il PUNTO n. 1060 del 2 ottobre 2026
di MARCO ZACCHERA
Per scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
Questo numero de “IL PUNTO” è l’ultimo quindicinale dell’estate, le pubblicazioni torneranno settimanali da venerdì prossimo, 9 ottobre.
MELONI & VANNACCI
Giorgia Meloni dichiara di non voler aprire trattative con il gen. Roberto Vannacci in vista delle elezioni pur mettendo così pesantemente a rischio le possibilità di vittoria elettorale del centro-destra se la sinistra andrà unita.
Intanto, però, insiste ora di più su temi cari agli elettori del generale per un evidente tentativo di “operazione recupero”. Credo che la Meloni riguadagnerebbe subito molte posizioni concentrandosi su due temi: armi all’Ucraina e rapporti con l’Europa.
Non dico di sospendere di colpo gli aiuti a Kiev, ma condizionarli – per esempio – ad un “report” preciso sulla trasparenza del loro uso, così come dei miliardi versati all’Ucraina. La Meloni deve avere anche il coraggio di essere più critica verso Bruxelles quando si prendono decisioni contrarie agli interessi italiani. Così come la premier non dovrebbe avere paura a prendere posizioni più nette e decise contro le multinazionali petrolifere, le banche, le grandi multinazionali: sulla concretezza nell’affrontare questi temi e bloccare le speculazioni sui prezzi si vincono le elezioni!
ELEZIONI RUSSE (E DINTORNI)
Tutti sanno che in Russia le elezioni non sono libere, che i partiti e candidati dissenzienti vengono in gran parte eliminati e che Putin gestisce quindi più o meno come vuole la Duma, il parlamento russo.
Per onestà va aggiunto che Putin ha comunque anche un largo seguito popolare (se rappresentando la maggioranza dei russi o meno, questo non lo so).
Insomma elezioni “pilotate”, quindi, ma almeno formalmente libere.
Nel mentre si votava in Russia, l’Ucraina lanciava centinaia di droni, missili e razzi (occidentali) su Mosca: in TV si vedevano le esplosioni riprese da lontano, ma non è passato in video nessuno di quei servizi strazianti che appaiono quando, purtroppo, le bombe russe colpiscono Kiev.
Se comunque in Russia ci sono state elezioni-farsa, che succede in Ucraina?
Lì non si vota da sette anni, da quasi cinque anni c’è in vigore la legge marziale che proibisce ogni dissenso, Zelensky è scaduto dalla carica di presidente da 17 mesi ma nessuno parla di andare a votare. I partiti di opposizione “legati a Mosca” sono stati vietati dal “Consiglio di difesa e sicurezza nazionale” e i deputati privati del mandato. Mi sembra difficile sostenere che in Ucraina ci sia molto più libertà che in Russia, ma questo aspetto sembra non interessare nessuno.
Tra l’altro il KIIS (Kyiv International Institute od Sociology) di Kiev (non di Mosca!) stima che il 77-80% degli ucraini ritiene il presidente Zelensky direttamente responsabile della corruzione interna. Questo aspetto apre un altro scenario totalmente e volutamente sempre ignorato dai nostri media: dove finiscono i soldi e le armi europee ed italiane donate o “prestate” a Kiev?
MUSSOLINI A STRESA: UNA CURIOSITA’
l’ANPI chiede che il comune di Stresa revochi la cittadinanza onoraria concessa a Benito Mussolini il 17 maggio 1924 (quindi ben prima che diventasse il “Duce”).
Dopo 102 anni – e 81 anni dopo la sua morte, che ha fatto giuridicamente già decadere la cittadinanza – è chiaro a tutti l’estrema urgenza della richiesta, ma l’ANPI nella sua demagogia non sa neppure che “questo” comune di Stresa non ha MAI deliberato quella cittadinanza, semplicemente perché nel 1924 l’attuale comune NON C’ERA!
C’erano infatti i comuni separati di Stresa (solo l’attuale nucleo storico) ma anche i comuni autonomi di Chignolo Verbano, Brisino e Magognino poi fusi nel comune unico di “Stresa Borromeo” con la riforma amministrativa del 1926/27.
Da allora il nuovo comune di Stresa Borromeo continuò la sua vita per vent’anni fino al 6 settembre 1946 quando il “Borromeo” fu epurato e restò di nuovo il solo nome “Stresa” ma con un territorio, frazioni e cittadini ben diversi da quelli del 1924.
PS. Se c’è un comune che dovrebbe comunque dire grazie a Mussolini è proprio Stresa: i patti della Conferenza di Stresa del 1935 (qui voluta espressamente da lui) portarono la cittadina del Verbano all’attenzione internazionale, videro presenti alla Conferenza i leader europei con un eco sulla stampa mondiale e una indubbia pubblicità per il lago e la città.
Oltretutto – nota storica – se l’Inghilterra e la Francia li avessero rispettati forse l’Italia non sarebbe scivolata nella suicida alleanza con la Germania e la storia avrebbe avuto altri esiti…
SISTEMI ELETTORALI
E’ in via di approvazione alla Camera la nuova legge elettorale e la premier Giorgia Meloni ha già anticipato che molto probabilmente il governo chiederà la fiducia sul testo approvato dal Senato.
