Dal giorno della mia prima barba, lo stesso profumo. Non è nostalgia. È fedeltà. È dire al tempo che c’è qualcosa che non cambia, mentre tutto passa. Un odore è un’anima che resta.

 

La coerenza è tutto come il destino.

 

Ecco, alla fine tutto torna qui. La coerenza non è ostinazione. È destino. Non è testardaggine. È abitare se stessi per tutta la vita con le stesse domande, con gli stessi riti, con la stessa sete di altro. Io sono io, ma sono l’altro io ancora. Quello che aspettava, che ascoltava, che si faceva la barba la mattina e beveva l’acqua appena sveglio.

 

Non ho mai tradito questo io.

 

Per questo posso dire che nulla è accaduto per caso. Nulla accade per caso. Foscolo è tragico nel destino. È destino nel tragico dell’esilio.

 

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