SFORZINI: «NELLA CHAT “VANNACCI ULTIMA SPERANZA” JONGHI LAVARINI EVOCA L’IDEA DI INVESTIRMI CON UN SUV. LO STESSO GIORNO, NELLA STESSA CHAT E SU FACEBOOK, COMPARE LA SUA FOTO CON IL SEGRETARIO NAZIONALE DI FUTURO NAZIONALE, SIMONI. PENSA UN PO’ I CASI DELLA VITA»
«NON È PIÙ FOLKLORE POLITICO: LA LEGGE SCELBA PARLA ESPRESSAMENTE DI VIOLENZA COME METODO DI LOTTA POLITICA. È UN CONFINE CHE UNA DEMOCRAZIA NON PUÒ TOLLERARE»
Castello Sforzini di Castellar Ponzano, 2 OTT – «Ieri, nella chat “Vannacci ultima speranza”, Roberto Jonghi Lavarini ha scritto testualmente: “Se voi di notte, al buio, in una strada isolata, senza nessuno e senza telecamere, siete per strada alla guida di una Uaz, e lo vedete attraversare, cosa fareste?”. Un altro partecipante ha prontamente risposto con un cuore nero».
Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
«E, pensa un po’ i casi della vita, proprio nello stesso giorno e nella stessa chat viene pubblicata una fotografia di Jonghi Lavarini insieme a Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale di Futuro Nazionale. E sempre nello stesso giorno la medesima fotografia compare pubblicamente su Facebook sulla pagina “Futuro Nazionale – Milano 421”. Naturalmente non attribuisco a Simoni parole che non ha pronunciato né responsabilità che non gli appartengono. Registro semplicemente una coincidenza temporale e personale che, alla luce di quanto scritto nei miei confronti, credo meriti di essere conosciuta. Guarda a volte i casi della vita».
«Non intendo stabilire io quale sia la qualificazione penale di queste parole: lo valuteranno i miei legali e, se ne ravviseranno gli estremi, l’autorità giudiziaria. Politicamente, però, il fatto è gravissimo. Qui non siamo più alla polemica, all’insulto o al cattivo gusto. Si evoca uno scenario nel quale un avversario politico viene incontrato di notte, in una strada isolata e senza telecamere, mentre si è alla guida di un grosso fuoristrada. Ciascuno può leggere lo screenshot e giudicare».
«C’è poi una questione che va oltre questo singolo episodio e che credo debba essere valutata con grande attenzione. La legge Scelba, quando definisce i presupposti della riorganizzazione del disciolto partito fascista, richiama espressamente l’esaltazione, la minaccia o l’uso della violenza quale metodo di lotta politica. Non sto affermando che questo singolo episodio integri quella fattispecie: sarebbe una conclusione che spetta esclusivamente alla magistratura. Ma proprio per questo, quando all’interno di un ambiente politico emergono ripetutamente linguaggi, simboli o comportamenti di questa natura, credo sia doveroso chiedersi se ci troviamo ancora davanti a semplice folklore oppure a elementi che meritano una valutazione complessiva da parte delle autorità competenti».
«È esattamente questo il clima contro il quale avevo messo in guardia. Le divergenze politiche si affrontano con le idee, le argomentazioni, gli articoli, i voti e le parole. Mai evocando la violenza fisica contro chi la pensa diversamente. E preciso che non si tratta affatto di un episodio isolato: anche altri sono agli atti».
«E nessuno pensi di derubricare tutto a goliardia. È una storia vecchia e un metodo ancora più vecchio: evocare, con l’aria di stare scherzando o di fare innocue provocazioni, i peggiori mostri del Novecento, rendendo progressivamente accettabile ciò che accettabile non è. Ed è proprio questo meccanismo che, in quell’ambiente politico, stiamo vedendo ripetersi con inquietante continuità, a tutti i livelli».
RINASCIMENTO NAZIONALE Centro Studi










