di Antonio Bruzzese *

Il Parlamento esamina in questi giorni i provvedimenti che regoleranno la vita economica e sociale dell’Italia e degli italiani per il prossimo anno (la Legge finanziaria per il 2008, il Decreto fiscale collegato, il Protocollo sul Welfare), ritengo utile ed opportuno fare delle riflessioni, ancorché sintetiche, su alcune questioni relative ai diritti e alle aspettative delle collettività italiane all’estero.

Per ciò che riguarda le risorse dello Stato italiano riservate al settore “Estero”, abbiamo appreso che rispetto all’anno scorso c’è stata una lieve diminuzione dello stanziamento di competenza per il Ministero degli Esteri e nel contempo un lieve aumento, se sarà approvata legge finanziaria per il 2008, a favore dell’attività della Direzione Generale degli italiani all’estero. Infatti il comma 6 dell’art.31, aggiunto durante l’esame in Commissione Bilancio, con riferimento alle politiche di sostegno agli italiani nel mondo e di informazione, promozione culturale, scientifica e dell’immagine dell’Italia all’estero, autorizza per l’anno 2008 una ulteriore spesa di 18 milioni di euro di cui 12,5 per la tutela e l’assistenza e 5,5 per il finanziamento delle iniziative scolastiche, di assistenza scolastica e di formazione e perfezionamento professionali.
L’articolo 33 invece, introdotto durante l’esame in Commissione Bilancio e modificato in Assemblea, autorizza una spesa di 14 milioni di euro per le politiche generali concernenti le collettività italiane all’estero, la loro integrazione, l’informazione, l’aggiornamento e le iniziative di promozione culturale ad esse rivolte, ivi compresa la realizzazione della Conferenza dei giovani italiani nel mondo e del Museo dell’Emigrazione italiana, nonché la valorizzazione del ruolo degli imprenditori italiani all’estero e le misure necessarie al rafforzamento e alla razionalizzazione della rete consolare.
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Inoltre sempre l’articolo 31 prevede il potenziamento del Fondo relativo alle spese per consumi intermedi degli Uffici consolari all’estero, con una integrazione di spesa pari a 45 milioni di euro per il 2008 e di 42,5 a decorrere dal 2009.
Si tratta quindi di un maggiore impegno dello Stato italiano per le nostre collettività all’estero, anche se per ora limitato, e che rappresenta comunque una positiva inversione di tendenza.
In effetti resta sostanzialmente irrisolto il problema della qualificazione, riorganizzazione e rafforzamento della nostra rete consolare, sempre più inadeguata a soddisfare le esigenze dei connazionali all’estero. Si è appreso, nell’audizione del Segretario generale del MAE, Ambasciatore Massolo, presso il Comitato degli Italiani all’estero del Senato, che per assicurare alla rete consolare un adeguato livello di servizi il fabbisogno reale si aggira intorno ai 100 milioni di euro aggiuntivi. Abbiamo potuto constatare invece che la Finanziaria ne stanzia per il 2008 solo 45, ai quali va aggiunta una quota parte delle risorse derivanti dalle percezioni consolari. Sembra quindi inevitabile, alla luce di questi fatti, che il Governo italiano opererà nella direzione di ridurre il numero dei consolati e del relativo personale.

Il bilancio relativo alle responsabilità che il Governo ed il Parlamento italiano hanno in materia socio-previdenziale nei confronti del mondo dell’emigrazione appare del tutto deludente.
Ho appreso infatti che la proposta di sanatoria degli indebiti pensionistici è stata ritirata dal Senato e sostituita con un mini-condono (vedere l’articolo 7 della legge finanziaria) che abbuona solo gli interessi sugli indebiti. Dobbiamo augurarci che ora alla Camera i deputati eletti nella Circoscrizione Estero ripresentino la proposta originaria per una sanatoria integrale tanto attesa e tanto necessaria per i nostri pensionati. Il problema non è quello di trovare
una copertura finanziaria- Non c’è da spendere nulla e molti di questi indebiti sono inesigibili- Molti gli errori, 800 posizioni solo in Brasile- Non si tiene conto di ciò che la giustizia ha stabilito: non si può recuperare oltre l’anno che precede l’accertamento specie in assenza di dolo e su somme necessarie in molti casi a sopravvivere – Una vera tassa sul macinato- E’ del tutto vessatorio e arbitrario pensare di recuperare somme modeste per incapacità dell’Inps che non documenta a ciascuno come si è creato l’indebito e non procede come in Italia all’accertamento ogni anno-
Il rischio per questi e altri problemi è quello si’ di trovare la copertura finanziaria ma per decine di azioni giudiziarie che prima o poi bisognerà promuovere.

