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SANITÀ

 

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No alle mascherine obbligatorie

 

Ecco le prove scientifiche

che sono di rado utili e in alcuni casi dannose

 

 

Alberto Donzelli, medico e membro della Commissione Medico Scientifica indipendente, e la dottoressa Laura Stabile hanno raccolto gli studi più recenti e validi e affermano: 

<Le migliori ricerche non supportano la decisione di protrarre fino al 31 dicembre l’uso del dispositivo nei reparti ospedalieri dove sono presenti persone fragili, anziane o immunodepresse e in tutte le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, compresi hospice e strutture riabilitative. Inoltre, chi ha virosi respiratorie e indossa mascherine oltre il tempo indispensabile, reinala i virus e si aggrava>.

 

www.cmsindipendente.it

 

Dopo che il Ministro della Salute ha prorogato al 31 dicembre 2023 l’obbligo delle mascherine nei reparti ospedalieri dove sono presenti persone fragili, anziane o immunodepresse e in tutte le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, compresi hospice e strutture riabilitative, la cittadinanza si chiede il senso di questa decisione ora che l’emergenza è finita.  Alberto Donzelli, medico e membro della Commissione Medico Scientifica indipendente, e la dottoressa Laura Stabile, medico, già senatrice e componente della 12a Commissione igiene e sanità nella XVIII legislatura, hanno raccolto l’insofferenza di tanti pazienti, sanitari e familiari, specie ora che fa così caldo, e hanno recuperato gli studi più recenti e validi sugli effetti del dispositivo.Tali ricerche non supportano la decisione ministeriale. Inoltre, si documenta che chi ha virosi respiratorie e le indossa oltre al minimo necessario reinala i virus e si aggrava.

<I degenti anziani potrebbero così dover indossare mascherine giorno e notte, per mesi>, spiegano i due esperti.La letteratura scientifica non fornisce prove solide a supporto di utilizzi estesi delle mascherine e mette in guardia da possibili effetti negativi. È dunque il momento di fare il punto sulle prove scientifiche oggi disponibili, mancano ancora molti mesi a fine anno e si può ancora sperare in un ripensamento da parte del Ministero. Le mascherine possono avere un effetto protettivo, ma l’uso si dovrebbe limitare a situazioni di rischio reale e solo per il tempo strettamente necessario”.

UNA SINTESI DEGLI STUDI

Una necessaria premessa: gli studi esaminano gli effetti delle politiche sanitarie che prevedono l’utilizzo o l’obbligo diffuso alle mascherine, non misurano l’efficacia protettiva della mascherina sull’individuo. Le mascherine costituiscono una barriera e quindi hanno un effetto protettivo, ma l’utilizzo dovrebbe essere limitato alle situazioni di rischio reale e solo per il tempo strettamente necessario.

Le prove più recenti e di migliore qualità

È opportuno fare adesso il punto su questo tema anche per un altro motivo: una recente pubblicazione[i] di un prestigioso staff Cochrane,1 coordinato da Tom Jefferson, epidemiologo del gruppo di Oxford, presenta una revisione sistematica delle sole ricerche di maggior validità (e questa caratteristica va sottolineata): 78 studi randomizzati e controllati (RCT) sui mezzi fisici atti a interrompere o ridurre la diffusione dei virus respiratori, fra i quali le mascherine.

12 di questi studi (2 in ambienti sanitari, 10 in comunità) hanno confrontato l’uso della mascherina chirurgica rispetto al non uso, e hanno concluso con moderata certezza che è probabile che ci sia poca o nessuna differenza:

– per la comparsa di sintomi da COVID-19 e da sindromi influenzali la differenza è risultata -5% (statisticamente non significativa) per i gruppi con mascherina;

– per i casi di influenza o COVID confermati in laboratorio vi è stata una minima tendenza, non significativa, a un aumento dei casi nei gruppi con mascherina (+1%).

Il confronto tra maschere chirurgiche e respiratori FFP2 (4 RCT in contesti sanitari, 1 in famiglia) mostra una tendenza al beneficio delle FFP2 per le sindromi influenzali (-18%, non significativo), ma non con la più obiettiva conferma di laboratorio (+10%, non significativo), senza differenze neppure in ambiti sanitari, dove le chirurgiche non risultano inferiori a FFP2.

Una successiva indagine degli esperti del St. George Hospital di Londra ha mostrato che l’utilizzo delle mascherine in ospedale non ha cambiato sostanzialmente nulla nell’andamento delle infezioni da Covid.2

Perché la difesa a oltranza delle politiche sanitarie della mascherina per tutti non ha fondamento

Lo studio di Jefferson ha suscitato diverse polemiche in ambito mediatico, anche i fact checker nostrani hanno cercato di minimizzarne l’importanza, citando più volte lavori che a loro dire dimostrerebbero l’efficacia delle politiche sanitarie più restrittive.

