di Enrico Cavalli *

L’AQUILA – Nella “Grande Aquila” fra le due guerre mondiali, una delle capitali sportive italiane per pratiche ed impiantistica d’avanguardia, dalla metà degli anni’30 emergeva la fenomenologia della pallaovale. Un dato amministrativo sensibile alle novità sportive ed il raccordo del mondo militare a quello studentesco, agevolarono il successo locale del gioco dilettantistico in voga in Italia dal 1911.

I graduati e forestieri Negri, Walter Cruciani, Gugliemo Zoffoli, assistiti dall’avvocato Guido Petroni, Renato e Giuseppe Mori coltivarono a Piazza D’Armi i versatili agonisticamente e studenti Aldo Bassanin, Gegè Bonanni, Tonino Conte, Tullio Bucchiaroni, Renzo Arancio, Renato Giansante, Delfo Ziccanu,  Mario Mari, Ettore Parisse, Aroldo Fiore, Antonio Andreoli, Franco Cestroni, Mario Tocco, Corrado Tecca, Demetrio Mariani, Dante Costantini, Nino Ioannucci, Carmine Mariani, Renato e Piero Properzi-Curti, Mario, Fausto e Tommaso Daniele.

Distintisi ai tornei GIL, con titolo sfuggito per insipienza federale a Firenze nel ‘37, i rugbysti aquilani lasciato il verde militaresco per le fasce bianconere ad omaggio della Milano Amatori, complici il trasferimento di Zoffoli, necessitavano di altro conoscitore massimo della pallaovale e Cruciani chiese consigli al folignate Tommaso Fattori, avente all’attivo l’esperienza da pilone alla SS Lazio, AS Roma Rugby qui con due scudetti, Amatori Milano per matches internazionali, dieci maglie azzurre, palma di miglior “avanti” italiano nel ‘36 e dal 1935 alla direzione del GUF Rugby di Palermo.

Fu un’impostazione britannica ed eccentrica negli anni, quella conferita allo sport aquilano da questo personaggio umbro, che calibrava al suo progetto di gioco, proprio l’indole d’una popolazione montanara adusa alla fisicità e ai valori di lealtà e che lui stesso aveva intravisto al torneo di Terni. Affiancato in ruoli dirigenziali dai notabili alla Vincenzo Camerini jr, Fattori modellò una squadra all’insegna del “placcaggio ed a seguire la palla”, tanto da tenere bordone non solo fisicamente alle rappresentative partenopee e romane, come a Forlì in poule scudetto ‘39.

La pallaovale aveva guadagnato consenso nella gente aquilana, essendo un fatto inusitato in un contesto disciplinare scombinato in campo abruzzese e che per il centromeridione veniva egemonizzato da Napoli e Roma, nonostante l’incentivazione di attività agonistiche esperibili da Lando Ferretti, “enciclopedico” capo del CONI, che molta fiducia riponeva in Tommaso Fattori.

Fattori tornava forzatamente al GUF palermitano, per essere richiamato in terra aquilana da Giuseppe Mori a gestire in forza della legge CONI ‘42,  lo stadio XXVIII Ottobre ed a rinvigorire la pallaovale, con gli innesti di Gilberto (Bebè) Fioredonati, Edoardo Galdi, Antonio Gallerati, Domenico Liberatore, Mario e Pasquale Visione, Gioacchino Scarsella, Mario e Pasquale Visioni, Silvestro Silvestri, Attilio Santilli, Dante Grammatico, Nino Bruno, Panfilo Ceprano, Angelo De Ciantis, Vincenzo Giancarli, Giulio Marotta, Ezio Capri, Fausto Perrone, Umberto Faraone, alcuni dei quali pionieri azzurri nella stagione 1941-42. La truppa di Fattori a Torino vinse i locali 9-3 aggiudicandosi lo scudetto GIL, mancando il trofeo “Clerici-Tosi” solo per gli impegni universitari dei giocatori aquilani, che ebbero un risvolto europeo subendo 6-11 dalla temibilissima Politecnica Bucarest. La lezione servì a Fattori per migliorare le strategie di gioco e la preparazione atletica, applicabili ai sempiterni avversari del campionato GIL 1942-43, sospeso sine die come tutto lo sport italiano fra lo sbarco degli Alleati in Sicilia del luglio 1943 e l’armistizio dell’8 settembre’43.

Dopo il 1945 a L’Aquila si evitò la damnatio memoriae di simbologie agoniste del cessato regime. Anzi, il rugby fu luogo di pacificazione fra ex repubblichini e partigiani, ancora gestendo Fattori lo stadio comunale, dove stabilì la propria abitazione in stile manageriale. Agì per la ripresa sportiva il Rest Center degli Alleati a Roio, con un distaccamento rugbystico che volentieri elargì lezioni teoriche e di partite agli allievi, di un Tommaso Fattori che insisteva sul gioco alla francese e pronto a traghettare l’effimero 15 del CS Gran Sasso sotto la Polisportiva L’Aquila Rugby in rossoblù ed avvalentesi dei dirigenti Vincenzo Galeota, Adelchi Taranta, Otello Laglia, Bebè Fioredonati, Pierino Scataglini, Nicola Petrone, Aldo Tani, i fratelli Ponzi, ecc.

Giunge l’affiliazione alla FIR per il 1947-48 della Polisportiva, che saluta Fattori alla Commissione tecnica del 15 azzurro dove scalpitano i romani Silvano Tartaglini e Paolo Rosi, la futura voce di Rai Sport dalle Olimpiadi di Melbourne del 1956. In forza al Napoli Rugby del comandante Achille Lauro, Rosi assieme al compagno di Nazionale Silvano Tartaglini vengono portati sotto il Gran Sasso perché il club partenopeo aveva problemi di tesseramento, grazie alla collaborazione della politica aquilana.

I due campioni fanno fare il salto di qualità ai Sergio Del Grande, Alfonso Del Re, Romolo Sette, Nicola Ricci, Ettore Pietrosanti, Luciano Fiocco, Augusto De Blasis, Sante Copersino, Giuseppe Zecca, Pino Fugaro, Paolo Marrama, Giuseppe Vogoni, Giuseppe Tarquini, Berardino Farda, Vittorio Fiorini, Ernesto Aquilio, Vittorio Agnelli e al passo di dodici punti su quattordici in casa, il “fortino” inespugnabile per Fattori, ecco la conquista dell’agognata serie A del 1950-51.

Dopo stagioni di assestamento, ripresi dall’Istituto Luce nel 3-8 di Roma’51 ed inauguranti una rivalità d’extracampo con le corazzate venete, Fattori per dare ricambi alla mischia e alle ali prelevò dal basket e nuoto della Polisportiva rispettivamente Antonio Di Zitti, Sergio Graziani, Corrado Marganella ecc, il tutto per il quinto posto nel campionato 1955-56, preludio alle finalissime scudetto nel 1957-58 e 1958-59, perse dinanzi ai favoritissimi in cremisi delle Fiamme Oro di Padova.

A superamento d’una visione sportiva dagli steccati ideologici, Tommaso Fattori diviene membro dirigente del Panathlon cittadino, fatto dei nomi più importanti dell’ambiente sportivo aquilano: Alberto Carlei, Gegè Bonanni, Amedeo Capranica, Nello Mancini, Domenico Chiodi, Umberto Marinelli, Emilio e Giuseppe Mori, Nicola Bruno, Ondina Valla. Fattori che non ostacolò il progetto di una più grande Polisportiva aquilana a spiegare il rossoblù del rugby locale fino ai ruggenti’60, delegava gradualmente a degni eredi il testimone della “palla pizzuta”, secondo il vernacolare del trequarticentro e poeta Mario Cavalieri.

Sull’abbrivio delle Olimpiadi di Roma 1960, su cui si giocano le ambizioni civico-sportive del capoluogo abruzzese ospitante il torneo calcistico, giunge la notizia della scomparsa improvvisa di Tommaso Fattori il 6 giugno ’60. Lo sport aquilano, unanimemente, gli intitolerà lo Stadio comunale sei anni dopo, nel suggello della vittoria 3-0 dell’Italia Rugby sulla Romania e l’anno precedente la storica finale scudetto dell’Aquila Rugby nei municipali colori neroverde.

L’ascesa del rugby aquilano, senza eguali nello scacchiere centromeridionale per scudetti, qualità, quantità di giocatori, tecnici, arbitri e pubblico, molto discende dalla Polisportiva di Fattori, che localmente in varie epoche ha consentito la migliore ricezione di tattica e pratica di una disciplina ora pure in versione femminile.

Il 50° anniversario della scomparsa di Tommaso Fattori coincise col premio “Spirit of Rugby” che l’International Board riconobbe al sodalizio aquilano vincitore di 5 scudetti (1967, 1969, 1981, 1982, 1994) e non in grado, per corti circuiti locali, di aggiornare il canovaccio della Polisportiva al professionismo mediatico, cambi di regole, riduzione del format dei campionati pro Nazionale, affatto imperiosa al 6 Nazioni e Mondiali.

Invero, la caduta di piazze storiche come quella aquilana che ha subito gli effetti del sisma 2009, sa anche della deriva sistemica della FIR, cui rispetto alla stessa Lega di club, Fattori assegnava un ruolo capitale per l’espansione in tutta la penisola di questo sport bisecolare. Il recupero della migliore franchigia rugbystica aquilana, dal quarto livello nazionale, passi anche per l’educazione delle leve giovanili che debbono ‘scambiarsi la palla alla mano’, non meno della conoscenza al ‘terzo tempo’ di una grande tradizione sportiva.

*storico

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