La concessione di un assegno di solidarietà a favore dei cittadini italiani residenti all’estero ed in condizione di disagio economico è lontano dall’essere realizzato. Il vice-ministro Danieli nella sua relazione all’Assemblea plenaria del CGIE svoltasi nei giorni 6-9 novembre a Roma ha osservato, “in alternativa consentiremo agli Uffici consolari di erogare anche in più tranches sussidi agli indigenti”. Il problema ormai appare più politico che economico- La realtà riguarda circa 40.000 connazionali. Non capisco le proposte confuse e complicate di questi giorni come se si trattasse di un trattato internazionale- Rateazioni, conti sbagliati – Per 40.000 persone a 123 Euro al mese ci vogliono 60 mio di euro – Per realizzare questo intervento- prioritario per tutti in campagna elettorale, non occorrono protagonismi individuali, eroi , eroine, o aspiranti Padre Pio che ogni giorno ci dicono a quali vip hanno stretto la mano- Occorre il contributo unitario di tutti opposizione compresa. DIRITTI E NON MANCE-
Concordo inoltre pienamente con quanto denunciato dall’On. Bucchino in merito all’importo aggiuntivo sulla tredicesima di 154,94 euro (legge n.-338/2000) che non viene erogato – non si capisce il motivo – ai potenziali aventi diritto residenti all’estero i quali abbiano fatto domanda all’Inps di detassazione della pensione. L’Inps non ha ancora spiegato i motivi di questa decisione che da ben sette anni penalizza ingiustamente migliaia di pensionati italiani residenti all’estero negando loro un sacrosanto diritto. Irrisolte inoltre le perplessità che avevamo sollevato in merito alla decisione dell’Inps di erogare ai residenti all’estero aventi diritto la cosiddetta “quattordicesima” senza prendere in considerazione, ai fini del calcolo dell’importo, la contribuzione estera – contribuzione che, come tutti gli operatori di patronato sanno, è invece tenuta in considerazione per il calcolo del pro-rata italiano.
Ho inoltre appreso che alcuni deputati eletti all’estero hanno predisposto un emendamento che estenderebbe in maniera inequivocabile l’ulteriore detrazione ICI per l’abitazione principale, prevista dalla legge finanziaria, ai residenti all’estero. Si tratta di una misura dovuta anche alla luce del fatto che i residenti all’estero proprietari di immobili in Italia già usufruiscono della detrazione di base di 103 euro. Con il riconoscimento dell’ulteriore detrazione (fino a 200 euro), molti nostri connazionali non pagherebbero più tale imposta.
Voglio altresì auspicare che i nostri parlamentari si attivino affinché siano finalmente stipulati e rinnovati gli accordi internazionali di sicurezza sociale già firmati dall’Italia e che per ragioni spesso incomprensibili sono da anni bloccati (che fine hanno fatto le convenzioni con Canada, Cile, Marocco, Filippine, l’aggiornamento di quelle con Argentina, Brasile, Stati Uniti, e quelle con i Paesi di immigrazione?).
In conclusione ritengo opportuno sottolineare che l’esame della nuova legge sulla cittadinanza che potrebbe riaprire i termini per la riacquisizione della cittadinanza italiana per centinaia di migliaia di persone di origine italiana e di loro discendenti residenti all’estero, è stato rinviato “sine die” per mancanza di copertura finanziaria. Probabilmente se ne riparlerà l’anno prossimo.
Mi auguro una seria correzione-

Pres. Assoc. Insieme Argentina*

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