Si tratta però per lo più di studi “ecologici”, cioè basati sulla semplice osservazione di aggregati di individui, che hanno fatto il confronto fra prima e dopo l’introduzione dell’obbligo della mascherina, e privi di protocollo predefinito. Così l’obbligo spesso era disposto in coincidenza con un picco di contagi, e la successiva discesa della curva è stata interpretata come un effetto positivo delle mascherine, mentre avrebbe potuto benissimo essere un fenomeno spontaneo caratteristico dell’andamento a “ondate” della pandemia.

 

Se l’obbligo fosse invece stato introdotto al punto più basso della curva, l’obbligo della mascherina sarebbe apparso inefficace. In un articolo del febbraio scorso,3 Tom Jefferson e Carl Heneghan hanno mosso proprio questa critica alla rassegna pubblicata dall’UK Health Security Agency,4 i cui studi sono alla base delle politiche sanitarie del Regno Unito.

Anche lo studio DANMASK-19,5 un importante RCT, è stato mal interpretato e ha indotto molti, a partire da direttori editoriali ed editorialisti sugli Annals of Internal Medicine, a sostenere che tutti dovrebbero indossare mascherine. In DANMASK-19 a metà di circa 6000 danesi sono state consegnate 50 mascherine chirurgiche, chiedendo di indossarle per un mese quando fuori casa tra altre persone; l’altra metà costituiva il gruppo di controllo (senza mascherine). A un primo esame parve che i risultati favorissero, pur in modo non significativo, il gruppo maschere. Invece a guardar bene vale il contrario. Infatti i familiari del gruppo maschere (che sono grappoli di fatto co-randomizzati) hanno avuto in tendenza più COVID-19, e la somma infezioni + COVID mostra un lieve eccesso nel gruppo maschere.6

Inoltre nel gruppo con maschere il 40% ha ridotto l’attività fisica nel mese di osservazione, e nessuno l’ha aumentata.

Effetti dannosi delle mascherine – La reinalazione dei virus – prove indirette

Già nel 2020 l’OMS aveva indicato 11 potenziali danni o svantaggi dell’uso delle mascherine, senza però segnalare quello che potrebbe essere il problema maggiore. Se una persona ha contratto l’infezione la barriera rappresentata dalla mascherina può portare alla ri-inalazione dei propri virus con un circolo vizioso che aumenta la carica virale, favorendone la discesa nelle basse vie respiratorie e negli alveoli polmonari.

Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità ha dimostrato che l’incremento della carica virale

cumulativa aumenta il rischio di polmonite interstiziale,7 il che è perfettamente logico.

 

Altri studi forniscono prove importanti, anche se indirette.

Uno studio del 2020 dell’Agenzia per l’Ambiente della Provincia di Bolzano,8 su volontari, ha evidenziato un incremento della percentuale di anidride carbonica (CO2) ri-inalata dopo ogni espirazione nei soggetti che portavano i diversi tipi di mascherine.

Successivamente altri studi9-11 hanno mostrato che la concentrazione di CO2 nell’aria inalata aumenta in modo importante indossando mascherine, salendo da circa 500 parti per milione (ppm) senza mascherine fino a quasi 5-10 mila ppm a seconda del tipo di mascherina e oltre 13 000 nei bambini con FFP2. I diversi studi riportano alcune differenze, ma le conclusioni in sostanza non cambiano. Parlando, o con attività fisica anche modesta i valori aumentano.

Il valore di 5000 ppm è la soglia di esposizione professionale (per 8 ore 5 giorni la settimana) per il Dipartimento USA OSHA e l’Agenzia Europea per la sicurezza e salute sul lavoro EU-OSHA. Per chi non sta attivamente lavorando e per i bambini valori superiori a 2000 ppm sono generalmente considerati inaccettabili. L’eccesso di anidride carbonica può provocare mal di testa, notevole affaticamento, vertigini, nausea, rinite, sonnolenza, ridotta performance cognitiva.

La CO2 è una molecola piccolissima, inferiore di tre ordini di grandezza rispetto alle dimensioni di un virus, quindi è ragionevole pensare che le quantità di virus trattenute siano almeno analoghe a quelle di CO2 reinalata.

Anche il cosiddetto effetto Foegen è probabilmente da attribuire alla ri-inalazione dei virus: nelle contee del Kansas senza l’obbligo di mascherina vi sono stati significativamente meno morti per COVID rispetto alle contee che hanno imposto l’obbligo.12

Un ulteriore studio13 ha valutato la relazione fra infezioni, casi sintomatici COVID e morti nei Paesi europei e livelli di utilizzo delle mascherine (documentato da fonti ufficiali) in un periodo precedente alla vaccinazione di massa, in modo che i risultati non fossero confusi da questa.

