Advertisement

Centro Studi e Ricerche Idos

 

Advertisement

L’AUSTRALIA E GLI ITALIANI: LONTANI O VICINI?

DA IDOS UN NUOVO STUDIO SUI NOSTRI CONCITTADINI NEL NUOVISSIMO CONTINENTE

 

Dedicata gli emigrati italiani in Australia la più recente ricerca del Centro Studi e Ricerche IDOS

sulle collettività italiane nel mondo, a cura di Franco Pittau e mons. Silvano Ridolfi.

Disponibile su www.dossierimmigrazione.it   

 

Quella dall’Italia verso l’Australia è un’emigrazione di lunga data, che part+ dall’inizio dell’Ottocento: a emigrare per primi furono, infatti, i missionari per la predicazione agli aborigeni. Tuttavia, tra chi sbarcava in Australia, in pochi sceglievano di radicarsi, scoraggiati dalla fredda accoglienza riservata a chi non era un wasp, cioè bianco, anglosa-ssone e protestante (fatta eccezione per gli irlandesi, la collettività più numerosa dopo quella inglese).

Subito dopo il secondo dopoguerra quest’isola-continente si apì maggiormente agli italiani, che vi si recarono numerosi nell’ambito di un accordo bilaterale di emigrazione: da allora e sino alla fine del secolo scorso, vi si sono trasferite 400mila persone. Negli ultimi anni a stabilirsi in Australia sono all’incirca un migliaio di italiani l’anno, mentre spno più numerosi i o giovani, attratti dall’esperienza di un periodo stagionale di “vacanza lavoro”.

Nella seconda metà del secolo scorso, prima che venissero aperte le porte anche all’immigrazione asiatica, gli italiani  arrivarono  ad essere la terza collettività estera più numerosa. Solo una parte dei nostri connazionali preferì rimpatriare, mentre la maggioranza, superando le difficoltà linguistiche e i problemi sociali, si insediò stabilmente e diede inizio alla collettività italo-australiana che, tra cittadini e oriundi (la componente più numerosa), conta un milione di persone su un totale di 25 milioni di residenti.

Gli italiani famosi in Australia, di cui l’indagine presenta una carrellata, riuscirono ad affermarsi nel contesto di una diaspora che è continuata a crescere soprattutto grazie all’apporto delle seconde generazioni, come illustrato dalla significativa testimonianza di Giuseppe Lastella.

Nell’attuale contesto geopolitico, dopo il bipolarismo del dopoguerra, l’Europa, persa la centralità politica, appare debole non solo demograficamente ma anche sul piano economico, per la carenza di materie prime. Il Vecchio Continente va pertanto interrogandosi sulla possibilità di una ricollocazione che consenta di valorizzare in pieno la sua capacità tecnologica e industriale attraverso un rinnovato sistema di rapporti internazionali.

In quest’ottica, sia la collettività italiana in Australia, che – qui come altrove – può essere considerata un’efficace incubatrice di rapporti transnazionali, quanto l’Australia stessa, con le sue enormi risorse e il suo ininterrotto sviluppo, rappresentano due realtà strategicamente preziose. In particolare, l’Australia merita di essere valorizzata, nel dibattito pubblico italiano, per i suoi positivi indirizzi di governance, come ad esempio la scelta del multiculturalismo, già a partire dagli anni Settanta, e l’introduzione di elementi di flessibilità nella normativa migratoria (ma non per quanto riguarda la osiddetta “Pacific solution” adottata, non senza problemi e critiche, prt trdpinhrtr gli immigrati irregolari).

Gli italiani all’estero continuano a rappresentare un’incredibile miniera di risorse umane, costituite dagli oltre 5 milioni di cittadini residenti e dalle decine di milioni di loro discendenti.

Se un tempo le leve di collegamento principali con la patria erano la cittadinanza e la lingua, ora gli italiani, seppure non dimentichi della loro origine, sono inseriti stabilmente in altri Paesi di cui per lo più hanno acquisito la cittadinanza.

La ricerca auspica l’introduzione di politiche innovative che consentano di dinamizzare i rapporti tra il nostro capitale sociale all’estero e gli Stati ospitanti, spianando la via a benefici economici, culturali e sociali.

 

Lo studio sarà disponibile in due parti: la prima, dedicata all’evoluzione dei flussi migratori, verrà pubblicata dal 1° maggio sulla rivista on line “Dialoghi Mediterranei”, dove il 1° luglio apparirà la seconda parte, che si soffermerà sulla situazione attuale e sulle prospettive dell’emigrazione italiana in Australia.

Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazione

Advertisement
Articolo precedenteIl «massacro di Bucha»: ecco perché l’Occidente punta il dito ai russi senza un’indagine indipendente.  
Articolo successivoPdestra

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui