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FINE VITA, A 16 ANNI DALLA MORTE DI PIERGIORGIO WELBY, UN PODCAST SULLA SUA STORIA RACCONTATA DALLA MOGLIE MINA

 

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Sei stato felice? Mina e Piero Welby, una lunga storia d’amore”, scritto dalla giornalista Chiara Lalli, prodotto da Miyagi Entertainment in collaborazione con l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

5 puntate su tutte le piattaforme streaming

https://www.associazionelucacoscioni.it/sei-stato-felice-podcast

 

QUI IL VIDEO TRAILER

 

Sei stato felice? Mina e Piero Welby, una lunga storia d’amore” racconta la storia di Welby, pioniere delle battaglie per il fine vita in Italia, attraverso la voce della moglie Mina che, dopo 16 anni dalla sua morte, ne porta avanti il testimone insieme all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, di cui è co-presidente come lo fu Piergiorgio. Immobilizzato da una malattia incurabile e imprigionato in un corpo che non funziona più, Piero vuole essere libero: di parlare, di votare, di decidere, di non soffrire e di morire. Vuole anche che quella libertà sia di tutti ed è per questo che la sua richiesta è pubblica e politica. La libertà ha un prezzo molto caro. Passano 88 giorni tra la sua lettera pubblica e la possibilità di morire come vuole. Ma c’è anche un’altra libertà che spezza il cuore: quella della moglie Mina che lo ama e che lo lascia andare.

 

Fra un racconto e l’altro, il podcast ospita anche le voci e i racconti dei protagonisti dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, come Marco Cappato e l’anestesista Mario Riccio, entrambi con Piergiorgio Welby la notte del 20 dicembre 2006. E poi l’avvocata Filomena Gallo che difende e coordina il collegio difensivo in occasione dei processi successivi alle disobbedienze civili di Marco Cappato e Mina Welby.

 

L’ultima puntata ospita interventi di altri familiari che come Mina hanno dovuto assistere allo stesso calvario. Da Valeria Imbrogno, compagna di Dj Fabo, a Laura Santi, affetta da sclerosi multipla e protagonista di una battaglia senza sosta per una buona legge, supportata dal marito caregiver Stefano, e ad Andrea Ridolfi, fratello di Fabio, immobilizzato a letto da 18 anni e morto con sedazione profonda e distacco dai trattamenti di sostegno vitale, a causa di una serie di ritardi del Servizio sanitario in merito alla sua richiesta di accesso al suicidio assistito.

 

“Penso che tra le mie responsabilità vi sia quella di ascoltare con la più grande attenzione quanti esprimano sentimenti e pongano problemi che non trovano risposta in decisioni del governo, del Parlamento, delle altre autorità cui esse competono. […] Il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l’elusione di ogni responsabile chiarimento”. Così risponde l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla lettera di Piergiorgio Welby nel 2006.

“Sono passati più di 16 anni dalla lettera di Piergiorgio al presidente della Repubblica Napolitano e purtroppo dal governo, dal Parlamento e dalle altre autorità cui si era rivolto non abbiamo ricevuto che ‘il silenzio, la sospensione o l’elusione di ogni responsabile chiarimento’. Molte persone, come Piergiorgio, vorrebbero scegliere, vorrebbero essere libere di decidere se interrompere una vita diventata ormai intollerabile. Come aveva scritto Piero, nessun malato vuole morire e vorrebbe guarire, ma se non può guarire? Sono grata al presidente Napolitano per la sua risposta e sono molto amareggiata che il suo invito al confronto sia stato ignorato dalla politica e dalle istituzioni”, commenta Mina Welby.

 

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