Nell’insieme dei Paesi dell’Europa occidentale è risultato che il 36% delle differenze nei decessi COVID potrebbe essere spiegato dall’uso delle mascherine.

 

Un’altra prova indiretta viene dal confronto dell’eccesso di mortalità totale nei Paesi OCSE: la Svezia, che non ha utilizzato mascherine e non ha imposto lockdown, nel 2021 e 2022 ha valori fra i più bassi rispetto agli altri Paesi.

Anche senza arrivare alla mortalità, ormai molte ricerche di alta validità e loro rassegne sistematiche14 documentano un carico di importanti effetti avversi davvero elevato da uso protratto delle mascherine. Ultimo in ordine di tempo un RCT sul serio stress cardiopolmonare in giovani adulti sani conseguente all’uso prolungato di respiratori tipo FFP2:15 ridotta frequenza respiratoria e saturazione di ossigeno dopo 1 ora, aumento della frequenza cardiaca per tutto il tempo d’uso dalle 2 ore in poi. Ulteriore stress cardiopolmonare in corso di leggera attività fisica, con aumento rilevante di frequenza cardiaca e pressione arteriosa, ma riduzione di frequenza respiratoria e di saturazione di ossigeno. Se indossate per 14 ore, il pH del sangue venoso diminuiva in modo significativo, come in tendenza il pH del sangue arterioso, con aumento dei livelli di catecolamine (ormoni dello stress). Ciò dimostra che il compenso metabolico, mantenuto a fatica in giovani sani, potrebbe essere compromesso in anziani, bambini o soggetti con malattie cardiopolmonari.

Enorme fraintendimento: “sigillare i malati”!

Questi dati suggeriscono che, almeno alla luce delle attuali prove scientifiche, le mascherine non sono solo un piccolo discomfort per ottenere grandi benefici per la salute individuale e collettiva, ma un compromesso anche per la salute, da spingere solo fin dove sia ragionevolmente chiaro che i benefici prevalgono sui danni.

L’European Center for Disease Control and Prevention (ECDC) durante la pandemia ha espresso pareri ragionevoli: mascherine raccomandate solo in luoghi affollati, come supermercati e mezzi di trasporto, e per i malati che non possono essere isolati.

Qui vi è stato però un grosso fraintendimento: i malati devono essere isolati e indossare la mascherina solo brevemente in caso di contatto con altre persone e non, come è avvenuto e come sembra ancora volere il Ministero della Salute, portare la mascherina in permanenza o quasi.

<Alla luce delle attuali prove scientifiche, le mascherine non sono solo un piccolo discomfort per ottenere grandi benefici per la salute individuale e collettiva, ma un compromesso anche per la salute, da spingere solo fin dove sia ragionevolmente chiaro che i benefici prevalgono sui danni>, concludono i medici Donzelli e Stabile.

 

 

[i]       1 https://www.cochranelibrary.com/cdsr/doi/10.1002/14651858.CD006207.pub6/full

2 https://www.dailymail.co.uk/health/article-11946447/Masks-hospitals-no-difference-Covid-infection-rates-study-finds.html;

Review of the 33rd European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ECCMID) 2023

3  https://trusttheevidence.substack.com/p/why-observational-studies-shouldnt-e4e?utm_source=post-email-title&publication_id=1029183&post_id=101839397&isFreemail=true&utm_medium=email

4  https://ukhsa.koha-ptfs.co.uk/cgi-bin/koha/opac-retrieve-file.pl?id=cfd006713bdc311c9bc9e4e029fb4f47

5  https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M20-6817

6  https://fondazioneallinearesanitaesalute.org/wp-content/uploads/COMMENT-Donzelli-a-DANMASK-19-Ann-Intern-Med-14-12-2020.pdf

7  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7267459/pdf/PAI-31-454.pdf

8 https://ambiente.provincia.bz.it/pubblicazioni.asp?publ_action=4&publ_article_id=406680

9  https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S001393512200891X?via%3Dihub

10 https://www.mdpi.com/1660-4601/18/8/4344

11 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36133777/

12 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9282120/

13  https://www.cureus.com/articles/93826-correlation-between-mask-compliance-and-covid-19-outcomes-in-europe#!/

14  https://www.cell.com/heliyon/fulltext/S2405-8440(23)01324-5?_returnURL=https%3A%2F%2Flinkinghub.elsevier.com%2Fretrieve%2Fpii%2FS2405844023013245%3Fshowall%3Dtrue

15  https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2805809

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