«Un’occasione persa per l’Italia e gli italiani all’estero», con queste parole il Senatore Micheloni ha commentato la mancata approvazione della mozione, di cui è primo firmatario, discussa ieri in Senato. La mozione chiedeva un’assunzione di responsabilità da parte del governo e il ripristino dei 41 milioni di euro, tagliati dalla legge finanziaria, per l’assistenza agli italiani indigenti residenti in America Latina e per la diffusione della lingua e cultura italiana all’estero. Il Senato aveva la possibilità di dare un segnale forte agli italiani nel mondo e di tradurre in fatti concreti quello che sin qui è stata una nobile dichiarazione: “gli italiani all’estero sono una risorsa”. Così non è stato. Seguendo le generiche argomentazioni addotte dal governo, il Senato ha preferito approvare la mozione della maggioranza, in cui si manifestano solo buone intenzioni e si sprecano belle parole, anche se, accogliendo un’esplicita modifica chiesta dal Sen. Micheloni, in essa si specifica che le risorse che il Governo si impegna a ricercare saranno “preferibilmente” destinate ai capitoli di spesa riguardanti le politiche per gli italiani all’estero.

In mancanza di risposte concrete all’orizzonte si profilano la chiusura di una buona parte dei corsi di lingua e cultura, il ridimensionamento della rete consolare e la fine dell’assistenza agli italiani indigenti che non godono neppure dell’assistenza sanitaria.

Nella sua mozione, depositata lo scorso novembre, il senatore Micheloni – rilevati per l’ennesima volta i problemi sorti dai tagli indiscriminati a tutti i capitoli di spesa del Ministero degli Affari Esteri, di pertinenza della Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, attuati nell’ultima legge finanziaria – poneva una semplice domanda: “L’Italia vuole mantenere, sviluppare, rafforzare i suoi rapporti con gli italiani che vivono nel mondo? Sì o No?” La risposta, malgrado i vari tentativi di edulcorarla, purtroppo, è stata negativa.

Il voto in aula ha dimostrato ancora una volta che, anche su un tema per il quale si dovrebbe trovare un consenso trasversale, la maggioranza non è stata in grado di dialogare. La maggioranza ha confermato di non avere un progetto politico per gli italiani all’estero, e di questo se ne dovrà assumere la responsabilità, politica e morale, nei confronti dei connazionali che vivono fuori dai confini nazionali. Un’ulteriore dimostrazione della scarsa considerazione che hanno degli italiani residenti all’estero, ma questo è purtroppo un malcostume generalmente consolidato, è stata la congenita scorrettezza di alcuni senatori del Pdl, in gergo definiti ‘pianisti’, che, in aula, hanno votato anche per i loro colleghi assenti. Questa è la moralità di alcuni senatori che devono legiferare per il popolo italiano.
Un sentito grazie è indirizzato invece ai senatori che hanno sostenuto la mozione.

Anche l’Italia dei Valori che ha votato contro la mozione si dovrà accollare la responsabilità per questa sconfitta. Presentando una propria mozione che prevedeva l’abolizione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, hanno, di fatto, favorito la maggioranza di Governo. Una nota di disappunto non può mancare anche nei confronti di quei senatori del Partito Democratico che, con la loro assenza, hanno favorito anch’essi l’esito negativo del voto in aula, che ha visto il numero dei contrari pareggiare (88 a 88) quello dei favorevoli. Un pareggio che vale la bocciatura.
Oggi i perdenti non sono gli italiani all'estero, il vero perdente è l'Italia.

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