La chiamata nominale impone a tutti i deputati di schierarsi pubblicamente e di fatto “blinda” il provvedimento che quindi sarà approvato nella sua ultima versione.
E’ un segnale comunque del malumore che serpeggia in maggioranza per le scelte decise dai vertici usando un bilancino tra opposte richieste ed esigenze, ma che – dopo i numerosi inciampi parlamentari che hanno contraddistinto il varo della riforma – non entusiasmano nessuno.
L’idea della “governabilità” è (era) tutt’altro che sbagliata, ma è stata confezionata quando il movimento di Vannacci non esisteva e quindi il centro-destra poteva legittimamente pensare che la nuova formula potesse confermare la maggioranza uscente che, ad armi pari, batte di solito la coalizione di centro-sinistra.
E’ però poi arrivato il fenomeno Vannacci che è tuttora in evoluzione, ma che – senza accordi preventivi – con il nuovo sistema elettorale porterebbe oggi il centro-destra alla sconfitta soprattutto se a sinistra il “capo largo” raccogliesse tutto e il suo esatto contrario pur di vincere le elezioni.
Una assurdità oscena viste le divisioni profonde che lo animo (dagli armamenti all’atteggiamento verso la Russia, su economia ed ambiente ecc.). ma in chiave elettorale tutto sarebbe come di consueto messe da parte in nome dell’attacco alla Meloni e nella logica di vincere “comunque”.
Proprio per questo appare strano l’atteggiamento della premier che sembra preferire la “bella morte” rispetto alla continuità, un atteggiamento che le fa onore in nome della chiarezza programmatica, ma che rischia di far tornare l’Italia in mano alla sinistra-centro e addirittura in futuro con M5S e e AVS in chiave determinante e ricattante.
Ma quale potrebbe essere la miglior scelta di sistema elettorale? Onestamente non esiste (tutti hanno pro e contro) anche se ci sono paesi in cui le regole non cambiano mai (in Gran Bretagna il sistema uninominale funziona da secoli e gli attuali collegi sono stati fissati nel 1832 (!) e mai più sostanzialmente cambiati) mentre altrove – come in Italia – c’è ormai da qualche decennio la fregola del cambiamento.
Dopo quasi mezzo secolo di sistema bloccato (dal 1948 in qua) era cambiato tutto con il “Tatarellum” del 1993 passando alla elezione diretta del 75% dei seggi, ma poi si è andati man mano cambiando e trasformando un sistema che ormai – dal 2005 – con varie formule non è più di vera elezione, ma solo di nomine imposte dei vertici di partito visto che gli eletti provengono solo da listini bloccati.
Sarà di fatto così anche con la nuova legge, perché gran parte degli eletti saranno comunque i capolista nei vari mega-collegi e le preferenze permetteranno di scegliere solo una minoranza dei parlamentari.
Ma quale sarebbe allora il miglior sistema elettorale? Personalmente credo nell’elezione diretta dei parlamentari e ricordo il sistema usato per decenni per le elezioni provinciali che dava garanzie sulla qualità degli eletti e la rappresentatività delle varie forze politiche.
Era un sistema che applicato all’oggi potrebbe prevedere una ventina di circoscrizioni (ciascuna per eleggere 20 deputati e 10 senatori) con tanti collegi uninominali quanti gli eleggibili. A parte quei candidati che vincessero con la maggioranza assoluta nel proprio collegio (pochi ma potrebbero essere molti se candidati di coalizione), i seggi restanti verrebbero assegnati in modo proporzionale tra i vari partiti o alleanze (eventualmente con un modesto premio di maggioranza per garantire stabilità di governo) eleggendo i candidati del singolo partito o coalizione che nel proprio collegio avessero la più alta percentuale rispetto agli altri collegi della stessa lista o coalizione. Mettiamo che in Piemonte ci fossero 20 collegi, che un partito prendesse il 20% dei voti ovvero 4 seggi: sarebbero eletti i quattro candidati di quello specifico partito che nel proprio collegio elettorale avessero preso la più alta % rispetto agli altri candidati del loro stesso partito. Ci sono poi molti correttivi ma non voglio rompere la testa a nessuno, ne uscirebbe un sistema “meritocratico” (verrebbero eletti i migliori candidati, più legati al proprio territorio) con rappresentatività per tutti (sistema proporzionale) tenendo una piccola quota di eletti come “premio di governabilità” per assicurare una maggioranza stabile. Un sistema più difficile a spiegarlo che a realizzarlo.
Al più nelle città metropolitane (dove ci sarebbero molti collegi cittadini ed impossibilità quindi di specifico radicamento territoriale) si potrebbero invece avere, anziché i collegi, liste di partito ed eletti con i voti di preferenza in modo proporzionale.
Ricordi la Meloni che è tradizione che chi presenta una riforma elettorale – pensando così di vincere – poi perde regolarmente le successive elezioni, ma evidentemente la storia (elettorale) non è mai maestra a nessuno.
Un saluto e buon proseguimento! MARCO ZACCHERA










